Lo abbiamo detto molte volte negli ultimi mesi: Trump ha trasformato la protezione americana in un contratto a prestazione. Ha detto agli europei che se non pagano, se non obbediscono, se non seguono Washington nelle sue guerre, la garanzia può essere ridiscussa. Si può gridare allo scandalo, certo. Oppure si può prendere atto che una potenza imperiale si comporta da potenza imperiale, che gli Stati Uniti difendono se stessi e i propri interessi, che il problema è che l’Europa non ha mai iniziato sul serio a farlo. E il fatto che proprio Madrid, proprio il governo Sánchez, proprio l’idolo dei pacifisti anti-Trump, chieda una difesa europea autonoma dimostra che la realtà ha iniziato a sfondare anche le porte dell’utopia. Se l’Europa vuole davvero emanciparsi dalla tutela americana, deve costruire i mezzi materiali della propria indipendenza. Non basta dire “no alla guerra” e “no alla NATO”: va costruita una struttura europea capace, un giorno, di superare la NATO senza trasformare il continente in uno spazio disarmato e ricattabile. Che poi è il desiderio segreto di molti “pacifisti”: scambiare Washington con Mosca, o ancora meglio Pechino. E se perfino il governo più celebrato dal pacifismo occidentale riconosce che l’Europa ha bisogno di difesa, deterrenza e autonomia strategica, vuol dire che il tempo delle scuse è finito.
Redazione Kulturaeuropa

