La Commissione Affari giuridici dell’Eurocamera ha respinto la revoca dell’immunità all’eurodeputata di Avs, Ilaria Salis.
Ora la parola definitiva passa alla Plenaria che si riunirà e voterà ai primi di ottobre.
La richiesta che era stata inoltrata dall’Ungheria è stata respinta con 13 voti contro 12. A risultare decisivi sarebbero stati, secondo fonti parlamentari, due eurodeputati del Partito Popolare Europeo. I tabulati tuttavia non saranno disponibili in quanto lo scrutinio è avvenuto con voto segreto dopo una richiesta del gruppo dei Socialisti e Democratici.
Ma per capire in modo corretto questa decisione, occorre tenere conto di due fatti: nello stesso giorno, si è votato anche per la richiesta di un altra revoca dell’immunità, riguardante l’eurodeputato popolare ungherese e leader dell’opposizione anti-Orbán, Péter Magyar.
Anche in questo caso, la commissione ha respinto la revoca dell’immunità.
Le tre richieste a carico di Magyar, tutte respinte, riguardavano casi differenti: da un presunto furto di telefono in una discoteca a due cause per diffamazione intentate dall’ex parlamentare György Simonka e dal movimento di estrema destra Nostra Patria. Un insieme di accuse che Magyar ha definito come “persecuzione politica”.
Il partito emergente di centrodestra, Tisza, guidato da Magyar, si è affermato come principale sfidante del partito populista Fidesz di Orbán e al momento guida i sondaggi in Ungheria in vista del voto previsto per aprile con il 43% dei consensi, mentre il partito di Orbán si attesta al 39%.
L’altro fatto da tenere in conto è l’alleanza con la Russia di Putin, per il quale l’Ungheria di Orban, svolge un ruolo cruciale di immobilizzatore, all’interno dell’Ue e della Nato.
Come ci dice il vecchio adagio: chi va con lo zoppo impara a zoppicare e l’Ungheria di Orban, si sta piano piano Putinizzando, sotto vari aspetti che aumentano la repressione e distruggono l’indipendenza del sistema giudiziario da quello politico.
Per coloro i quali, si soffermano sulla legge che vieta la propaganda lgbt, ricordo che nella Russia di Putin, la repressione colpisce qualunque dissenso, compreso quello di una certa parte politica, che rivede nella Russia, un baluardo a difesa della Tradizione e l’anniversario della morte di Tesak, ce lo ricorda.
5 anni fa, in una prigione russa, dopo numerose torture disumane, stupri e castrazione, Maxim “Tesak” Martsinkevich è stato brutalmente assassinato. Tesak era noto per le sue attività completamente legali come blogger su Internet che ospitava programmi umoristici che esponevano la pedofilia e altri vizi della società e promuoveva uno stile di vita sano. Si è beccato 10 anni di carcere per un’innocua recensione di un film.
Ed è proprio per questi motivi, che ha “obbligato” la commissione ad esprimersi in questo modo.
Se è vero, che l’Ungheria di Orban, perseguita i suoi oppositori politici, cercando di distruggerli in tribunale, per impedirne la partecipazione alle elezioni, come possiamo però accettare che Ilaria Salis, venga giudicata da quel sistema, se stiamo affermando che non è un sistema super partes, si sono probabilmente domandati.
Ilaria Salis ha avuto la “fortuna” di essere arrestata e finire a processo, in un contesto internazionale particolare, tra guerre e meccanismi sovranazionali, per i quali, un Ungheria non più a guida Orban, ma guidata da Péter Magyar, potrebbe essere fondamentale.
Noi, che siamo realmente garantisti, on giudichiamo Ilaria Salis, ma possiamo perlomeno dire, che dovrebbe scegliersi in modo più accurato le sue amicizie, per evitare spiacevoli problemi legali.
Due cittadini tedeschi, un uomo e una donna sono coimputati nel processo di Ilaria Salis, l’uomo si è dichiarato colpevole, ed è stato già condannato a tre anni di carcere. L’ammissione è stata quella di far parte di un gruppo di estrema sinistra vicino alla 28enne Lina Engel e al compagno Johann Guntermann che avrebbero scelto Budapest per attaccare e assaltare militanti fascisti o di ideologia nazista” l’11 febbraio, e che in passato erano già noti alle forze dell’ordine per le loro aggressioni. Era chiamata “la banda del martello” (Hammerband) organizzazione terroristica, che in forma paramilitare ha organizzato pestaggi contro neonazisti tra il 2018 e il 2020.
Lina Engel – anche lei mai ripresa in volto – era stata condannata a 5 anni di carcere in quanto coordinatrice dell’associazione. Secondo le accuse ungheresi, le stesse spedizioni punitive sarebbero state condotte dai due tedeschi anche a Budapest, assieme a loro, in totale, sono 14 i mandati di arresto della procura.
Legum omnes servi sumus, ut liberi esse possimus.
Tutti siamo schiavi delle leggi, affinché possiamo essere liberi.
(Marco Tullio Cicerone)
Matteo Cantu’

