L’Europa si farà, forse non nel brevissimo termine, ma si farà. Che piaccia o meno, l’unificazione completa del continente è un processo irreversibile, spinto dalla competizione tra le grandi potenze e dalla necessità di una maggiore autonomia. La questione, quindi, non è se l’Europa nascerà come soggetto unitario, ma quale forma assumerà. E oggi più che mai, le scelte compiute determineranno il suo destino: quello di un attore protagonista oppure continuare a svolgere un semplice ruolo da comparsa nello scacchiere mondiale.
La nostra posizione è chiara, non abbiamo mai avuto nessun tipo di tentennamento, né neutralità(che solo a scriverla mi provoca l’orticaria alle mani). Ma in questi giorni abbiamo assistito a due posizioni opposte che impediscono all’Europa di svilupparsi nella giusta direzione. Da un lato la sinistra progressista, erede dell’utopia di Ventotene, continua a sognare un’Europa in balia degli eventi mondiali e incapace di difendere i propri interessi. Dall’altro, la destra bottegaia che rifiuta l’Unione Europea in blocco, promuovendo il ritorno ai nazionalismi ottocenteschi, cieca di fronte al fatto che nessuna singola nazione europea può competere con Stati Uniti, Cina e Russia.
Se l’Europa vuole sopravvivere, deve dotarsi di una struttura federale forte, militarizzata e autonoma. Non un’Europa idealista e utopica, ma un’Europa pragmatica in grado di dettare le regole invece di subirle. Questo obbligatoriamente significa dotarsi di un esercito europeo unitario: non possiamo più affidarci alle deboli forze nazionali e alla protezione degli Stati Uniti. Nell’immediato, invece, è necessario dare risposte concrete, sostenendo non solo il riarmo voluto dalla presidente della commissione europea, Ursula Von der Leyen, ma costruendo una vera difesa comune europea.
Non solo, occorre dotarsi di un governo federale forte: basta con il modello inefficiente dell’Unione Europea attuale, dominata dai veti incrociati e dalle indecisioni. Serve un esecutivo centrale con poteri reali, capace di agire con rapidità e determinazione.
Questa fase storica è l’occasione perfetta per iniziare a liberarci dal giogo atlantista, dello spirito di Yalta e riprendere il nostro destino nelle nostre mani. Il mondo che sta emergendo non lascia spazio a entità deboli e indecise. Se l’Europa vuole sopravvivere come soggetto storico, deve imporsi come attore geopolitico autonomo.
Questo è il momento di agire, di cavalcare la storia e non di subirla. Ogni uomo, donna, giovane militante che si crede erede della “più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee” deve sostenere questa visione in continuità alla nostra storia. La costruzione di un’Europa forte e armata non è un’utopia, ma una necessità storica che richiede azioni immediate e concrete.
Pierpaolo Cicciarella

