Riarmati o subalterni

C’è una contraddizione evidente nel discorso di chi accusa l’Italia e l’Europa di essere subalterne agli Stati Uniti, senza però voler trarre le necessarie conseguenze di questa analisi. È una posizione politicamente comoda, ma intellettualmente pigra. Perché piaccia o meno, la realtà è che oggi, nel 2025, l’egemonia americana nel mondo rimane un dato di fatto, non una scelta arbitraria.

L’influenza degli Stati Uniti non è solo politica o culturale, ma strutturale: militare, economica, tecnologica, strategica. Chi parla di “subalternità” come se fosse un tradimento nazionale o un’infamia morale dimentica che essa è, innanzitutto, il risultato di un preciso equilibrio di potenza. È figlia del secondo dopoguerra, della Guerra Fredda, ma anche della capacità americana di imporsi come garante dell’ordine mondiale.

Non è solo una questione di simpatie o ideologie: è una questione di forze in campo. In questo senso, lamentare la subalternità europea senza voler affrontare il nodo del riarmo e dell’autonomia strategica è, semplicemente, un non-senso. Chi si oppone a una politica di difesa comune europea, o alla crescita del peso militare dell’UE, pur criticando la dipendenza da Washington, è intrappolato in una contraddizione paralizzante. Non si può rivendicare indipendenza senza volerne pagare il prezzo.

Ma c’è un altro aspetto: anche i presunti “nemici” dell’America, dalla Russia all’Iran, giocano una partita molto più ambigua di quanto appaia. Dietro le retoriche bellicose, i “conflitti annunciati” e le escalation di facciata, si intravede un copione già scritto, in cui gli attori recitano ruoli funzionali a mantenere un certo equilibrio globale. Gli attacchi “telefonati”, le “reazioni calibrate”, e i rapporti diplomatici sotterranei dimostrano che persino chi si professa antagonista del potere americano finisce per riconoscerne implicitamente la centralità.

In questo scenario, quindi, se il famoso piano “ReArm Europe” può innescare un meccanismo che ci porterà, in un futuro prossimo, ad una maggiore autonomia strategica, ben venga. Altrimenti rimarremo subalterni. Delle due l’una.

Pierpaolo Cicciarella

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