Chiunque legga i testi classici nota un fatto che spesso non viene tenuto in considerazione, mentre, in realtà, è di vitale importanza. L’autore spesso pone nel testo una netta contrapposizione tra i saggi, i migliori, i filosofi e i più e ciò vale soprattutto se si considerano coloro che hanno trattato di filosofia. Questo é fondamentale da sottolineare, in quanto distrugge un fraintendimento comunemente diffuso, ovvero quello della filosofia come scienza del dubbio sistematico, dell’amore per la dialettica fine a se stessa e della costante incertezza. In realtà, tutti i grandi filosofi, ma più in generale, tutti i grandi della storia anche in ambito politico, artistico, militare, partivano da veri e propri presupposti fideistici, che, se si parla di filosofia, sono così riassumibili: esistono i migliori, esiste un’ideale di vita perseguibile e realizzabile, la conoscenza dei sommi principi è possibile ed è il massimo traguardo per gli uomini in grado di realizzarla. Il processo dialettico era un mezzo di ricerca riservato solamente a coloro che erano ritenuti ontologicamente alla pari quanto ad etica, stile e modus vivendi. D’altra parte ogni ricerca è come un viaggio, se non è noto da prima dove ci si vuole recare, neanche ci si incammina. D’altra parte oggi, come tutti possono constatare, la filosofia, come elaborazione di un sistema coerente che spieghi le cause somme non esiste più, in quanto in voga è il pensiero debole, che consiste precisamente nell’estrema tappa dell’abbandono dell’aspetto volontaristico e fideistico della conoscenza, con delle conseguenze che sono nefaste per la psiche umana. Se di fronte a tutto l’unica certezza è il dubbio, il sentimentalismo, la mancanza di definizioni in quanto oppressive un uomo non può che sfociare nel nichilismo. Soprattutto, nel momento in cui si sopprime l’intuizione primaria e i fondamentali, quel che resta è soltanto l’emotività e la parte sensitiva, che chiaramente non può essere repressa, ma che, in un uomo autenticamente funzionale, va subordinata all’intelletto. Cosa ancor più importante da sottolineare, poi, è la soppressione della volontà, che è grandemente superiore al semplice desiderio ed è molto di più di una semplice questione di “cuore”. In un certo senso la volontá è il modo con cui l’intelletto ama e se il desiderio si ferma all’immediato, essa coglie il futuro, ma lo coglie in quanto guarda a ciò che è universale, senza fermarsi al caso singolo. Oggi invece viviamo in un’epoca in cui avendo l’aspetto emotivo sottomesso in toto quello intellettivo, nessuno più guarda realmente al futuro e, a prescindere da chi governi, anche una duratura e generale legge non viene attuata, in quanto ogni argomento si tratta con la lente dell’empatia più spicciola. Che si tratti di immigrazione, di lgbti, della legge straordinaria attuata in seguito ad un crimine per cui l’opinione pubblica è indignata, il risultato è sempre lo stesso. Per ovviare a questo problema e per imporre una nuova egemonia culturale occorre mutare da parte di chi ciò promuove totalmente approccio, ovvero cessare in qualsiasi modo di farsi dettare l’agenda dei temi da trattare dal nemico, in quanto, ogni volta che così si procede, invece di cavalcare la tigre, ci si mette al suo livello. Per capire come concretamente bisogna comportarsi, ricorriamo ad alcuni esempi: non commentare mai i propri valori fondanti, cercando di far comprendere perchè è giusto coltivarli, smentendo le tesi del nemico. Nell’operare in tal senso, infatti, passano almeno due distorti messaggi, chi enuncia il fatto non è pienamente certo di ciò che afferma, dato che, la dialettica ha proprio questo come fine, ovvero chiarire ed indagare tesi di cui non si è certi in quanto c’è il dubbio. Se l’amor di Patria, la politica come valore superiore all’economia, l’Europa come asse centrale e l’esistenza di principi trascendenti vengono spiegati smontando le tesi contrarie, significa tenere aperta la possibilitá delle ipotesi contrarie. In secondo luogo, chi non ha certi valori o è a noi ontologicamente pari o no. Se non lo è o aderisce a ciò in cui noi crediamo, se pur in maniera più semplice, per cui ragionamenti dialettici articolati non hanno alcun senso, oppure non aderisce a questi per varie ragioni, ma, dato che comunque non ha capacità di ragionare approfonditamente, vale il medesimo discorso, ovvero non ha senso alcun testo dialetticamente complesso. Se poi si tratta di chi può cogliere i concetti, costui o è convinto delle tesi contrarie per ignoranza, ma, se ha veramente spirito di curiosità, sarà lui stesso ad avvicinarsi e a chiedere e, solo in tal caso va bene disquisire dialetticamente, purchè siano accettati dei principi indimostrabili; Oppure è in profonda malafede, per cui non vuole essere convinto, ma a prescindere da tutto controbatterà sempre perchè quello è il suo proposito, e, allora, o si procede dialetticamente all’infinito, senza mai prendere posizione oppure si combatte scegliendo da che parte stare. A conclusione di tale ragionamento si consideri ciò: i migliori non hanno bisogno di essere legittimati e per natura saranno condotti a stare con anime simili e solo da loro cercheranno veramente approvazione senza divenirne schiavi. Chiunque creda oggi di dover convincere chi è di animo volgare di ciò in cui crede lo sta, senza volerlo, portando su un piedistallo e, inevitabilmente, finirá per essere contaminato. Tempo ed energie impiegate per commentare ciò che accade sulla base delle emotive crisi isteriche del nemico sottrae prezioso tempo ad un mondo che invece deve usare le sue migliori energie per migliorare se stesso in primis e sul punto non ci soffermiamo per il momento, riservandoci l’approfondimento in seguito. Riteniamo tuttavia di vitale importanza riportare quanto asseriva Evola, ovvero che i migliori il limite lo riconoscono in modo intuitivo e se lo pongono da solì, senza inventarselo dal nulla e senza cercare un perchè a ciò che perchè non ha. Quindi, quel che oggi bisogna realmente imparare è proprio a coltivare la fede in ciò che ci supera , senza minimamente farsi sfiorare la mente dai dubbi di ciò che è infimo. Operare in tal senso è complesso e arduo ma per vincere davvero questo deve essere il fine.
Ferdinando Viola

