La prova del devyat’

In questi giorni,la Russia sta effettuando la prova del nove (devyat’ in russo) verso il sistema Nato europeo.

La prima di queste due fasi è avvenuta nella notte tra il 9 e 10 settembre, quando la Polonia ha abbattuto diversi droni, di fabbricazione iraniana, provenienti dalla Bielorussia e segnalato 19 violazioni dello spazio aereo polacco(dato non definitivo).

Diverse le dichiarazioni in merito:
Per la prima volta, i droni che hanno violato lo spazio aereo polacco provenivano direttamente dalla Bielorussia e non dall’Ucraina”. Lo ha dichiarato il primo ministro polacco Donald Tusk parlando alla Sejm, la Camera bassa del parlamento polacco. “Non c’è motivo di affermare che siamo in stato di guerra, ma non c’è dubbio che questa provocazione è incomparabilmente più pericolosa dal punto di vista della Polonia rispetto alle precedenti” ha sottolineato.
Inoltre, il premier polacco Donald Tusk afferma che la Polonia invocherà l’articolo 4 della Nato, richiedendo una consultazione formale all’interno dell’alleanza, una mossa concordata tra lui e il presidente Karol Nawrocki. L’articolo stabilisce un meccanismo di consultazione tra le parti del Trattato in caso di minaccia all’integrità territoriale, all’indipendenza politica o alla sicurezza di una delle parti. “Le consultazioni con gli alleati hanno assunto la forma di una richiesta formale di attivazione dell’articolo 4 della Nato”

L’Europa è al fianco della Polonia”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in un passaggio dello Stato dell’Unione alla Plenaria dell’Eurocamera. Alle sue parole è seguito un lungo applauso dell’Aula di Strasburgo, per la maggior parte in piedi in segno di vicinanza a Varsavia dopo la penetrazione di questa notte di droni russi.

Esprimo, a nome del Governo italiano, piena solidarietà alla Polonia per la grave e inaccettabile violazione, da parte russa, dello spazio aereo polacco e dell’Alleanza Atlantica”. Lo dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in una nota.

Nell’operazione di protezione della Polonia di stanotte sono stati coinvolti jet italiani e olandesi. Lo scrive Reuters sul suo sito citando una fonte della Nato che afferma che l’organizzazione non sta trattando l’incursione dei droni come un attacco. Ai caccia F-16 polacchi si sono uniti durante la notte gli F-35 olandesi e gli aerei da sorveglianza AWACS italiani. Reuters riferisce inoltre che i sistemi di difesa aerea Patriot della Nato hanno rilevato i droni russi tramite radar, ma non li hanno attaccati.

Mentre la seconda fase, che avverrà tra pochi giorni, riguarda l esercitazione militare Zapad 2025.

A partire da questo weekend, i confini orientali dell’Unione europea e della Nato saranno al centro dell’attenzione globale con lo svolgimento di “Zapad 2025“. Queste esercitazioni militari congiunte tra Russia e Bielorussia, eredi di una tradizione che affonda le radici nel 1999, rappresentano un momento di alta tensione e vigilanza per l’Occidente.
“L’unità e una deterrenza credibile sono essenziali per impedire a Russia e Bielorussia di mettere alla prova i nostri confini – ha scritto su X Andrius Kubilius, commissario europeo per la Difesa e lo Spazio -. L’Ue sosterrà gli Stati membri nel rafforzamento della difesa, nello sviluppo di progetti come lo Scudo di difesa del confine orientale e nella protezione dell’Unione stessa”. Ma quali rischi comportano tali esercitazioni e come i Paesi confinanti si stiano attrezzando per evitare un’escalation?

“Zapad” (che in russo significa “Ovest”) è il nome in codice di una serie di esercitazioni militari congiunte tra truppe russe e bielorusse. Formalmente presentate come manovre difensive, le edizioni passate hanno simulato scenari aggressivi, come un attacco nucleare a Varsavia nel 2009. Zapad 2021 è stata ritenuta da diversi esperti militari, tra cui il generale Mark Milley, Capo di Stato Maggiore dell’esercito americano, una “prova generale dell’invasione dell’Ucraina”. L’edizione 2023 non si è svolta a causa del conflitto russo-ucraino. Le manovre militari si tengono ogni quattro anni.

Quella del 2025 è prevista già alla fine di questa settimana, con alcune manovre che si terranno dal 12 al 16 settembre. I piani iniziali indicano un coinvolgimento di circa 13 mila militari, ma alcune agenzie di intelligence europee sospettano che il numero possa essere significativamente maggiore, con previsioni dell’intelligence militare lituana che parlano anche di 20 o 30 mila soldati schierati al confine. Inoltre, l’edizione di quest’anno prevede la pianificazione dell’impiego di sistemi missilistici “Oreshnik” con capacità nucleare. Gli scenari sviluppati in queste esercitazioni sono spesso considerati un’indicazione del tipo di guerra che la Russia sta preparando contro l’Occidente.

Oltre alle operazioni militari convenzionali, esiste un elevato rischio di escalation tramite tattiche di guerra ibrida. Negli ultimi mesi, ai confini delle repubbliche baltiche, sono stati attribuiti a Russia e Bielorussia vari eventi come danneggiamenti di infrastrutture di sicurezza, sconfinamenti di spie travestite da escursionisti, droni e palloni aerostatici, e l’utilizzo di migranti dal Medio Oriente per creare tensioni ai confini dell’Ue.

Le esercitazioni interesseranno diverse aree chiave, inclusi i distretti militari russi di Mosca e Leningrado, l’exclave di Kaliningrad, la regione artica, il Mar Baltico e il Mar di Barents, e la Bielorussia. Alcune manovre si svolgeranno a poche decine di chilometri dai confini di Polonia e Lituania, con truppe posizionate su entrambi i lati del Corridoio di Suwałki. Questo corridoio, un’area scarsamente popolata tra Lituania e Polonia, è considerato una debolezza strategica della Nato, poiché la sua occupazione taglierebbe i rifornimenti terrestri alle repubbliche baltiche.
Durante esercitazioni su larga scala, quando le armi sono pronte, può essere difficile, inoltre, distinguere una simulazione da un’azione militare reale. Questo aumenta il rischio che “segnali coincidenti” vengano interpretati come un vero attacco ai Paesi Nato.

I Paesi Nato confinanti con Russia e Bielorussia stanno affrontando Zapad 2025 con la massima serietà, rafforzando le proprie difese e conducendo una serie di esercitazioni di risposta.
La Lituania, ad esempio, ha edificato un muro lungo quasi 700 chilometri al confine con la Bielorussia, chiudendo progressivamente tutti i valichi, eccetto due sottoposti a controlli severi. La frontiera è pattugliata ventiquattr’ore su ventiquattro con uomini e mezzi. Il governo lituano e il comune di Vilnius hanno anche reso noto un piano di evacuazione della Capitale, che si trova a trenta chilometri dal confine bielorusso, in caso di “eventi esterni” o invasione.

La contro-esercitazione Nato in risposta a Zapad 25 è la Tarassis 25 che coinvolgerà 10 Paesi del Nord Europa. La Lituania terrà la propria esercitazione di difesa nazionale, Thunder Strike. E la Polonia sta conducendo l’esercitazione Iron Defender-25, con la partecipazione di 30.000 soldati, ribadendo una risposta adeguata alle manovre di Zapad. In Lettonia, a Camp Ādazi, si svolge l’esercitazione Crystal Arrow.

Zapad 2025 si inserisce in un contesto geopolitico estremamente teso, rappresentando un momento cruciale per la valutazione delle capacità militari russe e per la dimostrazione della prontezza della Nato. Zapad fornirà un’opportunità per valutare il livello di preparazione dell’esercito russo tre anni dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Nonostante la guerra abbia comportato costi elevati in termini di vittime e equipaggiamenti, ha anche stimolato l’economia bellica russa.
E anche se il numero di soldati previsto per Zapad 2025 non sarebbe sufficiente per attaccare un membro della Nato, le esercitazioni saranno comunque attentamente monitorate per indizi su future offensive. Questa serie di esercitazioni militari farà da barometro delle intenzioni e delle capacità russe, e sottoporranno gli alleati a un test per la coesione e la prontezza difensiva della Nato e dell’Europa sul suo fianco orientale.

In questi ottica, diventa ancora più fondamentale, l’attuazione del piano di difesa europeo Readiness 2030,alla luce della recente decisione di disimpegno militare del presidente Trump, che elimineranno gradualmente i programmi di assistenza alla sicurezza per gli eserciti europei lungo il confine con la Russia.

Matteo Cantù 

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