Groenlandia: posizione italiana e problema Lega

Sta succedendo qualcosa in Groenlandia i cui sviluppi saranno totalmente imprevedibili. Una lite in famiglia, all’interno dell’Impero americano, pesante, senza precedenti. Truppe di otto paesi europei(Francia, Inghilterra, Germania, Svezia, Norvegia, Finlandia, Paesi Bassi, Danimarca)stanziate nell’isola artica come deterrenza anti-americana, anti-russa ed anti-cinese. Minacce di sanzioni reciproche, allineamento del Regno Unito alla posizione europea, una condanna quasi unanime di tutte le forze politiche della prepotenza USA, e tutto questo mentre l’UE entra a gamba tesa nell’emisfero americano siglando un trattato di libero scambio con i paesi dell’ america latina portandoli di fatto nella propria sfera d’influenza economica.

E l’Italia? Meloni, insieme ad Orban ed ai polacchi è su di una posizione di dubbio. Ha dichiarato che l’invio di truppe italiane sull’isola sarebbe possibile solo sotto un’egida NATO. All’interno della maggioranza di governo, membri della Lega hanno esultato per la minaccia USA di ulteriori dazi per i paesi che hanno inviato truppe, smarcandosi ancor di più dal campo europeista in un’ottica bottegaio-sovranista.

E’ probabile che la posizione della Meloni sia dettata sia dalla preoccupazione per la tenuta della maggioranza, vista la posizione della Lega, che sembra sempre più agire come un attore eterodiretto per spaccare il fronte interno, sia dalla sua tradizionale posizione di creazione di un ponte tra amministrazione Trump ed Europa. Posizione che tralaltro ha finora mostrato di essere alquanto debole: i risultati ottenuti infatti, a parte l’alleviamento dei dazi sulla pasta, sono veramente scarsi.

Questa posizione del governo Meloni fa inoltre il paio con la reiterata indisponibilità all’invio di truppe italiane in Ucraina. Questa posizione di terzietà e pacifismo paraculo, dettata anche dalla coordinazione con il Vaticano per quanto riguarda la nostra politica estera, comincia però ad apparire davvero loffia. Il rischio sarebbe quello di ritrovarsi tagliati fuori dai grandi sviluppi della Storia, cosa peraltro non nuova per il contesto italiano. Dimostrare imparzialità fin quando possibile e poi schierarsi all’ultimo, preferibilmente con chi si pensa che sarà il vincitore della contesa è qualcosa di cui abbiamo fatto già largamente esperienza, e che ha sempre costretto l’Italia ai margini della Storia. All’estero questo posizionamento non viene visto come saggezza geopolitica, ma come un furbesco tentativo di non esser mai dalla parte del torto, sembra come cercare di difendere il proprio orticello mentre il villaggio brucia, una volta che tu l’abbia protetto con successo, cosa farai se il tuo contesto è in rovina?

Solo Meloni può conoscere quanto il pericolo Lega possa incidere sul suo ruolo di Primo Ministro, ma dal punto di vista del suo atteggiamento di ‘ponte’ con l’America vorremmo solo aggiungere un punto: non bisogna credere che il padrone apprezzi di più colui che si sottomette ad ogni sua richiesta, anzi, tenderà a vedere questi come un oggetto a sua disposizione piuttosto che come un soggetto autonomo, e ad utilizzarlo quindi come uno strumento per i propri fini, lasciandogli qualche briciola di vantaggio per tenerlo bene a cuccia. Nel momento in cui questa utilità svanisse, non è detto che il padrone lo abbandoni a sé stesso di punto in bianco, facendolo ritrovare faccia a faccia con i suoi vicini di casa, che egli non ha voluto aiutare mentre la casa comune era in fiamme…

Luigi Corbelli

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