ONORE CONTRO ODIO

Sosteneva, giustamente, Giambattista Vico che uno dei caratteri determinanti il passaggio dallo stato ferino di barbarie alla Civiltà, è il senso di rispetto per i defunti.
In questi ultimi giorni, con un crescendo squallido, rancoroso e fomentatore d’odio, stiamo assistendo ad un’operazione di sistematico disprezzo, sia verso i caduti di una comunità politica, sia verso coloro che intendono onorarne la memoria. Alludiamo a quanto sta avvenendo a Roma, in prossimità dell’annunciata commemorazione, il prossimo 7 gennaio, della strage di Acca Larentia, avvenuta nel 1978. Come dovrebbe essere noto, tre ragazzi, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, caddero vittime del fronte rosso e della reazione. Anche per loro, non vi fu mai giustizia…
Come riportano gli organi di stampa, una targa commemorativa del loro sacrificio, affissa nei pressi del luogo del delitto, è stata rimossa, spezzata e ostentata a mo’ di trofeo, da un vigile urbano, che agiva su ordine del Comune capitolino, dell’Anpi e del “responsabile” del Pd locale, il quale, utilizzando frasari degni dei peggiori anni ’70 dello scorso secolo, faceva allusioni a “provocazioni fasciste”, a “strumentalizzazioni propagandistiche”, a soggetti che non sono degni di rispetto.
Si tratta di malafede o di evidenti problemi d’ordine cognitivo. Il tanto vituperato “Presente” è manifestazione esteriore della Pietas che, secondo Tradizione, si deve a chiunque muoia per i propri ideali, per la propria Comunità di vita, pensiero e destino. La commemorazione dei Caduti è un Rito, è un legame che congiunge spiritualmente, i vivi ai morti, è evocazione di un Principio superiore, di una Civiltà. Non è un’ostentazione d’odio o un’apologia di reato: dimensioni, queste, del cosiddetto mondo democratico-progressista. Non è nostro costume assumere atteggiamenti vittimistici, ma da troppo tempo gli “antifa”, di norma sostenuti dalle Istituzioni, che dovrebbero essere super partes, spargono semi di disprezzo e di odio di tipo ontologico, pregiudiziale, nei confronti di chiunque non la “pensi” come loro. E tutto questo attraverso criminali slogan, dileggio verso i caduti, profanazioni, censure, palesi mistificazioni del passato, basse e viete polemiche.
Con ogni evidenza ritengono, dall’alto di una presunta superiorità morale che mai hanno avuto, di mostrarsi come soggetto di Ragione assoluta, di grande politica, nascondendo il proprio nichilismo etico, ideologico ed esistenziale, al fine, non secondariamente, di difendere prebende, finanziamenti pubblici, poltrone, privilegi e visibilità mediatica.
Dimenticano anche quella Costituzione, continuamente tirata in ballo, la quale prevede per tutti (Art. 21) il diritto “di manifestare liberamente il loro pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ma sappiamo bene che per molti sedicenti “intellettuali”, le garanzie costituzionali valgono solo per gli antifascisti… Gli altri non sono nemmeno degni di esistere. Insomma, assistiamo, per dirla sempre col Vico, ad un “ricorso storico”, o, in altri termini, al rigurgito della barbarie.
Per concludere, ci è caro citare il testo della lapide frantumata dai solerti gregari della democrazia e del bene…
Chi si è sacrificato nei Valori eterni della Tradizione, è Esempio immortale nella Rivoluzione.

Giuseppe Scalici

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