Liberazione o schiavitu’ ?

Riceviamo e pubblichiamo

Il concetto di “liberazione nazionale” è uno dei più volgari del secolo scorso, negli anni diventato appannaggio di fazioni politiche che, pur riempiendosi incoerentemente la bocca della parola “patria”, propugnano lo stesso radicale internazionalismo degli imperialisti che dicono di combattere, sostituendo la bandiera di un dominatore straniero con un’altra.

Per definire cosa significhi realmente, per un popolo, liberarsi dalle catene di un dominio straniero, bisogna prima capire cosa fa un dominatore, invasore o meno, quando conquista il territorio di un altro popolo.

Ciò che viene chiaramente in mente è un’occupazione militare, ma questa non è condizione sufficiente né necessaria perché un popolo neghi la libertà ad un altro. Per negare realmente la libertà ad un popolo, impedirne l’autodeterminazione, ciò che ogni oppressore fa è negarne l’identità di popolazione distinta, assimilando a sé stesso.

A questo scopo, l’oppressore distrugge o assimila l’élite culturale del popolo conquistato, impone la propria lingua come ufficiale o comunque france, superiore o più importante di quella locale, riforma le istituzioni e la struttura economica locale per renderla dipendente dalla propria, e divide il tessuto sociale secondo linee preesistenti o create ad hoc, scegliendo un gruppo come classe dirigente clientelare.

Vien da sé che un processo di liberazione deve, uno per uno, smantellare questi punti. Un popolo che vuole asserire la propria sovranità, deve innanzitutto riscoprire le proprie radici, dotandosi di una nuova classe dirigente non assimilata, un’élite culturale ed intellettuale che riesca a promuovere lingua, valori e tradizioni cancellati dagli oppressori, promosse dapprima, se necessario, tramite istituzioni parallele e clandestine.

Un esempio che stiamo vedendo in tempi recenti di un popolo che, a seguito della propria Rivoluzione, ha trovato la propria libertà nelle radici è quello ucraino, che nonostante le immense difficoltà ha riscoperto la dignità della propria lingua (tacciata di inferiorità dai Russi) e le antiche tradizioni cosacche (la cui marzialità sta decisamente aiutando in tempi recenti).

L’Europa negli ultimi 80 anni ha vissuto un processo di profonda americanizzazione, i suoi popoli sono stati omologati a quelli oltreoceano non (solo) con le bombe, ma anche e soprattutto grazie all’imposizione di un sistema economico e sociale a noi alieno che ci lega a Wall Street, ed una classe dirigente profondamente antinazionale il cui unico scopo è stato smantellare le nostre tradizioni per decenni, pezzo dopo pezzo, rendendo identici i popoli. Vien da sé che quindi, la vera resistenza a questa forma di occupazione sia una ribellione culturale, una primavera dei popoli che riscoprono la propria dignità, il proprio folklore, la propria lingua e la propria fede, una rivoluzione che deve partire dalla gioventù che deve respingere le imposizioni dei propri oppressori, e potrà portare ad una Rivoluzione Europea.

Stefano

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