La prova dello spirito è il comportamento

Yukio Mishima, Lezioni spirituali per giovani samurai 

Ogni forma sustanzial, che setta

é da matera ed è con lei unita,

specifica virtude ha in sé colletta,

la qual sanza operar non è sentita.

Purgatorio XVIII 49-52 

Se la cultura è il principale campo di battaglia del nostro tempo (Kulturaeuropa 30/09/2026) che orienta la società e quindi i comportamenti individuali, allora una riflessione sul proprio agire sociale quotidiano non può mancare per chi volesse attestarsi sul campo del cambiamento e della riforma (rivoluzione) dell’attuale.

La virtù interna è attestata dal comportamento esterno. Senza sprofondare nella palude del conformismo, una persona virtuosa dovrebbe essere semplicemente colei che dà sinceramente il massimo per essere coerente alle promesse fatte, in primis a se stessi e alla propria divinità ed in secundis alle persone che ci stanno intorno. Essere affidabile, concreto, perseverante, in una parola avere continuità, senza intestardirsi quando la strada scelta si rivela sbagliata o non ottimale per gli obiettivi da raggiungere, attenendosi sinceramente ai fatti.

Secondo il filosofo Boni Castellane, quella che abbiamo di fronte non è più una divisione classica della società tra Destra e Sinistra, ma tra Mondo dei Fatti e Mondo del Desiderio. Due mondi in via di scissione, e che lottano per il dominio dell’uno sull’altro.

Il problema per gli aderenti al Mondo dei Fatti è innanzitutto lo svantaggio economico e di potere che hanno in partenza contro i militanti del Mondo del Desiderio, e poi, aggiungiamo noi, è il problema di dover promuovere un mondo fatto innanzitutto di doveri più che di diritti. Il Mondo del Desiderio attira seguaci perché è fondato sulla vittimizzazione dei suoi adepti, e sull’annessa richiesta di diritti. Cioè è molto più facile stare dalla parte di chi è più forte, ha più mezzi e ti giustifica continuamente nel tuo dissesto morale e materiale, piuttosto che da quella di coloro che ti spronano a metterti fuori dalla tua zona di conforto, ad essere coerente alla parola data e a fare sacrifici. Secondo Castellane il Mondo del Desiderio, oggi dominante, crollerà perché intrinsecamente contraddittorio, narcisistico ed autodistruttivo, sarà il Mondo dei Fatti a ricostruire sulle macerie di quest’ultimo, ma solo se ci sarà qualcuno che avrà mantenuto la fiamma viva di una alternativa di vita al Mondo del Desiderio. Boni propone un Nuovo Passaggio al Bosco, consistente nel farsi piccoli nella società del Mondo dei Desideri, giocando in difensiva e vivendo da contadini, cioè da persone che mantengono un rapporto diretto e sincero con il trascendente ed il rivolgersi cosmico delle stagioni, preservano la tradizione, aspettando l’autofagia della società fondata sul consumatore ideale, l’adepto prediletto del Mondo del Desiderio.

Ma esiste anche un’altra opzione, simbiotica con quella del Nuovo Passaggio al Bosco proposta da Castellane: quella della guerriglia culturale.

Il guerrigliero culturale è colui che compie un passo in più, passa dalla fase conservativa della tradizione tipica del contadino a quella attiva della conquista di avamposti per il rilancio e la difesa stessa del Mondo dei Fatti.

L’attacco è la miglior difesa, ma ambedue rimangono fondamentali, il contadino ed il guerriero dovrebbero fondersi nel contadino-guerriero, come il cittadino romano che quando la comunità chiama lascia i suoi strumenti da lavoro per cingersi la daga alla vita ed unirsi alla legione, il legionario che tornato a casa vive da cittadino e membro di una famiglia come tutti gli altri.

La guerriglia culturale non è quindi solo una questione di stampare libri e partecipare a convegni, ma anche di essere eticamente diversi rispetto al resto, di comportarsi di conseguenza e fare da esempio, senza il quale altre persone non seguiranno il cambiamento. Non credo se non vedo.

Cultura è anche la maniera con cui si parla e si sta per strada, la fedeltà al coniuge e ai propri impegni, una tenuta morale decorosa senza sfociare nel moralismo, l’onestà verso le istituzioni civili e religiose, il riconoscimento della gerarchia, l’impegno nel vivere sociale partecipando alla politica e al lavoro, la solidarietà e l’educazione, l’operare scelte economiche incentrate sull’incremento e la preservazione del tessuto comunitario, la pulizia spirituale, tutto ciò che compie appieno una persona inserita in un contesto di comunità.

A ben vedere non sembra proprio nulla di speciale. Si potrebbe anzi argomentare che questo è l’essere naturale di tutte le civiltà da sempre esistite. Luca Lionello Rimbotti scrive:

Tutta la grande cultura europea, ma anche quella popolare, effettivamente, se osservata nel suo insieme, non è che una quasi univoca espressione di potenza, ordine, gerarchia, devozione alla natura, spirito guerriero, fede nel destino, nel sangue, nell’onore, nell’eroismo, nella vittoria oppure nella grandezza umana della sconfitta. … La destra, in questo senso, non abbisogna che le si riferisca un particolare tipo di cultura. La cultura in sé le appartiene. Essa fa parte della società e della storia in maniera totale. Poiché anche tutte le grandi civiltà del passato furono gerarchiche, guerriere, differenzialiste, etnocentriche, incardinate sul mito, sul simbolo, sul culto sacro della tradizione, sull’etnogenesi da un sangue comune, su una figura divinizzata di capo, sul destino fatale, sulla mistica del sacrificio… 

Non ci resta quindi che incarnare il nostro pensiero, per essere veri, per rimanere nel mondo dei fatti, e possiamo farlo partecipando al cambiamento attraverso il nostro agire quotidiano, dando vita ad una nuova cultura aldilà del collasso dell’illusorio Mondo del Desiderio.

Luigi Corbelli

AA. VV., Riaffermare l’Eterno pp.35-36

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