La guerra Iran-Israele

Il conflitto in corso tra Iran e Israele ha, come ormai sempre succede, dato adito a varie interpretazioni semplicistiche. Queste nascono essenzialmente dall’ incapacitá di trovare il centro in se stessi. Chi difende Israele è accecato da un furore ideologico, presupposto dell’occidentalizzazione, che in Europa agisce come un cancro. Una delle più grandi piaghe è non concepire l’Europa come soggetto libero, autonomo e indipendente, altro dal modello occidentale. Tuttavia, anche chi esalta l’Iran come nuovo portatore di civiltà e come alfiere della nuova crociata antisionista non vive nel reale. L’Europa deve poter assumere una posizione netta contro Israele che compie quotidianamente una mattanza indiscriminata contro il popolo palestinese e che sta dimostrando con l’attacco all’Iran di non avere come unico obiettivo Gaza, bensì di conquista di buona parte del Medioriente. Ciò che invece non va fatto è sperare che qualcun altro compia l’opera. Ciò non comporta evidentemente neutralità. Da auspicare è che Israele non riesca nel suo obiettivo di cambio di regime, soprattutto che venga scardinato il dogma secondo cui alcuni stati possono detenere un certo tipo di armi nucleari, mentre altri no. Combattere queste asserzioni è fondamentale per la riconquista dell’Europa da parte degli europei, in quanto dell’autonomia militare scaturisce la sovranità di uno stato. Ma se la simpatia umana e l’opportunità ci possono far propendere verso l’Iran, va assolutamente evitato qualsiasi atteggiamento di idealizzazione, cui troppo tempo si è assistito negli ultimi anni nei confronti di potenze non europee. L’Iran non è un regime che incarna i valori europei, non costituisce un modello del nostro agire e del nostro vivere. E nel corso degli anni ha troppo spesso favorito Israele, collaborando con il sionismo per raggiungere l’abbattimento dei regimi laici, sociali e nazionalisti che garantivano stabilità al mondo arabo e quindi anche un riparo per l’Europa dal fenomeno dell’immigrazione di massa. Oggi potremmo asserire che si trova anche a scontare errori fatti in passato. Tuttavia, siccome è dell’oggi che bisogna occuparsi, non si può ignorare che l’Iran è l’unica nazione del mondo islamico che sta difendendosi con ogni mezzo dall’imperialismo israeliano. Esattamente come, in Palestina, è Hamas che guida la resistenza palestinese, per quanto ad Hamas avremmo preferito ben altre guide. Considerato che ogni singola guerra creata dal blocco occidentale negli ultimi decenni ha portato a dei disastri, ora occorre che l’Europa riesca a far sentire la propria voce, cogliendo ogni strumento possibile per avere influenze determinanti su quanto si sta verificando. L’imperialismo di Israele va ostacolato, se non si vuole che le terre mediorientali vengano sempre più destabilizzate. Siccome ci troviamo in una condizione “favorevole”, se non si coglie ora l’occasione, il processo di unificazione europea che passa dalla costruzione di esercito comune e univoca linea di politica estera, risulterà sempre più complicato da conseguire. È nei momenti di crisi e incertezza delle altre potenze che chi è in posizione di sottomissione e di svantaggio, come oggi è l’Europa, trova la capacità di ricostruire e di progettare l’avvenire. Attualmente, gli USA, sotto il dominio di Trump altro non fanno che assecondare acriticamente qualsiasi volontà israeliana. Evidentemente un presidente che lega sempre di più il destino della propria nazione ad altri poteri col tempo perderà la forza e il prestigio che consentono il perdurare dall’egemonia. Situazione non molto diversa è quella russa. Come c’è chi lucidamente ha evidenziato, la guerra che Putin ha mosso agli ucraini non solo ha dilapidato molte delle risorse a disposizione, ma ha reso Putin sempre più dipendente dai voleri di USA e Cina. A ciò si aggiungano le gravi problematiche che Israele sta subendo a causa della sua politica militare degli ultimi due anni. Questo è bene specificarlo, soprattutto se si collega al fatto che oggi molti sono gli israeliani talmente inseriti nelle logiche di consumismo borghese da non essere per nulla disposti a morire per Israele. Alla luce quindi del quadro qui tratteggiato, per mettere ordine dal punto di vista europeo nella questione, occorre rifondare un’etica che allontani da qualsivoglia forma di moralismo, di dualismo tra bene e male. È invece indispensabile che l’Europa abbia come traguardo il raggiungimento di un ottimo stato di salute, che dovrà essere modello per il resto del mondo. E siccome in ciò rientra la stabilità delle terre mediorientali ” schierarsi contro chi mina questo scenario di pace non è opzionale. Logicamente far ciò è difficile e tante sono le possibilità che l’Europa non superi gli ostacoli attuali, ma quel che conta soprattutto è avere bene nella mente chiari questi concetti. Non si può prescindere da vocazioni imperiali ,se il proposito che ci si pone è quello di una civiltà che vive pienamente la sua essenza. Chiunque quindi in più modi continua a demonizzare il processo di unità europea sta rinnegando la civiltà che è chiamato a difendere. Chi vuole per l’Europa un futuro felice deve attivamente combattere il fanatismo di Israele. Non è impresa semplice, ma è la sola autentica e possibile.

Ferdinando Viola

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