Viene prima il bambino o prima l’uomo?
Da un punto di vista temporale, prima si è bambini e poi si è adulti, ma questo schema non vale da un punto di vista logico, in quanto il tutto precede la parte. Si può pensare al bambino, soltanto se si parte dal presupposto che questi diventerà uomo adulto, essendo questo il suo fine naturale. Il tutto precede la parte. La parte può essere l’elemento primario, ma soltanto perché inserita nel tutto. Il sangue, ad esempio, è l’elemento primario della biologia di un uomo e della maggior parte delle specie, ma esso non avrebbe senso d’esistere, senza la sua causa formale e finale, ovvero il suo inserimento in un determinato corpo con le sue proprietà. Alla luce di quanto fin qui esposto, poniamoci una domanda: vien prima la Patria o l’individuo. Qualcuno potrebbe asserire che l’uomo si aggrega ad altre uomini per la convenienza della vita sociale, e che la nazione nasce dall’unione di più famiglie intorno ad un unico centro. Questo è assolutamente vero, ma, anche qui, occorre porsi una domanda, in che termini si costruisce l’idea di individuo o, ancor, meglio di persona? Senza che vi siano un padre e una madre che hanno generato una prole, non esisterebbe alcun uomo, di conseguenza il principio della famiglia è anteriore all’individuo. Ed evidentemente anteriore alla famiglia stessa è la stirpe, visto che coloro che generano a loro volta sono stati generati, in un lungo processo consequenziale a ritroso. In virtù di ciò, può esistere la stirpe senza la nazione e lo stato? No. Se il fine naturale degli uomini è vivere politicamente, una stirpe è pensabile soltanto nello stato, in quanto, se questo mancasse, alcuna stirpe potrebbe esistere, essendo lo stato sia ciò che ne garantisce la sopravvivenza, sia il fine naturale cui questa tende. In buona sostanza il fine di ogni ente né è anche il principio. Ciascuno nasce dal principio che lo causa e a questo tende. Da qui ne consegue la ragione per cui in tutte le società tradizionali è il cerchio la figura che tutto rappresenta. Trattandosi di un simbolo geometrico che simboleggia la perfezione, ognuno è inserito in un piccolo microciclo, che a sua volta esiste in un più grande macrociclo fino a tutto ciò che per primo muove. La linearità non può che quindi essere una visione distopica, tipica di uomini che hanno perso la bussola del proprio agire. Il principio e il fine sono un tutt’uno inscindibile, senza il quale l’Essere non sussisterebbe.
Ferdinando Viola

