L’Amor che move il Sole e l’altre stelle

Amore è forse il termine più inflazionato del mondo moderno. Tutti parlano di amore ma travisando totalmente il suo significato originario. Senza entrare in questioni filologiche ed etimologiche sulla parola amore, che richiederebbero un intero trattato, sicuramente da una serie di elementi si può constatare che nel mondo antico a tale parola si dava un’accezione totalmente differente e ben più ampia. L’amore era ben lungi dall’essere soltanto inteso in una pulsione erotica, come vien immaginato adesso, ( dove tra l’altro l’Eros è stato spogliato di qualsiasi componente metafisica). L’amore, primariamente, simboleggiava i principi supremi di unità, dono, desiderio, affinità e appagamento totale, nonché capacità di sacrificarsi in nome di un principio superiore. La mentalità volgare moderna giustifica qualsiasi degenerazione con la parola amore, ma in fondo esso viene visto come lo strumento per appagare i propri desideri personali, quando invece l’amore in prima istanza richiede la capacità di elevarsi dalle pulsioni. L’amore è ciò che lega un uomo alla sua famiglia, una madre ai suoi figli, una stirpe alla sua patria, gli eroi all’impero. L’amore è la naturale affinità che permette la vita di tutti gli enti. Come il fumo, naturalmente, tende a salire in alto, unendosi all’aria, suo naturale affine, L’amore è quel principio che porta a perfezione ogni uomo capace di trovare la sua strada naturale e la dimensione più alta della sua vita, che è causa e fine delle sue azioni. L’amore in tal senso non conosce limiti di tempo e di spazio, essendo il principio motore dell’intero cosmo. La volontà di una stirpe, di una comunità nazionale e imperiale di perdurare nel tempo, di mettere al mondo dei figli cui trasmettere la propria eredità e la conseguente voglia della progenie di raccogliere quell’eredità sono atti supremi di amore, proprio perché non spiegabili con alcuna sovrastruttura e categoria pseudoscientifica. Ed è in tal senso che amore e guerra sono un tutt’uno inscindibile. Gli slogan della mostruosa pletora sessantottina “fate L’amore, non fate la guerra, rasentano la follia. Ama davvero chi combatte. Ama davvero chi sa combattere le pulsioni basse e materiali per donare sé stesso ad una causa, Ama davvero chi vuol bene, quindi chi, pur di compiere il bene, è disposto a non badare ad interessi personali e a fini utilitaristici. Ama davvero chi sa superare prove molto difficili e dimostra davvero quanto ama nella sua capacità di raggiungere i migliori traguardi. L’amore non può non essere una tensione aristocratica e guerriera, che teme e disprezza come una pestilenza qualsiasi pulsione caotica e tellurica. Chi proferiva slogan insulsi come fate L’amore e non la guerra, stava aprendo la strada ad un mondo di odio, che rappresenta l’antitesi dall’amore, perché figlio di chi vede se stesso o la collettività omologata e acefala come centro di tutto e rifiuta di combattere in nome di principi superiori. Esso è la tendenza diabolica per eccellenza, diabolica nel senso etimologico, ovvero divisiva, che all’unità fondamentale e all’organicità contrappone la molteplicità caotica e livellatrice. Questo immenso odio lo chiamano amore, perché fondamentalmente malvagi e capaci di qualsiasi aberrazione pur di raggiungere il proprio fine. Parlano in continuazione di cambiare il mondo, ma ciò da cui sono mossi è semplicemente la volontà di stare al sicuro e di compiere ogni nefandezza indisturbati. E ciò non può essere amore, se, appunto, amore è disinteresse. A leggere gli ultimi passi della Commedia di Dante, l’amor che move il Sole e l’altre stelle, i mediocri restano di stucco, in quanto non comprendono perché Dante chiami Dio Amore. Dio è Amore perché, in qualità di atto puro e perfetto, muove tutto in modo totalmente disinteressato, perché ogni creatura possa partecipare della sua perfezione. Il primo motore immobile è amore assoluto, perché non ha come fine che stesso ed è totalmente completo in ogni sua parte cui gli altri enti tendono, dovendo però combattere per arrivare al suo livello. Le vere rivoluzioni si fanno per amore ed è questo che oggi tocca recuperare come Sommo principio per risorgere. Il liberalismo, il comunismo, il progressismo, sono tutte tendenze demoniache e maligne, figlie dell’odio e della volontà di dividere il mondo materiale dal Cielo. Chi invece vuole recuperare l’unità ama davvero e prova ostilità verso i nemici, non perché però il suo fine sia la loro distruzione fine a se stessa, ma perché tutto possa tornare nei ranghi naturali e giusti, perché dell’uomo e della natura sia recuperata una visione unitaria e totale.

Ferdinando Viola

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *