La vita dell’essere umano è inesorabilmente legata all’atto del pensare. Il Pensiero può assumere varie accezioni. Per l’antica tradizione buddhista il pensiero ha un’accezione etico-valoriale volta alla trascendenza; all’abbandono della contingenza. Per far ciò è necessario controllare il pensiero. “Gli elementi che compongono il dhamma sono composti di mente, hanno come essenza la mente, ed hanno come principio la mente.” Così si apre il Canone Pali buddhista.
Passando invece alla tradizione del pensiero greco, in particolare in Parmenide il pensiero è configurato come “essere”, dunque un piano puramente trascendente separato dal mondo del divenire. Lo stesso è sia ” pensare che essere”, così sostiene Parmenide.
Due pensatori moderni, Giovanni Gentile e Martin Heidegger, trattarono diffusamente il Pensiero in maniere diverse, ma che possono essere messe in dialogo nella loro comune critica alla modernità. L’attualismo gentiliano si fonda sul principio per cui la realtà è l’atto puro del pensiero pensante; per l’appunto tutto è pensiero, pensiero in atto. Dunque sì una concezione immanentistica, ma non materialista. Possiamo dire che qui l’immanente è trascendente, ed il trascendente è immanente. Dunque il Pensiero in questione è dinamico, costantemente in evoluzione.
Per Martin Heidegger l’uomo moderno è “in fuga davanti al pensiero”. Il pensiero e la comprensione dell’Essere sono strettamente in relazione tra di loro. Perché nella modernità invece si parla di “Razionalismo”, “Dea Ragione”, “razionalità”, e non di Pensiero nel senso tradizionale? Citando Martin Heidegger, potremmo parlare di “pensiero meditante” e “pensiero calcolante; con quest’ultimo vittorioso nella storia del pensiero occidentale. La morte di Dio, il venir meno di qualsivoglia orizzonte spirituale è per larga parte frutto della riduzione del
Pensiero da meditante a calcolante, e questo passaggio è stato in gran parte voluto dal secolo dei “lumi”. Poco è bastato per dare fuoco e distruggere l’imponente struttura valoriale, spirituale ed ontologica costruita durante millenni dal Pensiero europeo. Il razionalismo ed in seguito l’illuminismo prepararono il terreno propizio per l’emergere del liberalismo, e dell’inevitabile individualismo atomistico liberale-borghese. La ragione astratta di marca individualistica ed atomistica ha sconfitto il Pensiero. Questa evenienza deve farci emergere una domanda, ossia:
come si pensa? Aiutiamoci con Gentile.
Il Pensiero è l’essenza del reale, tutto è pensiero, tutto è uno, e l’uno è tutto. Parliamo dunque di “Ordine ed Unità” che possono richiamare l’antico concetto di Kosmos. I legami che intercorrono tra le singole individualità costituiscono un unico fascio in cui cade qualsiasi differenza – anzi, contrapposizione- tra soggetto ed oggetto. Soggetto ed oggetto sono uniti in un unica realtà, in un’unica essenza: il Pensiero. Si può quindi dire che il Pensiero e l’Unità siano inscindibili. Come si può replicare questa unità a livello sociale? Tramite un’intensa attività pedagogica, come insegna Gentile. Così si tornerà a pensare, così si tornerà ad avere quella indissolubile unità tra maestri ed allievi, questi riuniti nello Spirito. Il Pensiero, dunque, è comunitario. Si pensa insieme, l’insieme è il pensiero stesso.
Facendo una sintesi tra Gentile ed Heidegger potremmo dire che “l’abbuiamento dell’Essere” sarà superato grazie all’attività pensante comunitaria, dunque si raggiungerà quel piano dell’essenza tanto ricercato dalle antiche tradizioni filosofiche.
Lorenzo

