Europa stato-civilizzazione?

Sulla radio francese Radio Courtoisie(www.rc.fr) è stato recentemente presentato un volume del professor Gérard Dussouy, collaboratore dell’Institut Iliade, intitolato Le Nouveau Monde des puissances-L’Heure de l’État-civilisation?(Il Nuovo Mondo delle potenze-L’Ora dello Stato-civilizzazione?)

Dussouy prendendo in prestito una dicitura del governo cinese, propone nel testo la formazione di uno stato-civilizzazione europeo, gerarchico e culturalmente omogeneo al suo interno, per poter permettere alle nazioni europee di entrare appieno nella nuova fase della fine dell’unipolarità e della competizione tra grandi stati macroregionali che si apre dinnanzi a noi.

L’idea cinese di stato-civilizzazione è una idea non universalistica derivata dalla concezione confuciana di espansione della civiltà in cerchi concentrici, dal centro alla periferia. Nei secoli questa visione è stata declinata dalle varie dinastie cinesi curandosi di rendere stabile il centro, Cina in cinese vuol dire proprio Paese del Centro, per assimilare selettivamente a questo le perifierie più prossime, e far orbitare economicamente e politicamente quelle più lontane. Come segnalato in un intervento del 18/05 sullo Shintō giapponese, anche il Giappone ha utilizzato una forma simile di legittimità a cerchi concentrici, ma la differenza dell’approccio cinese risiede in un aspetto fondamentale: in Cina l’imperatore(o chi per lui) non è figlio diretto della divinità, ma il suo rappresentante in terra, colui che detiene il Mandato Celeste per governare la terra. Con la rivoluzione repubblicana del 1911 e la formazione di uno stato in stile occidentale, si è persa questa concezione del Cielo come divinità e dell’imperatore come rappresentante del volere celeste sulla terra, ma il concetto di centralità degli Han, l’etnia cinese, al centro del sistema di governo con tutti gli altri popoli ad orbitare attorno ad esso rimane invariato. L’estrema laicizzazione e la seguente comunistizzazione dello stato cinese hanno inoltre aggiunto un valore ‘mondialistico’ a questo concetto, concetto di stato-civilizzazione che infatti va di pari passo con tutta la dottrina di politica internazionale del Partito Comunista Cinese: non più egemonia dell’ideologia liberale made in USA, ma coesistenza tra diversi stati-civilizzaione, ben sapendo i cinesi che potendo contare su di una popolazione sterminata potrebbero avere grossi vantaggi da questo nuovo stato di cose.

Nella riflessione degli strateghi cinesi più importanti, non c’è quindi un’idea di controegemonia unipolare cinese che sostituisca quella americana, ma di equilibrio di potere tra diversi blocchi(rappresentativo a riguardo il testo L’Arco dell’Impero del generale Qiao Liang). La speranza cinese è ovviamente di essere l’unico blocco ad arrivare in piedi a questo traguardo, con un’America che perda l’influenza sull’Europa, che dovrebbe formare un blocco a sé stante, una Russia dimidiata dalla nascita di uno stato europeo da un lato, con conseguente perdita di prossimità del partner americano, e dalla formazione di un blocco asiatico, ovviamente a guida cinese dall’altro.

Come è ben visibile questo progetto non tiene conto di alcuni punti fondamentali: e cioè che metà dei paesi del globo non hanno alcun interesse a che la visione cinese si realizzi, tra cui gli USA, la Russia stessa, ma neanche potenze vicine dei cinesi come il Giappone, per non parlare di ciò che pensano e vogliono i taiwanesi. La sponda per la Cina dovrebbe quindi essere l’Europa, e in maniera un po’ vaga il cosìddetto Sud-globale, compresa l’India, che in verità non costituiscono affatto un blocco monolitico e non sono necessariamente filocinesi.

Per quanto riguarda l’Europa, in effetti l’interesse di uno stato unitario europeo convergerebbe con quello cinese per due aspetti: la perdita d’influenza americana sul proprio territorio e la formazione di uno stato culturalmente omogeneo al suo interno che sappia agire da bilancia nell’ambito internazionale.

Rimangono però degli aspetti contraddittorii: una potenza europea, come agirebbe a livello di rivalità economica e geopolitica con la Cina stessa? L’Europa si potrà formare o in un senso progressista, Europa come terra della democrazia liberale, dei diritti e del libero scambio, in pratica una piccola America più debole e complessata, ciò che è sicuramente nelle intenzioni della Cina, o in senso identitario, cioè l’Europa come la intende Kulturaeuropa, e che nessun altro attore sullo scacchiere globale vorrebbe mai vedere affermarsi sul continente. Il problema è che la Cina non sa se dando supporto alla costituzione di uno stato europeo essa si troverà di fronte alla tanta agognata passerella della globalizzazione da poter continuare a sfruttare o ad una superpotenza industriale e militare che potrebbe ritorcerglisi contro. La Cina è stata la maggiore beneficiaria della globalizzazione come egemonia americana sul mondo, e vorrebbe mantenere l’Occidente, almeno la parte più debole di esso(l’Europa), aperto in senso consumistico per l’import dei suoi beni. La proposta è allettante: europei, diventate voi la nuova superpotenza liberal-antifascista-consumista, con la valuta di riserva mondiale che vi aiuti a sostenere la vostra economia superfinanziarizzata ed il vostro megadebito per combattere con noi i nazisti americano-giapponesi e dare il via alla liberazione dei popoli oppressi del mondo. La trappola è aperta sotto i nostri piedi, e il vento antidestre che soffia in Europa sono un segnale dall’allarme.

Senza farci infinocchiare dai cinesi, dobbiamo però cogliere al volo l’opportunità che lo scontro USA-Cina ci propone, e cioè quello del collasso della globalizzazione come la abbiamo vissuta sino ad ora. L’idea liberalprogressista di una superpotenza europea che faccia nuovamente trionfare gli ideali dei Diritti Umani nel mondo rimarrà una chimera, perché è insito in questa ideologia la non omogeneità e lo sfarinamento della società. Tuttavia, si può utilizzare l’urgenza avvertita dalle classi dirigenti europee per creare la base istituzionale dello stato unitario per poi prenderne il possesso in senso identitario. Bisogna insomma giocare un po’ di sponda tra i vari interessi per giungere al risultato. Quello che è certo è che ormai anche su dei media di stampo sovranista come Radio Courtoisie si sta facendo strada l’idea di una necessità del superamento degli stati nazionali, come la presentazione del libro di Dussouy conferma.

Necessità già avvertita da strateghi francesi come Alexandre Kojève(rimando alla lettura del numero di Limes-rivista italiana di Geopolitica ‘Il triangolo sì’, aprile 2021), della formazione di grandi spazi già alla fine della Guerra Civile Europea, e che oggi in Francia trovano un ambiente fervido di discussione geopolitica, specialmente sul versante progressista, con riviste come Le Grand Continent.

Tutti gli autori delle riflessioni sulla formazione di un grande spazio di potenza dell’Europa si fermano sempre al punto di dover definire quale sarebbe l’anima culturale di questa potenza civilizzazionale, Kojève, in un epoca di spartizione dell’Europa tra Ovest ed Est, propone la formazione di un Impero Latino tra Italia, Francia e Spagna proiettato verso l’Africa e con il cattolicesimo come cultura guida, altri oggi propongono l’ideologia egualitarista e liberlprogressista, la proposta confuciana sembra invece andare in un altro senso, a cerchi concentrici: individuo-famiglia-stato-resto del mondo.

Quello che possiamo aggiungere noi, e che forma il vero scarto tra mentalità eroica europea e stato-formicaio cinese è l’elemento del mito, cioè quell’elemento creativo che Spenglerianamente separa la Kultur dalla Civilisation. Se vi è un problema nel sistema cinese è infatti quello della increatività e dello scarso peso devoluto alla persona come affermazione dell’ideale in un singolo, insomma alla spiritualità. Non a caso il successo cinese degli ultimi cinquant’anni a livello soprattutto economico è dovuto ad un aspetto di parassitarizzazione del sistema occidentale, più che alla creazione di un sistema alternativo.

Quel sistema alternativo dovrà essere proprio l’Europa, che allo stato-civilizzazione dovrà aggiungere la spiritualità, il mito, declinato nella potenza e nel benessere della propria popolazione, con cui tutti gli altri vorranno, o dovranno, confrontarsi.

Luigi Corbelli

 

 

 

 

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