Cos’è un capo?

In una società organica ogni persona ricopre il ruolo per cui è fisicamente, mentalmente e spiritualmente portata, il che genera naturalmente un sistema gerarchico di caste.

Che sia la fittizia repubblica di Platone, gli antichi regni indoeuropei o il sistema feudale, la società è naturalmente gerarchizzata, dall’alto verso il basso, partendo dal Divino: in cima ci sono i custodi della Saggezza, i “re filosofi”, coloro che hanno il compito di preservare i riti e gli ideali Sacri. Poi abbiamo la casta guerriera, aristocratica, coloro che con la loro forza ed il proprio eroismo proteggono la Civiltà dal nemico interno e quello esterno. Infine ci sono mercanti, produttori e lavoratori, che in base alla società condividono una sola casta o divisi tra più, il cui compito è provvedere alla ricchezza e la prosperità di tutti. In questo modo, come nell’Apologo di Agrippa, la società funziona come un organismo unito, con unità che svolgono funzioni diverse ma ugualmente necessarie, interdipendenti nonostante la gerarchia.

Quest’ordine perfetto e Sacro su nient’altro si fonda che l’Autorità, che arriva dal Divino, dall’alto verso il basso per organizzare il mondo terrestre come i Cieli, “come in alto, così in basso”. Questa piramide ha ovviamente un apice, che rappresenta il punto di contatto tra Divino e civiltà terrestre. Questo punto di contatto è dove tutta l’autorità si concentra: l’Augusto. Questa figura assume forme diverse in base alla cultura, anche in certe esperienze particolari identificata con lo Stato stesso come nella Res Publica romana.

L’Augusto è tutto, il capo sacro e civile che trascende ed incarna ogni casta, il punto di convergenza verso cui tutto tende. Tuttavia questa figura di unità perfetta ha perso sempre più ruoli, mentre l’una o l’altra casta prendevano il potere nelle varie società, in un modo o nell’altro stravolgendo il perfetto equilibrio divino. Con l’ascesa della casta mercantile nel mondo occidentale e la nascita della democrazia liberale, la figura dell’Augusto è andata a morire insieme al potere dello Stato stesso e alla sacralità ad esso legata.

Una vera Rivoluzione conservatrice ha quindi tra i suoi obiettivi quella di convogliare nuovamente la società in modo che tenda verso il Divino, dunque ha bisogno di resuscitare la figura dell’Augusto. Vari movimenti reazionari nella Storia hanno provato a restaurare i vecchi sovrani di regni che hanno però da tempo perso ogni forma di autorità sacra, al massimo trasformandoli in semplici despoti destinati a lasciare il potere nuovamente in futuro. Le tradizioni e i rituali che girano intorno ai sovrani moderni sono totalmente vacui, le aristocrazie sono di fatto solo nominali e rispondono alla stessa cultura e rapporto di potere tipici della società mercantile. Queste vecchie gerarchie ormai spoglie di vera Tradizione necessitano di essere rimpiazzate, permettendo ad ogni individuo di riprendere il posto che gli spetta nella società organica.

Questo comporta anche la necessità di un nuovo Augusto, che sia equivalente al sovrano degli antichi regni indoeuropei, un uomo che sia più che uomo, la cui autorità sia fondamentalmente Divina, un condottiero che dovrà guidare la Rivoluzione e plasmare una nuova civiltà. L’esempio storico recente più perfetto lo troviamo nella rivoluzione nazionalsocialista tedesca, in cui H* divenne per la società un vero e proprio semidio, ma anche nella rivoluzione Iraniana in cui la figura del Capo Supremo è tutt’ora decisamente simile a quella dell’Augusto.

Non sappiamo ancora la forma esatta che prenderà la società dopo la fine del Kali Yuga, ma una cosa è certa: emergerà un nuovo Augusto che stavolta dovrà prendere il proprio legittimo posto di autorità.

Stefano

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