Martedì 10 febbraio, il parlamento europeo ha approvato in via
definitiva due importanti modifiche al regolamento Ue sulle procedure di
asilo, introducendo per la prima volta un elenco comune dei Paesi di
origine sicuri e ridefinendo il concetto di Paese terzo sicuro.
Con il voto dell’Aula viene istituito il primo elenco europeo dei
Paesi di origine considerati sicuri. La lista comprende Bangladesh,
Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, in linea con la
proposta avanzata dalla Commissione europea. Per i cittadini provenienti
da questi Stati, le domande di asilo potranno essere esaminate
attraverso una procedura accelerata, che ribalta l’onere della prova
sul richiedente, chiamato a dimostrare l’esistenza di un rischio
personale di persecuzione o di gravi danni in caso di rimpatrio.
Gli Stati membri potranno applicare il concetto di paese terzo sicuro a
un richiedente asilo che non sia cittadino di quel paese, dichiarando
inammissibile la sua domanda di protezione a livello Ue. Per farlo, deve
essere soddisfatta almeno una delle tre condizioni seguenti: esistenza
di un legame tra il richiedente e un paese terzo (come la presenza di
familiari, una precedente permanenza nel paese); il richiedente sia
transitato da un paese terzo prima di arrivare nell’Ue, dove avrebbe
potuto richiedere protezione effettiva; esistenza di un accordo o intesa
con un paese terzo, a livello bilaterale, multilaterale o dell’Ue ad
eccezione dei minori non accompagnati. In base alla nuova legislazione
infine i paesi Ue potranno concludere accordi con paesi terzi per
esaminare in loco le richieste di protezione.
Ora la nuova normativa dovrà essere approvata formalmente dal Consiglio
Ue e potrà essere valida anche prima dell’entrata in vigore del Patto
Ue sull’Asilo e la migrazione previsto per il giugno del 2026.
La Commissione europea ha forti riserve sull’annuncio del governo
spagnolo di concedere uno status legale a circa 500mila migranti
irregolari, hanno dichiarato a Euronews tre funzionari dell’Ue,
preoccupati che possa entrare in conflitto con l’attuale politica
dell’Unione europea.
La decisione è stata annunciata alla fine di gennaio e riguarda le
persone entrate nel Paese prima del 31 dicembre 2025. Per poterne
beneficiare, gli stranieri privi di documenti devono aver vissuto in
Spagna per almeno cinque mesi o aver chiesto asilo prima della fine del
2025.
Il nuovo decreto fornirà ai beneficiari un permesso di soggiorno di un
anno e il diritto di lavorare in qualsiasi settore in Spagna, per
rafforzare l’obiettivo del governo di “crescita economica e coesione
sociale”, ha dichiarato il ministro dell’Immigrazione Elma Saiz
all’emittente pubblica spagnola Rtve. Un funzionario dell’Ue ha
dichiarato a Euronews “Non è in linea con lo spirito dell’Unione
europea in materia di migrazione”, e un altro ha sottolineato che una
regolarizzazione massiccia rischia di inviare un messaggio diverso
rispetto a quello che l’Ue sta attualmente comunicando al di fuori
dell’Europa per scoraggiare l’immigrazione irregolare.
Il commissario europeo per gli Affari interni e le migrazioni Magnus
Brunner parlerà della questione al Parlamento europeo martedì
pomeriggio, nel corso di un dibattito intitolato “La politica di
regolarizzazione su larga scala della Spagna e il suo impatto sull’area
Schengen e sulla politica migratoria dell’Ue”. La scelta della Spagna
sembra essere in contrasto con i tentativi della maggior parte degli
altri Paesi europei di ridurre l’accesso alla protezione internazionale
per i cittadini extracomunitari e di aumentare il numero di rimpatri nei
Paesi d’origine. L’ultima legislazione dell’Ue mira anche a scoraggiare la
migrazione illegale, adottando una politica di asilo più severa, nella
speranza di aumentare il tasso di espulsione dei migranti irregolari.
È un segnale molto importante, nella gestione del fenomeno
immigratorio. Si stabilisce a livello Europeo, il solo capace di gestire
in modo efficiente tale fenomeno, una politica chiara, che finalmente
dichiara l insostenibilità delle porte aperte. Il rispetto delle
procedure è fondamentale, per la sostenibilità del fenomeno, che può e
deve essere gestito.
La direzione è chiara e Bruxelles colpisce il bersaglio.
Matteo Cantù

