Lo Stato totalitario come lo stato democratico

δημοκρατία (tradotto: δημος=popolo e κρατος=potere, il potere del popolo) idea considerata come faro di civiltà e giustizia da pressoché chiunque: dal singolo all’organizzazione internazionale, concetto da sempre ammirato e idealizzato ma sin troppo spesso strumentalizzato contro lo stesso popolo per brama di potere e di materia, tristemente quanto detto, accade e si ripete, dall’antica Atene fino ai nostri giorni, come sempre cambiano i tempi ma non i nostri errori.
Gli “stati” che tutt’ora hanno il coraggio di definirsi “democratici” e conseguentemente rivendicando che in essi sia il popolo a esercitare il potere, non sono altro che delle oligarchie plutocratiche mascherate, “democrazie” in cui il popolo è indotto all’apatia politica e alla personificazione dell’idea a sfavore del dibattito, in cui le sue fragili istituzioni, che si limitano a vicenda, e specialmente le “assemblee” sono facilmente (forse dovrei dire appositamente) corruttibili e manipolabili dagli oligarchi e dai demagoghi da loro controllati, “democrazie” in cui, casualmente, nessun governo che sia di destra o sinistra, abbia mai il coraggio di agire concretamente contro le grandi multinazionali o negli interessi dei loro elettori. I politici di questi stati non sono che dei camerieri, camerieri di oligarchi i cui finanziamenti sono oramai indispensabili per le loro campagne elettorali, infatti con la personificazione della politica e la morte del pensiero critico, non si vince più con le idee e col dibattito, ma bensì con la demagogia e con i mass media (che casualmente sono controllati dagli stessi oligarchi).
Pertanto è evidente che l’esperimento delle democrazie liberali in Occidente (dal 1779 a oggi) è miseramente fallito, ma non è sorprendente quanto si pensa, che le suddette “democrazie” si rifiutavano e si rifiutano a dare un’istruzione politica e spirituale all’uomo e che invece si ostinino a dividere la gente in classi e partiti. Per questo è di vitale importanza che si passi da una concezione individualistica e liberale di democrazia ad una concezione gerarchica e organica: Il popolo non va diviso ma va unito, unito sotto una tradizione, che dia un’anima a quel corpo che dovrebbe essere lo Stato, va riformulata la rappresentanza in modo tale da non prendere l’uomo come singolo, ma gli uomini come famiglie, famiglie unite a seconda del ruolo economico-sociale che svolgono nello stato, così, creando una rappresentanza organica e, attraverso un partito organizzandola e ponendola al vertice dello Stato, si rende il popolo tutt’uno con il partito e il partito (che va visto solo come mezzo) tutt’uno con lo Stato, Stato che per dirsi democratico dovrà porsi in ogni ambito della vita (diventando quindi totalitario) e rinunciare alle meccaniche e addomesticate libertà individuali, a favore di libertà comunitarie: così facendo si sconfiggono tutti i demoni delle attuali democrazie: immobilismo, manipolazione di massa, apatia, rappresentanza fasulla e futile, oppressione ecc.
Per questo è essenziale che il medesimo Stato, in quanto tale, provveda a mobilitare il popolo (sotto la guida di un Tribuno che rappresenti la più alta espressione e sovranità di esso) verso un obiettivo comune, qualcosa di più grande e puro che tenga coesa la popolazione, popolazione che dovrà ricevere un risveglio spirituale per mezzo dell’istruzione, infatti se uno Stato possedesse un sistema politico o sociale che, in teoria, valesse come il più perfetto, ma la sostanza umana fosse tarata, ebbene, quello Stato scenderebbe prima o poi al livello delle società più basse, mentre un popolo, capace di produrre uomini veri, uomini dal giusto sentire e dal sicuro istinto, raggiungerebbe un alto livello di civiltà e si terrebbe in piedi di fronte alle prove più calamitose anche se il suo sistema politico fosse manchevole e imperfetto. Concludendo è necessario comprendere che lo Stato è il popolo, ma se il popolo non vuol essere (disinteressandosi alla politica o rifiutandosi di prendere parte ai lavori di esso), lo Stato diventerebbe un ulteriore oligarchia, di conseguenza lo Stato dovrà assicurarsi che i propri cittadini siano educati alla virtù ed alla spiritualità sin da giovani, dovrà fare in modo che le nostre Tradizioni millenarie siano vive e tornino ad essere tutt’uno con la società, vibrando con essa in modo tale che sappiano chi sono e chi erano, che sappiano distinguere i demagoghi dai condottieri, il male dal bene, il chimerico dal vero e che non cadano nelle tentazioni materialiste che affliggono il nostro mondo; reprimendo ogni rigurgito reazionario o parassitario e/o distruttivo.

Osservatore Radicale

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