Liberta’ e malvagita’

La libertà di opinione individuale è uno dei cardini teorici della democrazia liberale. Tutti ne notano l’incoerenza di fondo con la prassi, ma in pochi sanno perché tale enunciato ha assunto una forte importanza propagandistica. Per comprenderlo dobbiamo innanzitutto chiederci, un uomo che voglia esprimere il proprio pensiero su un certo argomento, perché lo fa? Per convincere i propri interlocutori che ciò che sta asserendo sia giusto oppure per apportare un cambiamento nella società. Nessuno che effettivamente esprime una posizione di cui è realmente convinto parla a vuoto. Da ciò cosa se ne deduce? Che quella famosa frase” non sono d’accordo con quanto tu dici, ma darei la vita perché tu possa esprimerlo”, falsamente attribuita a Voltaire, è un totale non senso. Una persona che crede veramente in ciò che afferma, non è affatto disposta, logicamente, a lottare per l’opinione di un altro, perché ciò che gli interessa è l’affermazione della propria. E la prova di questo sta nel fatto che tutti i regimi liberali dispongono di modalità per censurare o rendere ininfluenti pensieri e opinioni ritenute scomode o pericolose, per il sistema stesso. Ne consegue che la loro superiorità rispetto ai fascismi, da questo punto di vista, è inesistente, anzi, nei regimi fascisti vi era molta più libertà di quella di cui dispongono oggi i cittadini degli stati liberali, ma, sul punto, occorrerebbe dilungarsi troppo in considerazioni che non sono oggetto della presente trattazione. Tornando al concetto di libertà di opinione per come la propagano i regimi liberali, si deve anche considerare che in nessun capitolo della storia europea, in tutti i tipi di società in cui Vigevano forme “democratiche” sia mai esistita. Per fare un esempio da manuale, dato che spesso è anche preso come modello della democrazia odierna, guardiamo quella che era l’essenza della polis di Atene di età classica. Il cuore dell’Atene democratica era l’ekklesia, ovvero l’assemblea, la cui partecipazione era considerata un dovere, non un diritto o una facoltà, cui partecipavano tutti i cittadini maschi maggiorenni, titolari dei diritti politici, in grado di armarsi. Ovvero, ogni cittadino partecipante alla vita politica, riceveva una formazione completa, soprattutto dal punto di vista militare, che lo rendeva idoneo a decidere delle sorti della sua città. Tra il concetto moderno di democrazia, “libertà ” individuale ” , rappresentanza elettorale, partiti politici la differenza è pari ad un abisso. E venendo alla questione della libertà di opinione, che molti attribuiscono al termine greco parresia, in realtà le cose andavano in modo decisamente differente. Nessun cittadino ateniese era libero di poter profanare pubblicamente le divinità della città, i suoi antenati e i suoi valori. Aveva bensì titolo di poter parlare liberamente per convincere i membri dell’ecclesia ad appoggiare la sua idea circa le deliberazioni e le scelte da attuare nell’interesse della città, ma il fatto che ciascuno presentasse determinate proposte nell’interesse stesso della polis e nell’alveo di determinate leggi e costumi era scontato. La parresia, infatti, non era la libertà di poter parlare in modo insensato, ma la facoltà di poter criticare chi deteneva cariche importanti, se si pensava che stesse esercitando le proprie funzioni in contrasto con gli interessi e i valori della polis. Se, infatti, si leggono le commedie di Aristofane, un esempio vivo di satira del mondo antico si ha modo di constatare un tipo di ironia che nulla c’entra con quella moderna. Aristofane irrideva i vizi per esaltare la virtù, oggi, invece, i pagliacci di regime irridono le virtù ed esaltano il vizio. Se, quindi, la libertà di opinione per come viene propagata oggi non è mai esistita e se effettivamente non esiste nemmeno oggi per come viene enunciata, perché per la sovversione moderna è importante? Lo è semplicemente perché all’inizio serve sempre per portare avanti tesi che una società sana e normale considererebbe aberranti, e, una volta che queste vengono accettate,in virtù della libertà di opinione, il paradigma di fondo muta, e ad essere censurate sono le idee sane e normali, invece che quelle abominevoli. Il cosiddetto paradosso di popper, che gli antifa ripetono come ossessi, non è che il completamento di questo processo di rovesciamento totale dei valori, per cui a costituire un modello è tutto ciò che è contrario alle norme della vita associata e del diritto naturale, come è possibile constatare dalle tesi diffuse su aborto, droga, lgbti, immigrazione e quanto di più putrido si possa concepire. Fondamentalmente i liberali e i marxisti sono malvagi e perversi.

Ferdinando Viola

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