Un’ articolato quanto variegato ” fronte del dissenso” , nel quale rientra anche il neonato partito di Vannacci, che fa di un sovranismo dai contorni assai confusi, il suo punto di analisi privilegiato si sta agitando in vista delle prossime elezioni politiche. Noncurante dei meccanismi che dominano la politica e l’economia, del tutto insofferente al fatto che il realismo dovrebbe essere il principio guida di ogni cambiamento, questo coacervo che sembra aver trovato in Vannacci la sua valvola di sfogo elettorale, ora gonfia il petto e le trombe da caserma. Il vero problema pero’ e’ che non basta essere contro qualcosa per essere credibili, ma casomai proporre un’ alternativa realistica allo stato di cose presenti. Alternativa che non e’ di certo rappresentata dall’uscita dall’Unione Europea, dall’ euro o dallo sbraitare contro chissa’ quale istituzione internazionale, ma casomai porre in essere le condizioni per costruire un alternativa seria e concreta alle classi politiche ed intellettuali che hanno finora condotto il gioco. L’Italia e l’Europa non hanno bisogno ne’ di slogan vuoti, ne’ di perpetuare la propria dipendenza dagli imperialismi usciti vincitori dalla Seconda guerra mondiale, ma di crescere in autonomia nei settori dell’ energia, della difesa, dell’AI , dell’economia , mettendo a fattor comune le forze produttive, con la spinta di una rinnovata volonta’ di essere Impero. Le altre strade portano dritte allo Studio Ovale, al Cremlino o alla Knesset e al perpetuo stato di sudditanza.
Redazione Kulturaeuropa

