Un antifa in più o in meno a chi interessa?

Un antifa’ in più o in meno a chi interessa?

Uniamo l’utile al dilettevole trattando dell’essenza del divino, partendo da ciò che spiega Aristotele, per evidenziare quanto la natura dei sovversivi, che va sotto la categoria dell’antifascismo, rappresenta la completa negazione di quello che deve essere l’uomo europeo degno di questo nome

Di seguito il testo di Aristotele, cui segue la riflessione conseguente

Se dunque vi è qualcosa che sia atto e sostanza senza potenza, questo sarà il principio primo. E infatti l’atto è anteriore alla potenza, e l’atto è l’essere in atto di una cosa. Ma se vi è un tale principio, esso non può essere mosso da altro, poiché altrimenti vi sarebbe un altro principio anteriore a questo. Ma se è immobile, è atto in modo perfetto. E infatti l’atto è perfetto quando non manca nulla di ciò che è proprio della sua natura. Il pensiero di sé è il pensiero del pensiero migliore, e il pensiero supremo è pensiero di sé. La mente pensa se stessa attraverso la partecipazione al pensabile; essa diventa pensabile in quanto tocca e pensa, cosicché pensiero e pensabile sono la stessa cosa. La mente è infatti ciò che è capace di ricevere il pensabile, cioè la sostanza, e quando lo possiede, è in atto. Pertanto, più che il possesso, sembra essere l’elemento divino che la mente possiede, e il pensiero, l’intellezione e la contemplazione sono ciò che vi è di più piacevole e di più bello. Se dunque Dio è sempre in quello stato di felicità che noi raggiungiamo talvolta, è meraviglioso; se poi è in uno stato ancora più alto, è ancora più meraviglioso. Ma egli è appunto in tale stato. Ed egli ha vita, poiché l’atto dell’intelletto è vita, ed egli è quell’atto; e l’atto suo, che è in sé, è vita ottima ed eterna. Noi diciamo dunque che Dio è un vivente eterno ed ottimo, cosicché a Dio appartiene vita e continuità e durata eterna; questo infatti è Dio. E che la sua vita sia tale quale la migliore che noi viviamo per breve tempo, è cosa manifesta. Ma egli è sempre in questo stato, cosa che a noi è impossibile; e il suo atto è anche piacere. E per questo sono piacevoli per noi la veglia, la percezione e il pensiero, e speranze e ricordi lo sono a causa di queste. Il pensiero che è in sé ha per oggetto ciò che è in sé migliore, e il pensiero che è più alto ha per oggetto ciò che è più alto. L’intelletto pensa se stesso attraverso la partecipazione al pensabile; esso diventa pensabile in quanto tocca e pensa, cosicché pensiero e pensabile sono la stessa cosa. La causa del movimento è dunque il fine, e il fine è ciò che muove senza essere mosso. Ma quando si dà un fine che può essere mosso, il fine può cambiare. Ma poiché il primo motore è immobile, non può cambiare. E il movimento eterno è prodotto da ciò che è eterno e uno. E poiché il movimento è continuo, ci deve essere un motore unico e immobile, che muove come oggetto di amore e di desiderio, e ciò che esso muove è il primo cielo

Aristotele. Metafisica. Libro XII

Se al divino, si attribuisce generalmente l’idea di semplicità, perfezione e omogeneità, è pur vero che nella sfera materiale a tutto ciò che è uguale, omologato, molteplice si attribuiscono invece i caratteri opposti. Non per caso tra gli animali generalmente considerati disgustosi e ripugnanti spiccano certi insetti, i quali sono tutti uguali tra loro e costituiscono una collettività che perisce velocemente e sempre si rigenera. Il tutto si spiega se partiamo da un principio fondamentale. In ciò che è divino, nel Primo motore immobile, convergono assolutamente soggetto e oggetto, il divino pensa se stesso e vive eternamente nella sua unicità. Gli uomini, portati a vivere in comunità, essendo animali politici, cercano di imitare il Primo immobile sulla base dei mezzi che hanno a disposizione, per cui ciascuno di loro mira ad essere unico, a svilupparsi, a gareggiare per raggiungere le più alte vette, in modo che di lui si possa dire “egli è “, egli ha un valore, egli è causa o principio di qualcosa, egli è una guida nel suo campo. Dirigendo, guidando e illuminando gli altri l’uomo assume in sé le caratteristiche del divino. E nel momento in cui la sua presenza cessa nel mondo fenomenico e materiale gli altri ne sentono la mancanza e quanto più di un uomo si avverte la mancanza e si sente il bisogno di ricordarlo tanto più quell’uomo si è reso simile a Dio e al mondo intelligibile delle forme, di cui ogni uomo, perde il ricordo quando nasce, come ci dice Platone, ma di cui sente costantemente l’esigenza di riappropriarsi. Chi più vivrà seguendo la via che lo conduce all’intellegibile tanto più sarà aristocratico. E se la predisposizione a seguire una via spirituale più che materiale è un fattore che caratterizza qualcuno sin dalla nascita, nel momento in cui chi è nato con una forte entelechia spirituale si troverà a guidare politicamente gli altri, anche i soggetti più deboli e inclini al mondo corruttibile troveranno una loro via spirituale e pur nei loro limiti aspireranno ad essere uomini differenziati. Diversamente, esseri molteplici di numero e tutti uguali tra loro, agiscono nella loro estrema lontananza dal principio divino, per mera sopravvivenza ed essendo di sostanza ipercorruttibile necessitano di riprodursi costantemente e di essere sempre in un gran numero per poter avere anche la minima sussistenza, ma nessuno di loro singolarmente ha valore. Che valore può avere la morte di una formica o di una mosca? Evidentemente, gli uomini che si sentono appagati nell’essere parte di un coro stonato e scomposto, fatto da individui che in nulla si differenziano tra loro e ripetono cose di scarso valore, più volte al giorno non hanno fatto i conti con una triste realtà. La loro assenza non produrrebbe alcun effetto e importerebbe poco. Per essere molto franchi: un antifa’ in più o un antifa’ in meno, a chi importa? Loro credono di poter annullare e distruggere il ricordo dei caduti del fronte dell’essere sporcando e imbrattando i monumenti a loro dedicati, insultando e gridando istericamente, ma nel mentre fanno tutto ciò confermano quanto noi fin qui abbiamo scritto: il Rito del Presente, la fedeltà ai camerati caduti sono la rappresentazione della loro sconfitta. Il loro materialismo li porta a credere che con la morte tutto si annulli, ma quando vedono che la morte dei nostri eroi ne rafforza la loro essenza spirituale, si trovano davanti ad una realtà diametralmente opposta alle loro elucubrazioni. Nel momento in cui constatano che la memoria di un solo eroe tiene unite migliaia di persone comprendono il vuoto esistenziale che circonda la loro vita per cui negli ordini del cosmo loro nemmeno in centinaia avrebbero una reale utilità. E se gli insetti nel loro essere inferiori svolgono un ruolo proporzionale alla natura di cui dispongono, gli antifascisti tradendo il fine di uomini che dovrebbe caratterizzarli si rivelano inutilmente dannosi

Ferdinando Viola

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *