Le polemiche alimentate ad arte ,che da due anni accompagnano puntualmente la ricorrenza del 7 Gennaio, sono accomunate da un deficit storico, culturale e di analisi politologica che impressiona per la superficialita’ con cui si esprime. In 47 anni dalla strage di Acca Larenzia , il mondo è totalmente cambiato e con esso le categorie culturali, sociali , economiche e quindi politiche. Basti pensare che nel 1978 esisteva ancora il Muro di Berlino e l’Europa era divisa in due. Erano passati solo 40 anni dall’ultimo conflitto mondiale e la divisione ideologica era molto accentuata per diversi motivi , tali da portare ad una guerra civile strisciante e violenta. Quel che preme pero’, sottolineare è un altro dato, che evidentemente per comodita’ o semplice malafede viene continuamente riproposto dai media come uno stanco refrain, ed è il carattere “fascista” o “neofascista” della commemorazione ai giorni nostri .Ed è su questo punto che la scienza della politica o politologica dovrebbe fornire un valido supporto scientifico all’analisi dei fenomeni, senza scivolare nel qualunquismo o peggio nella stupida criminalizzazione pura e semplice. Che il Rito del “Presente” abbia il carattere dell’ atemporalita’ e della riconnessione dei vivi con chi è caduto, ha una caratteristica piu’ religiosa che politica , tipica di ogni concezione tradizionale ,aldila’ della forma in cui si esprime e non si identifica con nessuna forma politica, statuale o di regime, tanto piu’ se politicamente estintasi nel 1945. Quanto alla sua sovrapposizione con il “neofascismo” cioe’ quella corrente che fino a meta’ anni 70 si qualificava come appunto rinnovata prosecuzione di quella esperienza storica , anche in questo caso il sillogismo non regge, posto che il “neofascismo” è stata una corrente culturale e politica esauritasi almeno dalla fine degli anni 70- inizi 80, dove fu sorpassata sia dai primi tentativi di “destra conservatrice” all’interno del MSI che progressivamente portera’ ad Alleanza Nazionale ed alla svolta di Fiuggi, sia dalle ipotesi “nazionalrivoluzionarie” all’interno e soprattutto fuori dal MSI. Questo è un fatto storico, difficilmente controvertibile per chiunque abbia una minima cognizione del percorso o dei percorsi che un’intero mondo umano e politico ha compiuto in questo lungo dopoguerra , con tutte le sue differenze e variegate posizioni , sulle quali magari torneremo in modo piu’ approfondito in altre occasioni. Basti comunque sapere e soprattutto capire come il fascismo ed il neofascismo siano fasi legate a determinate e precise fasi storiche che oggi semplicemente non esistono piu’ e che i temi ,le risposte e la visione che animano il variegato mondo “identitario” sono molto differenti, per forza di cose. La visione culturale che si sta affermando oggi ha un impianto molto diverso dal passato e si pone le sfide della contemporaneita’ e del mondo globale, in un’ottica nazionaleuropea , fuori da ogni nostalgismo incapacitante ed, autonoma dal conservatorismo . Questo mondo non è piu’ quello che Piero Ignazi descriveva come il “Polo escluso” negli anni 80, in un suo interessante saggio sul variegato mondo della “destra” , ma rappresenta una visione del mondo alternativa e concreta Hic et Nunc. Su questo punto si deve soffermare la riflessione: sulla necessita’ di capire come e cosa esprime e propone questa visione culturale prima che politica , oggi in un contesto completamente diverso da quello del 1978 , che comunque non va mai dimenticato e fatto cadere nell’oblio, perché chi non sa da dove viene, difficilmente sa dove va. La ricorrenza del 7 Gennaio ha ,infatti, avuto anche questa caratteristica probabilmente sacrale, quella di rinnovare e di far ripartire ogni volta un mondo fuori dagli schematismi del passato, al tempo stesso restando ancorato al Mito in termini atemporali ,aprendo nuove vie ed ipotesi di lavoro, che sappiano guidare le nuove generazioni verso gli obiettivi di un mondo diverso che si prefiggevano in un ‘epoca convulsa e difficile, Franco, Francesco e Stefano.
Redazione Kulturaeuropa

