L’Italia “crollera’ completamente” se continuera’ a spendere denaro per sostenere l’Ucraina. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram, commentando il crollo della storica Torre dei Conti nel centro di Roma. Zakharova ha ricordato che, secondo il ministero degli Esteri italiano, l’Italia ha stanziato 2,5 miliardi di euro in aiuti e contributi militari a Kiev. “Finche’ il governo italiano continuera’ a sprecare inutilmente i soldi dei contribuenti, l’Italia crollera’, dall’economia alle torri”, ha scritto la portavoce del Cremlino. Non male il pulpito da cui arriva la predica, se consideriamo la situazione economica della Federazione Russa,  che in più puntate abbiamo analizzato.

Ma qualcuno potrebbe dirci che siamo di parte,quindi prendiamo le ultime dichiarazioni in merito,del presidente della banca centrale della Federazione Russa. Potremmo tornare agli anni ’90». Dalla tribuna della Duma la governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, lancia un allarme che nell’idioma politico moscovita equivale al male assoluto e ne sfida i diretti responsabili, gli oligarchi. Sotto attacco da mesi per gli alti tassi con i quali cerca di frenare l’inflazione, Nabiullina viene considerata la donna grazie alla quale Putin si può ancora permettere di continuare la guerra contro l’Ucraina. La sua testa è stata chiesta da oligarchi e ministri, da lobbisti e industriali.

Proprio il rigore monetario della governatrice ha impedito finora il collasso dei conti dello Stato, e il ricorso alla stampa di moneta. Ma Mironov, ex presidente del Senato e amico di Putin dai tempi di Pietroburgo, è vicino ai “falchi”, ed è probabile che le sue accuse assurde siano un segnale: soltanto pochi giorni fa, è stato arrestato Andrey Melnikov, capo dell’Agenzia per l’assicurazione dei depositi, un’ente statale di cui Nabiullina è presidente. Incriminato per la gestione impropria di un parco acquatico in Siberia, Melnikov però viene detenuto a Lefortovo, il carcere dei servizi segreti Fsb, e Nabiullina dovrebbe testimoniare sul suo caso, che per ora si rifiuta di commentare.

In compenso, non si è trattenuta dal rispondere ai suoi critici dalla tribuna parlamentare, attaccando le società russe che chiedono soldi allo Stato, «una strada che porta verso il nulla». Invece di chiedere crediti agevolati, i big dell’economia russa dovrebbero «rivolgersi al mercato, chiedendo i mezzi per lo sviluppo al mercato azionario». Una frecciata pesantissima agli oligarchi, che preferiscono farsi aiutare dal Cremlino pur di non mollare il controllo su potere e ricchezza. Lo dimostra il recentissimo caso di Lukoil, la numero due delle compagnie petrolifere che ha annunciato la vendita dei suoi attivi esteri, dopo l’introduzione delle sanzioni americane. A rilevare giacimenti e raffinerie in tutto il mondo sarà infatti Gunvor, la società svizzero-cipriota legata a Gennady Timchenko, uno degli oligarchi più vicini a Putin.

L’impressione è che la capa della Banca centrale si stia giocando tutte le carte, conscia che la situazione economica sia molto grave. Anche se Nabiullina ha invitato alla cautela nel «parlare di recessione», i suoi esperti sono parchi di promesse: l’economia crescerà nel migliore dei casi di un punto percentuale, e i tassi potranno iniziare a scendere – oggi sono al 16,5%, dopo aver raggiunto il 20% – soltanto nel 2027, perché la strada per mettere sotto controllo l’inflazione (ufficialmente all’8%) «è ancora lunga». La parola “guerra” non viene ovviamente mai pronunciata, anche perchè Vladimir Putin non vuole fare sapere ai russi che l’avanzata in Ucraina non va come previsto, che i soldati muoiono, che quasi tutto il mondo condanna la guerra e che l’economia del Paese sta andando verso il disastro per le spese del conflitto e per le sanzioni. Il Parlamento ha così approvato una nuova legge che definisce un reato criminale «diffondere false informazioni» come queste, e punisce con 15 anni di prigione chi lo fa. le statistiche governative però parlano chiaro: nel 2025 la produzione delle automobili in Russia è scesa del 20%, mentre quella di «altri mezzi di trasporto» – cioè blindati e carri armati – è cresciuta di un terzo. L’economia di Mosca non viene più trainata dai consumi dei russi – che, avverte Nabiullina, considerano l’inflazione «come una tassa molto ingiusta sui loro redditi» – ma dalla industria militare, che continua a chiedere miliardi di rubli dal Cremlino.

Ad ognuno il suo, con la differenza che noi siamo al fianco del popolo ucraino che lotta contro l’invasore,non patteggiamo per il governante di turno, mentre gli altri, i novelli Efialte, svendono l’Europa alla Satrapia Putiniana e al suo codazzo, fatto anche da persone come  Maria Zakharova.

A voi la scelta, tra l’onore e la vergogna.

Matteo Cantù

 

Un commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *