La Generazione Z e quella strana voglia di Dittatura

La prefettura di Madrid ha vietato la manifestazione convocata dalla Falange spagnola per venerdì 21 novembre nella capitale, nell’ambito delle commemorazioni del 50° anniversario della morte del dittatore Francisco Franco per il rischio di “scontri”, di incitamento “all’odio” e alterazioni dell’ordine pubblico, segnalati dai rapporti di polizia.
Il governo Frankenstein di Pedro Sanchez, da talebani nostrani ha approvato, un nuovo decreto reale per la  creazione di un catalogo statale dei simboli e delle vestigia franchiste, destinato a essere rimosso o ridefinito. Il ministro della Politica territoriale e della Memoria democratica, Ángel Víctor Torres Perez, ha dichiarato martedì che “il governo stima che ci siano ancora circa quattromila vestigia di esaltazione franchista in tutta la Spagna”. Torres ha spiegato che il decreto consentirà di richiedere l’inserimento di un elemento nel catalogo non solo da parte delle amministrazioni pubbliche, ma anche da parte di privati e associazioni commemorative.
Ma nonostante questo un recente sondaggio, ci svela una realtà, non solo spagnola.
Effettuati dall’Istituto 40dB per El Pais e radio Cadena Ser rivela un dato interessante tra i giovani spagnoli: quasi uno su quattro (23,6%) nella Generazione Z (18-28 anni) e oltre un quinto dei giovani millennials (22,9% tra i 29-44 anni) ritiene che un regime non democratico possa essere preferibile in determinate circostanze.
Questo dato segna una netta differenza rispetto alla maggioranza della popolazione, che in un ampio 74% ritiene la democrazia “preferibile a qualsiasi altra forma di governo”.
Dato confermato anche a livello europeo.
Lo studio annuale Young Europe, condotto dalla Fondazione Tui, consegna un quadro piuttosto articolato delle opinioni dei ragazzi europei tra i 16 e i 26 anni, la fascia più giovane dell’elettorato che, in diversi casi, ha votato per la prima volta alle scorse europee nel giugno 2024.
Il campione di intervistati conta 6.703 persone in FranciaGermaniaGreciaItaliaPoloniaRegno Unito e Spagna.
La maggioranza assoluta dei giovani intervistati (57 per cento) preferisce la democrazia a qualunque altra forma di governo, ma oltre un quinto di loro (21 per cento) sostiene di essere favorevole ad un regime autoritario in determinate circostanze, seppur non specificate. Un dato che, per l’Italia, si alza addirittura al 24 per cento.
Al netto di indottrinamento scolastico, leggi liberticide e abbattimento dei simboli, il fascino per “la più audace, la più originale, la più mediterranea ed europea delle idee”, non termina
ed il punto, che i governanti non comprendono, come ciò sia possibile questo fascino che non sta tanto nell’ idea in sé ma nell’ immobilismo della politica parlamentare attuale.
I giovani, stanchi di chinare la testa, di accettare che nulla è immutabile o che lo sia solo in stile gattopardiano, sono anche disposti, in determinate condizioni all’ instaurazione di un regime autoritario.
Il dittatore  era una figura caratteristica dell’assetto della costituzione della Repubblica romana. Egli era nominato in casi eccezionali e posto al comando assoluto e illimitato di Roma per un massimo di sei mesi.
Per tutta la breve durata della carica il dittatore aveva pieni poteri, limitati però dalla durata semestrale del suo mandato. Inoltre, il dittatore doveva agire nel solo ambito per cui era stato eletto, e non era soggetto al potere del senato e dei tribuni della plebe, inclusi il veto e l’appello al popolo.
Anche nella puntata di Pulp Podcast, in cui era presente Carlo Calenda, il leader di Azione, riferisce come ad una conferenza di elettori del partito disse: “Signori, il parlamento non fa un cacchio va chiuso. Le regioni sono centri di potere che non fanno accadere niente, vanno chiuse. Datemi 20 persone, in 5 anni raddrizziamo i processi di questo cacchio di paese, senza perdere tempo e rompersi le palle, facendo abcd, quando si decide una infrastruttura, si militarizza e si fa. Ha avuto una standing ovation. Calenda disse, voi avete fatto una standing ovation al fascismo.
Ora sia chiaro, non abbiamo torcicollo e nostalgie varie, ma i dati e i racconti sopra esposti, ci mostrano come molta parte della popolazione, sia stanca dell’ immobilismo, dovuto alla politica parlamentare che costruisce consenso, invece che riformare il paese e stanchi dei processi decisionali astrusi, come il voto europeo all’ unanimità, che bloccano un Europa che deve accelerare se vuole restare Potenza.
La nostra missione è chiara e come disse Ciccio Graziani: Siamo talmente avanti che, se ci guardiamo indietro, vediamo il futuro.
La Nostalgia non è nel nostro vocabolario.

Matteo Cantù 

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