Fascismi Sconosciuti di Michele Rallo

Avevo 15 anni o poco più quando ho letto un testo, ancora in mio possesso, di un
autore che ho poi sempre apprezzato negli anni per la sua produzione libraria, per i
suoi articoli e , seppur nella diversità di opinioni e di posizioni politiche, per la sua
grande coerenza ed onestà intellettuale. Una serie di circostanze, anche casuali, mi
hanno permesso di incontrare quello stesso autore della mia gioventù l’Onorevole
Michele Rallo, Deputato al Parlamento e membro della Commissione Esteri della
Camera nella XII e XIII Legislatura. Abbiamo così deciso di approfittarne per una
piccola intervista, ma soprattutto per poter avere l’opportunità di presentare il suo
ultimo libro “Fascismi Sconosciuti” della casa editrice Passaggio al Bosco , passata
agli onori della cronaca per un tentativo fallito di boicottaggio alla Fiera Nazionale
della Piccola e Media Editoria “Più Libri, Più Liberi”.
Sono passasti un po’ di anni da quel Tuo libro “I Fascismi della
MittelEuropa”, ma tra i tuoi innumerevoli interessi ed approfondimenti, il
tema del Fascismo rimane presente e riappare nella Tua ultima creatura che è
“Fascismi sconosciuti”, il cui titolo riprende un libro di Maurice Bardeche
del 1969, che da allora sta ad indicare cumulativamente e confusamente
l’insieme dei movimenti di stampo genericamente “fascista” che hanno
caratterizzato i decenni dal 20 al 40 e non solo del secolo scorso con diverse
fortune e alterne vicende.

1. Michele qual’ è il motivo della tua attenzione al fenomeno “Fascismo” in
genere ?
R. Il mio interesse è sempre stato, fin da bambino, per la storia in generale. È stata
una passione che ho ereditato da mio padre e che ho alimentato nella biblioteca di
famiglia. Poi, man mano crescendo, ho fatto delle scelte: i miei primissimi interessi
sono stati i periodi in cui si svolgevano le letture avventurose dell’adolescenza: il
Medioevo di Robin Hood, il Seicento dei Tre Moschettieri, fino all’Ottocento
salgariano. Poi, più o meno dai diciott’anni, ho dedicato più attenzione alla storia
d’Italia. Così mi sono imbattuto nel Fascismo, ed è stato amore a prima vista. Un
amore giovanile, naturalmente, negli anni diventato più maturo, più ragionato, meno
passionale.

2. Il Tuo libro certamente valido per il solito rigore storiografico, ha anche
una importante documentazione iconografica con emblemi, bandiere e
ritratti degli “uomini forti” che hanno guidato i vari movimenti. Tra
questi, quali sono le figure che ti hanno maggiormente impressionato ?
R. Un po’ tutti, in quota parte. ma nessuno di essi mi appare come l’ideale
perfetto del Capo. Sono tutti dei grandi leader, ma tutti hanno pregi e difetti,
ragioni e torti. Difficile fare una graduatoria. Certo, alcune personalità
spiccano: Codreanu e Szàlasi nell’Europa orientale; Primo de Rivera,
Degrelle e Doriot nell’occidentale.

3. …e quale movimento rappresentava più compiutamente quella
“Terza Via” fil rouge unificante di tutti i “Fascismi sconosciuti” ?
R. Non indicherei un singolo movimento ma piuttosto una nazione nel
suo complesso. Questa nazione, per me, è la Francia, con il suo
affascinante e talora caotico insieme di fascismi, tutti particolari, tutti sui
generis, tutti carichi di un fascino sottile e ammaliante. Senza,
naturalmente, voler ignorare anche gli aspetti negativi, che ci furono in
Francia come dappertutto. Comunque è questo corale fascismo francese
che a me sembra il più rappresentativo, il più significativo. Tutto
compreso, tutto amalgamato: la destra figlia di Maurras e dell’Action
Française, la sinistra di Valois e del Faisceau, le Ligues più o meno
bonapartiste che tentano una marcia su Parigi nel 1934, il Front de la
Liberté giunto a un passo dalla vittoria elettorale nel 1939, Brasillach e
il suo “Je suis partout”, e tanto altro ancora. Era – se vogliamo tentare
una sintesi – il “fascismo immenso e rosso” sognato da Drieu La
Rochelle

4. Una domanda, che vuole ovviamente essere scevra da qualsiasi
nostalgismo storico e tanto meno politico, perché il fascismo, che
anche dal Tuo libro appare come un fenomeno sorprendentemente
complesso, ha avuto la capacità di declinarsi in forme diverse e
radicarsi in contesti lontanissimi ?
R. Perché il fascismo aveva valori universali (non marxisticamente
“internazionali”) che erano la risposta ai problemi della sua epoca. Valori
che le opinioni pubbliche di tutto il mondo ritenevano destinati a
trionfare, anche nelle tornate elettorali. È per questo che tante elezioni
generali furono “rimandate” – dalla Francia al Brasile – ed è per questo
che l’Inghilterra spinse la Polonia al suicidio per giungere alla guerra
mondiale.

5. Passiamo un attimo all’attualità… cosa ne pensi del bailamme fatto
dai corifei dell’antifascismo in occasione della Fiera Nazionale della
Piccola e Media Editoria “Più Libri Più Liberi” e che, casualmente,
ha riguardato proprio l’infelice tentativo di boicottare Passaggio al
Bosco per i cui tipi hai pubblicato il tuo libro ?
R. L’epoca del fascismo – o dei fascismi – è finita nel 1945, con la fine
della seconda guerra mondiale. Da allora, piaccia o non piaccia,
viviamo nell’epoca postfascista. Ecco perché ogni richiamo politico al
fascismo e/o all’antifascismo mi sembra del tutto ridicolo, fuori dal
mondo. Strumentale, nella migliore delle ipotesi. Ma anche, in alcuni
casi, dettato da una profonda ignoranza.

Grazie a Michele Rallo e lo aspettiamo per presentare il suo prossimo
volume che sarà su Degrelle e il Rexismo, sempre per Passaggio al
Bosco.
Ettore Rivabella

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