Necessitiamo di un’unica borsa Europea

Sviluppo e integrazione del mercato dei capitali di rischio per investire e finanziare le aziende europee

Da sempre l’apparato finanziario europeo si basa sul sistema bancario come principale, per non dire unico, pilastro del mercato dei capitali. Infatti, il metodo più classico per finanziarsi, che si tratti di un mutuo per la casa o di nuovi investimenti, passa quasi sempre da una filiale di banca. Del resto, per una serie di svariate ragioni, il sistema bancario negli anni si è evoluto sempre di più divenendo la spina dorsale dell’economia europea. L’ovvia conclusione di tale sviluppo è un sistema economico di Piccole e Medie Imprese (PMI) alimentate dal debito, con una conseguente fortissima dipendenza della finanza bancaria sull’economia cosiddetta “reale”. Si stabilisce così de facto la propensione degli istituti finanziari e la lobby così composta a ritagliarsi una posizione di potere in grado di spostare, oltre a quanto sinora descritto, gli stessi equilibri politici europei.  

A valle di questa considerazione, rispetto a quello che qualcuno potrebbe chiamare con facili slogan lo “strapotere delle banche”, una società evoluta necessita senza dubbio di un sistema bancario solido, sviluppato, liquido e accessibile a tutti i cittadini e a tutte le imprese. Questo non va in alcun modo messo in discussione. Basti pensare a tutti i paesi in cui vi è un’alta percentuale di cittadini unbanked (ovvero senza la possibilità di avere accesso ai servizi bancari) che sono sostanzialmente i paesi più arretrati e poveri del mondo.

È comunque doveroso precisare che basare un intero sistema su una gamba sola non è né efficiente, né tantomeno prudente. Abbiamo potuto recentemente osservare gli effetti di quanto successo in Europa tra il 2008 e il 2012, con l’inizio di una crisi del debito che ha messo in ginocchio l’intero sistema bancario europeo per svariati anni e da cui ci siamo pienamente ripresi solo ultimamente pagando un prezzo salatissimo. È rilevante notare che l’innesco di tale crisi è arrivato da oltre oceano, ciò nonostante, nel paese di origine gli impatti sono stati molto più contenuti che in Europa questo è in parte dovuto ad un sistema finanziario molto più dinamico, sviluppato e non basato quasi esclusivamente sul sistema bancario mentre negli Stati Uniti abbiamo assistito a qualche piccola battuta d’arresto per poi riprendere una forte crescita economica, in Europa ci si è dovuti barcamenare per scongiurare il crollo totale dell’intero sistema Euro. Sono stati necessari numerosi bailout che hanno messo a nudo la fragilità dell’intero sistema così costituito.

Per chi se lo stesse chiedendo, il bailout non è altro che il salvataggio di banche private con soldi pubblici. Si va così a porre rimedio agli errori dei manager, dei revisori e dei consiglieri di amministrazione negligenti con i soldi dei contribuenti o con nuovo debito emesso dallo stato. Ripercorrendo gli anni della crisi, sono numerose le banche, in Italia e in Europa, che sono state salvate con soldi pubblici, fallite oppure sono state inglobate forzatamente da altre banche che hanno dovuto ripianare le perdite. Ricordiamo quante risorse i vari stati hanno dovuto erogare per salvare dal fallimento numerosi istituti bancari, proprio come uno dei primi esempi che viene alla mente, il caso di banca Monte dei Paschi di Siena, un tempo nota anche come la “banca dei comunisti”.

Rispetto a quanto sinora considerato, oltre ai problemi già citati, quali elevata dipendenza dal sistema bancario, rischio sistemico concentrato su un’unica fonte di finanziamento, salvataggi con soldi pubblici talvolta obbligati per evitare il collasso finanziario: esiste un ulteriore problema. La finanza bancaria, infatti, non è adatta per finanziare tutte le necessità che un’azienda può avere nel corso del suo sviluppo.

Gli istituti bancari, notoriamente infatti, specialmente a valle della già citata crisi, erogano finanziamenti solamente a coloro ne ha effettivamente meno bisogno. Questo è il principale paradosso delle banche. Il cliente perfetto della banca è la grande corporation già consolidata, robusta e affidabile a cui poter erogare un prestito già ben collateralizzato e garantito dal facoltoso contraente. Questo perché ciò è insito nel meccanismo del debito stesso e perché le banche hanno imparato a loro spese cosa significhi farsi prendere smodatamente dall’avidità aumentando eccessivamente il proprio appetito per il rischio.

Tuttavia, molte imprese, specialmente quelle più coraggiose e innovative, le startup, necessitano di risorse e finanziamenti per sviluppare grandi progetti e ricercare nuovi prodotti e servizi da lanciare sul mercato. Nelle fasi iniziali di sviluppo di un’impresa di questo tipo il debito risulta praticamente quasi sempre inaccessibile.

È a questo punto che devono entrare in gioco differenti attori nel mercato dei capitali, coloro che operano con cosiddetto capitale di rischio. Per le startup saranno necessari operatori di Venture Capital, per aziende più mature investitori di Private Equity o Private Debt, per operazioni in Project Financing e per investimenti infrastrutturali servono Fondi d’Investimento mobiliari alternativi e immobiliari etc. Ed è proprio su questo punto che il sistema finanziario Europeo è debole. A differenza di quanto avviene negli Stati Uniti ed in altri paesi del mondo, il mercato del capitale di rischio in Europa è ancora troppo poco sviluppato, illiquido ed inefficiente, oltreché frammentato.

Inoltre, le grandi aziende spesso necessitano di quotarsi in borsa per dare agilmente spazio a nuovi investitori, poter raccogliere risorse, avere più elasticità e semplicità nel finanziarsi con capitale di rischio e poter meglio competere a livello globale. Tutte necessità che non possono essere soddisfatte con il tradizionale sistema bancario.

In Europa sono infatti pochissime le aziende che scelgono di intraprendere il percorso per diventare pubbliche, ovvero quotate sul listino di una borsa europea. Inoltre, spesso l’azienda europea che decide di quotarsi tenta di farlo anche sui listini americani dal momento che i mercati europei sono spesso troppo piccoli, illiquidi ed inadeguati ad aziende con serie ambizioni di crescita globale.

È proprio in questo senso che, per andare nella direzione di una grande potenza europea, bisogna cercare di efficientare, incentivare, sviluppare e integrare ulteriormente il mercato dei capitali di rischio europeo.

Immaginiamo come sarebbe poter contare su un’unica grande borsa Europea sulla quale le aziende possono ambire a quotarsi per raggiungere obbiettivi e traguardi sempre più ambiziosi e poter così competere con le aziende d’oltreoceano. Quanto può essere più efficiente, liquida e conveniente (sia per le aziende che per gli investitori stessi) avere un’unica borsa europea invece di 27 piccole borse nazionali spesso dimenticate dal mondo e ricordate a fatica dalle nazioni stesse? Quanti più capitali e investimenti si riuscirebbero a concentrare ed attirare in un listino di questo tipo? Un’unica borsa Europea potrebbe essere un primo passo per potenziare in maniera decisiva il sistema finanziario del nostro continente, oltreché un possibile traguardo per divenire seriamente competitivi con i listini americani e cinesi.

Va detto che in Europa c’è qualcuno che già da tempo si muove in tal senso, Euronext infatti è il primo listino che è riuscito ad integrare le aziende quotate in 7 dei 27 mercati europei. Euronext, infatti, è riuscita nell’intento di integrare con vari indici le borse di: Paesi Bassi, Belgio, Francia, Italia, Irlanda, Portogallo e addirittura Norvegia. Ecco che l’augurio è che si proceda velocemente verso un’integrazione totale di questo tipo. Che poi alla fine del processo il nome sia “Euronext” o qualcos’altro poco importa, purché venga fatto, e alla svelta.

Per tale motivo sarebbe opportuno formare un comitato che riunisca i principali rappresentanti di tutte le borse europee per arrivare ad una completa integrazione con tempistiche definite.

Andrebbe poi rivisto, snellito e armonizzato l’intero framework giuridico europeo riguardante gli investimenti. Con particolare attenzione a lasciare ampi spazi di manovra a fondi di Venture Capital e Private Equity, con conseguente aumento del volume e della liquidità degli investimenti più innovativi e coraggiosi di PMI e startup.

A conti fatti, facendo il paragone con gli Stati Uniti, un mercato dei capitali di rischio ancora così frammentato e, contrariamente a quello che molti pensano, ancora lontano dall’essere ben integrato rappresenta una delle principali vulnerabilità per lo sviluppo economico del continente.

Mentre negli Stati Uniti abbiamo visto fiorire startup tecnologiche di ogni tipo nella famosa Silicon Valley, grazie ad ingenti investimenti di fondi di Venture Capital permettendo agli americani di dominare completamente prima la rivoluzione di internet e del digitale e ora quella dell’Intelligenza Artificiale, in Europa, nonostante lo spirito imprenditoriale e le idee geniali, non si è riusciti a decollare perdendo così terreno con tutti i nostri principali competitors. Questo si spiega con l’impossibilità di finanziarsi, oltreché per il contesto normativo che tende a soffocare sul nascere qualsiasi nuova iniziativa o sogno imprenditoriale. Ciò, inoltre, porta molti dei principali talenti europei a sviluppare progetti e raccogliere investimenti su suolo statunitense, terreno di gioco con molti meno ostacoli e che accoglie a braccia aperte tutte le migliori menti ed idee europee.

Per tale motivo è fondamentale rendere più semplice fare impresa in Europa e garantire un sistema finanziario completo, integrato, trasparente e maggiormente sviluppato rispetto a quello attuale.

Questo rimane un elemento fondamentale per poter tornare a competere a livello globale.

Marco Massarini

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