Secondo James Burnham il “suicidio dell’Occidente” era dovuto al diffondersi del “liberalismo” da
lui identificato come un atteggiamento cedevole nei confronti del comunismo sovietico. Era il 1964.
Come preavvertiva l’Editore (“Il Borghese”) “l’America è ancora il baluardo del mondo libero e i
liberali americani, minando le difese morali del loro paese, distruggono anche il coraggio residuo
delle altre nazioni alleate. Un interesse speciale, inoltre, questo saggio riveste per gli italiani, i quali,
ormai da anni, hanno questi “liberali” in casa.”1
Oggi, a giudicare dal National Security Strategy of the United States of America (november 2025), il
vero problema per il “mondo libero” è….l’Unione Europea. Se nel mondo della “guerra fredda” la
compattezza del mondo libero richiedeva una drastica limitazione di ogni pulsione nazionalistica,
oggi sembra che i buoni rapporti internazionali richiedano un potenziamento delle pulsioni
nazionalistiche all’interno dell’Europa.
“America is strong and respected again – and because of that, we are making peace all over the
world”. Gli U.S.A. stanno creando la pace in tutto il mondo grazie alla loro potenza; che, come
portatrice di pace, non va messa in discussione, se si ama la pace.
Che cosa debbono fare gli U.S.A., dunque? “Assicurare che l’emisfero occidentale rimanga
ragionevolmente stabile e ben governato a sufficienza per prevenire l’immigrazione di massa negli
Stati Uniti.” In questa logica rientrano anche gli attacchi a presunti narco-trafficanti nei Caraibi. “Gli
affari degli altri Paesi ci riguardano soltanto se le loro attività minacciano direttamente i nostri
interessi”. Rispetto alla ben nota politica di Yalta non sembrano riscontrabili novità. Se la
compattezza dell’Europa era assicurata, fino al 1989/91, dall’incentivazione dell’integrazione
economica europea che completava l’occupazione statunitense dell’Europa occidentale iniziata nel
1944-45, oggi le cose stanno in modo molto diverso. Dopo avere sostenuto che si tratta di una “civiltà”
che si sta erodendo, di una civiltà, addirittura, “a rischio di estinzione”, il documento imputa questo
situazione di crisi all’Unione Europea e “alle altre entità sovranazionali che mettono a rischio la
libertà politica e la sovranità” con politiche migratorie che stanno trasformando il continente e
creando “perdita delle identità nazionali e della fiducia in sé”. Fino a non molto tempo fa era il
nazionalismo il pericolo per i “possedimenti” statunitensi, per la non piccola presenza militare
nordamericana nel subcontinente europeo e le organizzazioni internazionali erano la tutela nei
confronti di nazionalismi e localismi di vario genere. Le cose cambiano: forse per i propositi europei
circa un “armamento del subcontinente”, forse per la posizione di un certo numero di Stati membri
sulla questione dell’Ucraina o sui massacri di Gaza, non coincidente con le vedute e con i piani di
Washington, ora l’Unione Europea e altri organismi internazionali sono un pericolo che minaccia di
erodere una delle più raffinate costruzioni dell’imperialismo post-bellico, l’Euro-America. La Russia
non è avvertita come un pericolo, non perché militarmente inoffensiva, ma perché, come già nella
partnership di Yalta, si tratta di ripartirsi le zone adatte a fornire posizioni strategiche e materie prime,
in Ucraina non meno che nell’Indo-Pacifico: l’Europa divisa in due del 1945-1989, l’Ucraina divisa
in due (sia pure in modo diverso), Gaza sotto il controllo dello strumento israeliano. Una ripartizione
“amichevole”, come può esserlo una ripartizione imperialistica.
A questo punto, qualsiasi movenza alluda a un rafforzamento dell’Europa come Europa si configura
come un problema. L’esigenza di impegnare maggiori mezzi nell’area dell’Indo-Pacifico sembra
spingere gli U.S.A. a coltivare nazionalismo e sovranismo negli Stati europei per evitare il rischio di
un’Europa troppo unita, stimolando, quindi, “la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa
all’interno delle nazioni europee”, traiettoria “causata” dalle “entità sovranazionali” (in particolare,
dall’Unione Europea). Il nazionalismo, com’è noto, divide: due guerre mondiali, quella del 1914
1918 e quella del 1939-1945 lo mostrano in modo assai chiaro; finché è diviso, il subcontinente non
dà problemi alla potenza occupante (o, se si preferisce, “alleata”). L’Inghilterra, agli inizi del XIX
secolo, per tutelare la propria tranquilla gestione colonialistica e imperialistica dovette – con gli altri
Stati conservatori europei, Russia compresa- abbattere Napoleone Bonaparte e appoggiò, più o meno
direttamente, la formazione di nuovi Stati in Europa (Italia, 1861, Germania, 1871); non diversamente
agì nelle trattative di pace del 1919. Ma dopo il 1945 i nazionalismi erano divenuti disfunzionali, dato
che gli Stati Uniti dovevano misurarsi con la potenza dell’U.R.S.S. Oggi, invece, si riscopre la
funzionalità dell’”Europa delle patrie”: è opportuno che tra Cina, Russia e Stati Uniti, non ci sia,
nemmeno potenzialmente, un quarto competitor che complicherebbe la gestione militare e
diplomatica del “nuovo ordine mondiale”, così come, inizialmente, era inopportuna, nel 1966,
l’ascesa politica della Cina (e si ricorse, quattro anni dopo, alla “diplomazia del ping-pong” per
giocare la Cina contro l’U.R.S.S.). È opportuno: altrimenti l’ “Occidente” (l’”Euro-America”) si
potrebbe, se non sgretolare, almeno ridimensionare. Un timore, questo, condiviso da Occidente a
Oriente: Elon Musk si augura la “distruzione dell’Europa”, Peskov, numero due del Consiglio di
sicurezza russo, approva la nuova strategia U.S.A. contro l’Unione Europea, Medvedev,
vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, sostiene che l’Unione Europea va
“abolita”.
L’Unione Europea non è uno Stato e non sta nemmeno diventando uno Stato. Essa è una grande
unione commerciale e un grosso apparto di apparati produttivo dalle cui istituzioni non dipende
nemmeno la banca che batte la moneta unica (l’euro), priva non soltanto di un esercito, ma anche di
uno stato maggiore comune e di una direzione in politica estera perché priva di una sovranità politica
i cui primi passi si vedono soltanto al livello della Commissione Europea (specializzata, tuttavia, in
“diplomazia commerciale”, non in diplomazia sic et simpliciter). Forse è proprio al livello della
Commissione Europea che potrebbe iniziare a configurarsi un soggetto politico, assieme al
Parlamento Europeo. Ma non senza possibili frizioni con il Consiglio dei Ministri dell’Unione
Europea che è la voce dei singoli governi (molti dei quali sovranisti e perfettamente in linea con le
vedute espresse nel documento statunitense qui menzionato).
Francesco Ingravalle
1Cfr. Avvertenza dell’editore a James Burnham, Il suicidio dell’Occidente. Un saggio sul significato e il destino del
liberalismo americano, tr. it. di Lia Formentini, Edizioni del Borghese, Milano, 1965, p. 10. Il volume è stato ristampato
da OAKS editrice, Milano, 2025.

