Pensando a te Europa, mon amour.
Da quel fatidico 1945 l’equilibrio di potenza mondiale si regge sull’accordo-scontro-interazione dei tre principali imperi usciti vincenti dalla guerra: USA (con la sua propaggine euroatlantica), Russia e Cina.
La prima fase del dopoguerra si è retta su un meccanismo di spartizione USA-URSS, fino al 1971-73, quando gli USA, favorendo lo sviluppo cinese in chiave antirussa, hanno inaugurato la fase di globalizzazione consumista (1971-2022 Sganciamento dollaro-oro – guerra in Ucraina).
Oggi anche questa seconda fase è al termine: gli USA non riescono più a gestire il globo da soli, ed hanno maturato una profondissima spaccatura interna tra chi intende continuare sull’attuale via sovraestesa di mantenimento dell’Impero e chi desidera invece delimitarlo.
La Russia sta lentamente perdendo ogni briciola della sua vecchia sfera d’influenza sovietica, e ridiventa aggressiva per rimanere appesa alla sua vocazione imperiale, mentre militarmente e tecnologicamente diventa fanalino di coda e junior partner del trittico.
La Cina è sull’orlo della grande crisi, o del trionfo definitivo: o riesce ad affermarsi come leader tecnologico ed economico, con conseguente conquista di Taiwan, nei prossimi venticinque anni, o rischia la stagnazione, quindi una crisi definitiva condita di scontro finale con l’America ed il probabile collasso. Per questo deve accelerare, aizzando l’ira di rivali e partner, che si vedono invadere dalla sua sovrapproduzione.
Le tre superpotenze si sorreggono a vicenda, tutte e tre cercano una egemonia regionale, finanche globale, ma nel mondo di oggi, dove tante piccole potenze arrivano ad affacciarsi sulla scena, questo appare più come un vorrei ma non posso. L’arretramento dell’egemonia globale USA, implica una revisione delle sfere di influenza, ma se uno dei tre pilastri del sistema dovesse saltare, sarebbe un caos che nessuna delle tre madame potrebbe essere in grado di gestire. La situazione è liminale, e sotto sotto il trio vuole in qualche modo addivenire ad un accordo, o ad una serie di accordi nel mentre continuano a competere.
Certamente però allo stesso tempo, nessuna delle tre madame vorrebbe veder sorgere un ulteriore competitore della loro stazza, cosa che a loro vedere, complicherebbe ancor più le cose.
L’Europa Potenza pertanto, non potrà vedere la luce finché questi tre super imperi rimarranno tutti e tre in piedi, innanzitutto perché l’area di lebensraum del possibile impero europeo coinciderebbe in maniera non sovrapponibile con quella dell’impero NATO americano e con la sfera d’influenza desiderata dalla madama russa nell’est Europa.
In secondo luogo perché i tre grandi imperi sono in disaccordo su tutto, ma non sul fatto che nessuno abbia interesse a che ciò avvenga, compreso quello che dall’Europa è più distante, la Cina. Lo spazio è già troppo piccolo per tre, figuriamoci per quattro.
Nemmeno il trionfo definitivo di uno dei tre imperi sarebbe auspicabile. Quello americano è in piena fase di decadenza del suo trionfo (1989-2022) e sappiamo come è andata, mentre di un trionfo russo ci vengono i brividi solo a pensarci.
Invece una Cina che trionfasse inizialmente sulla propria regione (conquista di Taiwan e sottomissione di Corea e Giappone) arriverebbe molto probabilmente alla supremazia tecnologica e entrerebbe direttamente nel cuore del Pacifico, scatenando lo scontro frontale con gli USA. Questo scontro logorerebbe l’America distogliendola dall’Europa, quindi inciterebbe la Russia ad approfittarne per espandersi sul continente.
Lo scontro diretto tra le tre superpotenze non rientra quindi nell’interesse di nessuna di esse, ma allo stesso tempo queste non riescono a stare ferme per motivi di crisi interna, e intanto non riescono a controllare agevolmente il proprio estero vicino. Le cose si muovono e l’Europa è l’unica a non potersi permettere di essere a favore dello status quo, dato che questo status quo è stato costruito proprio ai suoi danni, non solo con l’abbattimento della possibilità di unificazione continentale portata avanti dai fascismi, ma anche con lo smembramento e la spartizione dei vecchi imperi coloniali di Francia e Inghilterra.
In questo contesto, supponendo che venga a formarsi una ipotetica Europa Potenza, non possiamo fare a meno di notare che essa non potrà affermarsi se non con il previo ulteriore ridimensionamento dei tre grandi imperi di cui sopra. Proviamo a schizzare qualche idea su come e cosa dovrebbe cercare di ottenere l’Europa in questo scenario.
Una nascente Europa Potenza, dovrebbe con il suo esercito respingere la Russia in Ucraina, cercando di provocare un cambio di regime interno, e sostituirsi “amichevolmente” alla presenza americana sul territorio, in chiave “NATO”, o “braccio europeo della NATO”, con controllo e centro decisionale sul continente. Dovrebbe proporsi come garante del nuovo assetto russo, in nome della comune cultura europeo-cristiana, non euroasiatica. Ristabilendo normali rapporti commerciali con la Russia una volta che questa abbia definitivamente abbandonato Ucraina, Kaliningrad (Königsberg), la Transnistria, la Georgia.
Allo stesso modo dovrebbe sostenere strumentalmente l’America in uno sforzo bellico contro la Cina attuando una strozzatura commerciale nei confronti del paese asiatico senza impegnare proprie forze militari nel lontano Pacifico, incoraggiando anche l’alleato giapponese, in piena fase di riarmo navale, a riprendersi i territori che l’URSS le ha sottratto alla fine della Seconda Guerra Mondiale, infliggendo così all’impero russo una pressione a tenaglia OVEST-EST.
Auspicabilmente la Russia non dovrebbe collassare sotto lo stress impostole, poiché l’Europa non sarebbe in grado di sobbarcarsi la tenuta di uno spazio così vasto e con una popolazione antagonistica fino agli Urali, né si dovrebbe permettere che la Siberia venga regalata alla Cina, dandole la possibilità di vincere il confronto con gli USA.
Anche un crollo repentino degli USA non gioverebbe all’Europa, perché porterebbe al trionfo della Cina e ad un collasso sistemico troppo rapido. All’Europa conviene una America “europeizzata”, giocando sul tradizionalismo cattolico (Vaticano europeo, nuovo accordo impero-chiesa) in crescita negli USA. L’Europa dovrebbe supportare il ricentramento dell’America sul proprio ombelico, sostenendo lo smantellamento dell’apparato imperiale interno, dandole garanzie di sicurezza sul fianco atlantico (rispetto della dottrina Monroe, a patto che le basi NATO in Europa passino in gestione all’ “alleato” europeo). Allo stesso modo dovrebbe spingere gli USA ad occuparsi più di Cina e America Latina, cercando nel frattempo di sostenere ambiguamente i latinoamericani giocando sul piano economico e culturale.
Il crollo della Cina comunista sarebbe invece strategicamente meno impattante sull’Europa, se non addirittura benefico. Permetterebbe a potenze regionali di stazza minore (India e Giappone) di prenderne un sostanziale controllo esterno, lasciando che uno stato cinese ridimensionato nelle ambizioni rimanga come punto d’equilibrio nell’area. Creerebbe inoltre l’occasione propizia per ridisegnare completamente il sistema economico mondiale, quindi anche europeo. Se infatti sembra che l’America non voglia più fare da testa trainante del mercato globale, la Cina insiste sulla sovrapproduzione invasiva, prolungando il nostro stato di anestesia economica.
Insomma, l’Europa dovrebbe far sì che l’equilibrio tra le tre madame si rompa. Sorgendo come nuova forza, con l’auspicabile indebolimento di tutte e tre le concorrenti.
Fin qui i massimi obiettivi strategici. Per realizzarli l’Europa Potenza potrebbe usare tre tattiche:
– rinforzare il supporto all’Ucraina. Utilizzando il conflitto anche come base di rafforzamento ed unificazione interna per attuare la sostituzione della NATO con un sistema di difesa europeo (fine di Yalta).
– spingere in proprio sulla guerra commerciale alla Cina, narrata in chiave di diritti e libertà, provocando un’accelerazione della crisi in atto tra Cina e America e spingendole al conflitto, sperando che magari, prima che questo scoppi, la Cina collassi economicamente. Ciò porterebbe al termine dell’attuale sistema economico con conseguenze relative.
– attrarre il consenso dei paesi terzi. Africa e Medio Oriente in primis. Proponendosi come paciere, forza di aiuto allo sviluppo economico e potenza interventista in determinati ambiti specifici. Ciò per far sì che le superpotenze rivali perdano terreno sotto ai piedi.
Tutto ciò non potrà attuarsi che in conseguenza di una rinascita a trecentosessanta gradi della Kultur europea, è ovvio. Il primo punto non potrà realizzarsi senza un ritorno della cultura guerriera a livello continentale. Il secondo implicherebbe uno stravolgimento dell’attuale assetto economico e tecnologico con le conseguenze culturali che questo comporta. Il terzo non potrà realizzarsi senza la formazione di una nuova idea imperiale ed universalistica dell’Europa da utilizzare nei rapporti con i paesi terzi con cui ci interesserà collaborare.
Siamo pronti? Ora come ora sicuramente no. Purtroppo è prevedibile che per realizzare una così ampia svolta culturale serviranno all’Europa per lo meno quindici-venti anni, ovvero il tempo di veder assottigliarsi definitivamente la generazione 1945-1970, il nucleo sociale del pensiero post-storico ed economicistico nella nostra società.
Un uleriore punto chiave per la svolta, sarà vedere come si comporterà la Germania, e come Francia e Inghilterra si apprestino a risolvere le loro crisi interne. Ogni unificazione nazionale deve essere trainata da un gruppo guida. Senza un forte cambiamento nelle tre nazioni europee principali quindi e specialmente nella nazione tedesca che è al cuore dell’Europa, non si potrà avere nessun processo di unificazione concreto. Nell’immediato futuro ad esempio bisognerà vedere se la Germania riuscirà a reclutare 80.000 nuove reclute volontarie per la Bundeswehr come promesso, mentre sta mettendo al bando di fatto con l’AFD l’idea stessa della partecipazione delle idee identitarie al dibattito pubblico. Quanti tedeschi vorranno andare a morire per l’antifascismo, i matrimoni egualitari, l’aborto, la gravidanza per conto terzi, l’immigrazione libera e insomma tutte le parafernalia della decadente società progressista?
Affermare di voler creare una forte armata in grado di rispondere alla minaccia russa e di costituire il “braccio europeo della NATO” mentre nelle scuole e nei media si continua a sciorinare il rosario globalista e pacifista arcobaleno del pensiero debole è una contraddizione in termini. Ora più che mai le classi dirigenti progressiste devono affrontare la realtà del mondo senza più scudi (americani), quando falliranno tuttavia, toccherà agli identitari intervenire per salvare baracca e burattini, proponendo al momento adatto una idea di società europea già formata e pronta all’uso. Speriamo solo che non passi troppo tempo. Nel contempo dobbiamo continuare a far sì che le attuali classi dirigenti svolgano più lavoro possibile nel senso dell’Europa Potenza, resistendo alla tentazione di controbattere colpo su colpo alla sciocca retorica giustificazionista: “l’Europa si deve riarmare per difendere la democrazia contro i fascismi”.
Se con questa parola vuota “fascismo” loro indicano la qualunque, ivi compreso la Russia di Putin, la Cina, l’America di Trump o quant’ altro, facciano pure, avranno bisogno anche loro di trovare un consenso tra le fila della propria gente, e si sa che da quelle parti basta dire “fascismo” a caso e tutti si innervosiscono. L’importante tuttavia è che vadano nella direzione desiderata: la costituzione di una difesa unica europea. Questo è il focus, non l’artifizio retorico narrativo con cui vorranno coprire la realtà dei fatti. Di par nostro, sappiamo che potranno portarlo a termine solo con le nozioni di mito dell’Europa e di Patria Europea, certamente anche in chiave di difesa delle libertà individuali, l’Ucraina è l’esempio lampante di quanto diciamo. Chi oggi difende la libertà di tutti in Ucraina non sono certo gli antifà, e di questo prima o poi, speriamo più prima che poi, i nostri amici europeisti alla Calenda dovranno farsene una ragione.
Luigi Corbelli


Rigo 3 Errata: imperi usciti vincenti dalla guerra: USA (con la sua propaggine euroatlantica), Russia e Cina. Corrige: imperialismi usciti vincenti dalla guerra: USA (con la sua propaggine euroatlantica), Russia e Cina.