LIBERTA’ PER SERHII KUZNETSOV

Il 21 agosto a Rimini, mentre era in vacanza con la moglie e i figli piccoli, i carabinieri rispondendo ad un mandato di arresto europeo richiesto dalla Germania, presentandosi in piena notte nella struttura dove risiedeva, arrestano il 49enne ucraino Serhii Kuznetsov.

L’accusa è quella di aver sabotato (a capo di una squadra di altre 6 persone) i gasdotti NordStream 1 e 2 (gestiti dalla russa Gazprom) piazzando almeno 4 bombe ad una profondità di 70-80 metri il 26 settembre 2022 dopo aver noleggiato con documenti falsi uno yacht dal porto di Rostock.

A inizio settembre la Corte d’appello di Bologna aveva disposto l’estradizione in Germania. La Corte di Cassazione annullò poi con rinvio il provvedimento. Il 23 ottobre la Corte d’appello di Bologna ha ribadito la prima decisione di estradizione.

L’avvocato Nicola Canestrini annuncia un nuovo ricorso. Per Canestrini il procedimento “è viziato da gravi violazioni procedurali che ne compromettono la legittimità e la conformità ai principi del giusto processo”. In particolare ci sarebbero problemi sull’utilizzabilità di atti provenienti da un procedimento già dichiarato nullo dalla Corte di Cassazione, non sarebbe stato rispettato il principio di fiducia reciproca tra Stati membri, dato che non è stata considerata una decisione polacca che ha espressamente riconosciuto la immunità oggettiva, “funzionale”; non sarebbero poi state effettivamente verificate” le garanzie processuali e carcerarie nello Stato richiedente” né considerati “i profili di immunità funzionale e della natura politica del reato di sabotaggio contestato”.
“Non è solo in gioco la sorte di un singolo uomo, ma la credibilità stessa del sistema europeo di cooperazione giudiziaria”, dice il legale.

Intanto Serhii rimane in carcere a Ferrara.

Il 17 ottobre in Polonia, Volodymyr Zhuravlov arrestato a fine settembre a Pruszkòw con le stesse accuse di Kuznetsov, è stato rimesso in libertà e il tribunale distrettuale di Varsavia ha rifiutato la richiesta di estradizione tedesca affermando come questa contenesse solo informazioni generiche, citando l’immunità e un difetto di competenza.

Il giudice Dariusz Łubowski ha motivato la decisione affermando che la documentazione inviata da Berlino “contiene solo informazioni generiche” e non fornisce elementi sufficienti a giustificare la consegna. Il tribunale polacco, ha precisato il magistrato, non aveva il compito di stabilire la colpevolezza dell’indagato, ma di verificare la fondatezza della richiesta tedesca: una condizione che, secondo Varsavia, non è stata soddisfatta.

Nonostante ciò il giudice Łubowski ha aggiunto che il contesto bellico è stato cruciale, definendo l’invasione russa un attacco sanguinario e genocida e, citando Aristotele e San Tommaso d’Aquino ha sostenuto che l’Ucraina ha tutto il diritto di difendersi. “Se l’Ucraina e le sue Forze Speciali…hanno organizzato una missione armata per distruggere i gasdotti nemici – cosa che la Corte non decide in anticipo – beh queste azioni non furono illegali. Al contrario sono state giustificate, razionali e giuste.”
Il premier polacco Donald Tusk ha espresso immediato sostegno alla sentenza, spiegando che “ci sono ovvie ragioni per cui la Polonia non è interessata a perseguire chi combatte contro la federazione russa”. Ha aggiunto che, per Varsavia, “il vero problema non è stata l’esplosione del Nord Stream 2, ma la sua costruzione”.

E’ risaputo che i proventi dei combustibili fossili russi vadano a finanziare la macchina bellica del Cremlino. Nel 2021 il solo Nord Stream 1, ha generato 16,22 miliardi di dollari. Convertiamo tale cifra in armi ed equipaggiamento militare:

🔷Missili:

▪️ 1.247 missili da crociera Kh-101 (13 milioni di dollari);

▪️ 2.495 missili Kalibr (6,5 milioni di dollari);

▪️ 5.406 missili Iskander (3 milioni di dollari);

▪️ 12.976 missili Oniks (1,25 milioni di dollari);

▪️ 16.220 missili supersonici Kh-22 (1 milione di dollari).

🔷Droni:

▪️ 11.586 droni kamikaze a reazione MS-237 / versione russa dello Shahed-238 (stimato 1,4 milioni di dollari);

▪️ 81.105 droni Shahed iraniani (200.000 dollari);

▪️ Centinaia di migliaia di droni da ricognizione e droni esca, utilizzati per indebolire le difese aeree. I loro costi variano notevolmente, rendendo difficili calcoli precisi.

🔷Equipaggiamento militare:

▪️ 21 incrociatori ammiragli Moskva (750 milioni di dollari);

▪️ 32 velivoli radar a lungo raggio A-50U (500 milioni di dollari);

▪️ 188 aerei da trasporto IL-76 (86 milioni di dollari);

▪️ 324 caccia Su-30SM (50 milioni di dollari);

▪️ 405 cacciabombardieri Su-34 (40 milioni di dollari);

▪️ 506 caccia Su-35 (32 milioni di dollari);

▪️ 540 velivoli da guerra elettronica Il-22PP (30 milioni di dollari);

▪️ 1.013 elicotteri d’attacco Ka-52 (16 milioni di dollari);

▪️ 1.013 elicotteri d’attacco Ka-50 (16 milioni di dollari);

▪️ 1.158 sistemi SAM Pantsir-S1 (14 milioni di dollari);

▪️ 3.772 carri armati T-90M (4,3 milioni di dollari per l’opzione più moderna).

In questi giorni ricorre il quinto anniversario della liberazione di Vitalii Markiv, caso che abbiamo trattato in una recente puntata di “Ucraina Trincea d’Europa” sul canale youtube di KulturaEuropa e che racconta dell’ingiusta detenzione di un soldato ucraino in Italia. Non vogliamo che lo stesso capiti a Serhii. Ribadiamo il concetto più volte espresso: contro il regime anti europeo di Putin che ha invaso e distrutto una nazione Europea, che quotidianamente uccide civili, bambini, donne e anziani con cinica volontà di farlo, senza contare le migliaia di giovani soldati ucraini ed europei il cui sangue sta scorrendo a fiumi, ricordando anche le condizioni inumane dei prigionieri di guerra e il dolore di una nazione intera; tenuto conto di questo e di molto altro ancora, ogni azione è lecita contro il nemico di sempre, per la vittoria dell’Ucraina e dell’Europa.

Per chi fosse interessato a dimostrare vicinanza a Serhii può farlo inviando una lettera (inglese o ucraino) a: Casa Circondariale Ferrara, Via Arginone 327, 44121 Ferrara (FE), includendo nome completo e cognome del detenuto.

E’ importante inoltre firmare e condividere la petizione lanciata per la sua liberazione. Qui il link per sottoscrivere la petizione: https://c.org/mPSvfsPGfY

Libertà per Serhii Kuznetsov!

#FREESERHII

Francesco Sedaboni

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