Le immagini delle violenze e devastazioni che in modo prevedibile hanno accompagnato questo fine settimana in Italia, potrebbero essere agevolmente derubricate alle agitazioni stagionali che avvengono ogni anno, ma contengono alcuni elementi sui quali e’ bene fare chiarezza. Il primo e’ indubbiamente che il fenomeno investe ormai molti paesi europei e seppur in modo diverso , esprime alcuni tratti comuni. Che le politiche di welfare in Europa abbiano conosciuto dall’inizio del processo di ” globalizzazione” un restringimento della redistribuzione del reddito, soprattutto per le fasce popolari, e’ indubbio ed e’ un effetto dell’accentuazione della competitivita’ delle economie su base internazionale, con conseguente taglio alle spese sociali ed intervento sul costo del lavoro che e’ anche tra le ragioni del ricorso massiccio all’immigrazione , da parte delle economie europee. La natura oligarchica del processo e’ ovvia e si lega alla compressione dell’intervento statale in economia e sul mercato del lavoro e alla necessita’ del capitalismo di passare da un’economia ” domestica” al mare aperto della competizione globale. In questa fase oltretutto l’accelerazione impressa dalle nuove tecnologie e dall’AI comportano un’ ulteriore ristrutturazione che impone all’Europa, insieme al necessario riarmo, un riposizionamento nei confronti di Usa e Cina per mantenersi in competizione. Questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Questo processo non sara’ indolore come tutti i processi che comportano passaggi di fase e sia la crisi energetica che i tagli al welfare, che comunque in Europa resta alto rispetto ad altre aree del mondo, stanno causando un impoverimento di ampie fasce della cittadinanza con conseguenti possibili conflitti di natura sociale. Di sicuro in Europa i giovani sono i piu’ penalizzati da questa fase, sia per la loro marginalita’ demografica, sia per la mancanza di prospettive prima che materiali, di natura ideale e comunitaria, in una societa’ economicista. Quindi e’ prevedibile che la gioventu’ sia in preda al malcontento ed alla frustrazione e ha indubbiamente ragione nel cercare delle alternative. E qui subentra il secondo elemento comune alle proteste in atto : la totale assenza di piattaforme alternative o di rivendicazioni credibili, sia sul piano particolare che generale, da opporre al modello dominante, che non sia la stantia e confusa riproposizione degli stilemi dell’ estrema sinistra liberal, senza neppure il sostegno di una robusta teoria marxista alle spalle. Con questo debole retroterra teorico e’ ovvio, e arriviamo al terzo elemento comune a queste agitazioni violente, che ci si presti alle strumentalizzazioni sia di chi da sempre opera per destabilizzare le societa’ europee per fini di primazia geopolitica ed economica, sia della massa di sradicati di seconda e terza generazione , che , non a caso sfruttano le occasioni di piazza a Parigi e a Milano per sfogare solo violenza tribale e fine a se’ stessa, senza alcun criterio politico o teorico ,ma esprimendo invece una cultura della devastazione, del saccheggio e dell’ offesa alle Nazioni che li ospitano. Questa massa di manovra che non esprime alcuna critica anticapitalista, ma anzi la voglia di depredare tutto cio’ che puo’ e che intende solo esercitare violenza egemone nelle piazze , e’ lo strumento perfetto per ogni provocazione non contro i Governi o il modello dominante, ma per ogni potere che intenda pescare nel torbido ed inaugurare una nuova stagione di tensione in Europa. E sono in tanti a sperarci.
Giancarlo Ferrara

