Lo slogan ripetuto ad ogni occasione, ovvero investire in diritti sociali e non in armi, rappresenta la più nefasta mentalità antieuropea che possa esistere. Contraddice chiaramente la gerarchia dello stato platonico che vedeva nella guerra e nel coraggio il cuore all’interno del corpo umano, occupante un posto superiore all’economia. È sovversivo rispetto alla Tradizione del mito, in cui a distinguersi sono i valorosi in guerra. È il più palese tradimento della visione dell’Alighieri che riconosceva lo status di potenza imperiale a chi aveva affrontato la prova del certamen. E, come tutto ciò che è anti-ario, è uno slogan profondamente ipocrita e utopistico, visto che nel mondo tutte le grandi potenze hanno a cuore l’avere degli eserciti potenti. Anche perché, la ricchezza economica è perseguibile solo dove viga la pace, ma per garantire la pace, come ci ricorda la saggezza romana, si deve preparare la guerra. La pace senza la guerra non è pace, è resa, ignavia, torpore, apatia, ovvero tutto ciò che serve alla distruzione di una civiltà. Inoltre, se l’economia, cosa che ogni persona che si richiama alla tradizione fascista, è al servizio dello spirito, dove non vi sia sicurezza, armonia spirituale, il disporre di diritti sociali non solo non serve a nulla, ma è irraggiungibile. Chi fa benaltrismo non sa spiegare come mai pur se da decenni l’Europa si comporta da potenza imbelle e in termini di guerra nulla spende, ben poco in termini di diritti sociali reali ha garantito. Ergo, il quadro qui tratteggiato dimostra ancora una volta che chi non vuole il riarmo per l’Europa è essenzialmente chi ne vuole la sua distruzione. E questo certamente non è una sorpresa se parliamo di marxisti, progressisti etc. Ma se parliamo di persone “di destra”, non vi può essere alcuna giustificazione. Si tratta di individui che hanno venduto la primogenitura per un piatto di lenticchie e che per giustificare l’ignavia spiegano di non voler servire coloro che attualmente detengono l’egemonia nelle istituzioni europee. E quando ragionano così dimostrano ulteriormente quanto qui stiamo asserendo, ovvero che si sono fatti in tutto e per tutto assorbire dall’egemonia marxista in termini culturali e dialettici. Le azioni sono giuste o empie, sulla base della finalista che intendono perseguire, non sulla base del soggetto che accidentalmente coinvolgono. È sempre questa tra l’altro la mentalità alla base del diritto romano-germanico. È l’atto che definisce la virtù degli uomini. Per poter avere un’Europa degna di questo nome, il riarmo è necessario, la sostituzione dell’attuale gente che la controlla è poi un lungo processo conseguente ad una rivoluzione degli animi, che inevitabilmente porterà a nuovi uomini al comando. Far la parte di chi non si vuole sporcare, è soltanto un modo per continuare ad avvalorare lo status quo e far sì che le premesse che permettono lo status quo, quello della sovversione economicistica e pacifista, non mutino. Se il nemico fa proprie sane parole d’ordine, per i fini errati, ben venga, in quanto chi avrà intelligenza saprà come adoperarle per conseguire i propri scopi. Se, invece, si sabota aprioristicamente ciò che viene dal campo avverso, anche quando è utile al raggiungimento della Giustizia, non si avrà fatto danno al nemico, che continuerà ad esistere e che porterà avanti le proprie tesi a prescindere. E sarà allora che ogni possibilità di rivoluzione tradizionale sarà perduta, ma a quel punto la colpa non sarà di chi propaga la sovversione, ma di chi pur potendo sfruttare le situazioni che consentissero di chiudere il ciclo della degenerazione ha preferito dar retta alla coscienza dell’impotenza e del benaltrismo. Ora è il momento. Se l’Europa non coglie qui ed ora le occasioni per risorgere, si condannerà definitivamente alla distruzione.
Ferdinando Viola

