“La Verità … è che il cuore resta fermo” … (G. Marconi )

…. Cosa disturba i parabolani dell’antifascismo?
Quel rito non ha nulla a che vedere con l’apologia e con la riproposizione del Fascismo storico, ormai bello che morto e seppellito dal 1943. Non ha nulla a che vedere con le tentazioni “revanchiste” di un certo neofascismo degli anni ’70 e non è neanche la sublimazione inconscia e nostalgica degli eventi tragici di quei giorni lontani. Quello che disturba e tormenta i tristi sonni dei paladini della democrazia è il silenzio composto, le file compatte, la scansione all’unisono di un grido di migliaia di voci che si scatena e prorompe nel cielo. Lo squarcia. Ciò che profondamente turba è proprio “la potenza evocativa” del Rito che, dopo quasi cinquanta anni, viene ancora meticolosamente celebrato. Là si percepisce il rivelarsi di qualcosa che va al di là della storia, della ragione e della materialità che la sostiene. L’arcano mistero di una ininterrotta trasmissione rituale ha a che fare con una “antropologia del profondo” e con il tema dell’irruzione del Sacro dentro le maglie di una società morta, di una realtà completamente desacralizzata; la forza mistica dell’irrazionale che ritorna, “estranea” allo spazio-tempo in cui si colloca; con questa dimensione, con questo recondito mistero, i signori apostoli dell’antifascismo fanno da sempre amaramente i conti. Il loro materialismo “percepisce”, ma non accetta che forze esiliate dal mondo possano varcare impunemente la soglia, strappando le trame del conosciuto; non gradiscono il ritorno di queste forze dall’esilio imposto loro dalla razionalità, poiché sconvolge il grigio e banale ordine di una quotidianità secolarizzata. Il loro nulla in quel momento trema. La loro sicurezza vacilla. La loro mente è assalita da una recondita ed atavica paura …

(Francesco Mancinelli “Generazione ’78” pag. 93-94)

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