Si sono appena concluse le elezioni americane con la netta affermazione di Donald Trump e
subito sono fioccate le reazioni a quello che comunque la si pensi, è un evento destinato non
solo a far discutere ma a modificare la percezione degli avvenimenti futuri.
Anzitutto, vorremmo sottolineare alcuni punti che ci sembrano interessanti per capire cosa
sta succedendo negli USA e quindi i riflessi che questo avra ‘ inevitabilmente anche qui in
Europa.
Secondo noi gli elementi che hanno portato all’affermazione di Trump sono essenzialmente
tre: il primo è che al contrario delle elezioni del 2016 e del 2020 Trump si è proposto come
uomo di riferimento di una parte delle elites ed attorno alla sua persona è riuscito a coagulare
un contropotere elitario da contrappore ai poteri che lo hanno combattuto dal 2016; il
secondo elemento è che la narrazione mainstream di televisioni e giornali, con annesso star
system hollywoodiano, non funziona piu’ come strumento di orientamento del consenso
popolare , sia negli USA che in Europa. Giornalisti, cantanti e attori sono visti come parte
dell’establishment e non svolgono piu’ in modo efficace la funzione di cinghia di trasmissione
delle istanze di stampo progressista a livello popolare , aldila’ del ceto urbano medioalto
borghese che tra l’altro si sta progressivamente restringendo in Occidente ; il terzo elemento è
che Trump si è proposto come uomo di “sintesi” tra le istanze del capitalismo “old style”, cioe’
dei settori tradizionali in crisi ( automobili, tessile e manifatturiero) e capitalismo “ futurista “
di Musk, Bezos e della Silicon Valley.
Quest’ ultimo dato ha sicuramente avuto un effetto importante rispetto alla visione del
capitalismo finanziario dei “rentiers” azionisti degli indici di Wall Street che hanno dato il loro
sostegno alla democratica Harris e questo per due motivi: il primo è che gli USA ma anche
l’Europa in questo momento vivono una profonda crisi di trasformazione economica e
sociale che necessita di una visione per il futuro che sia da volano per l’immaginario collettivo
ed il capitalismo “futurista” e pionieristico puo’ assolvere questa funzione rispetto al
capitalismo parassitario da rendita che non produce alcunche’ di nuovo, sia in termini
materiali che immateriali.
Il secondo motivo è che il capitalismo “futurista” di Musk e company ambisce ad assumere
direttamente un ruolo politico , prendendo atto della crisi della rappresentanza demoliberale
ormai obsoleta ed in evidente crisi di legittimazione popolare in tutto l’Occidente , in questo
trovando un naturale alleato in Donald Trump che con i suoi atteggiamenti antiestablishment
ha caratterizzato tutta la sua campagna elettorale.
Se questa tendenza varchera’ i confini statunitensi andra’ verificato nei prossimi mesi e anni,
comunque sia in qualche modo obblighera’ l’Europa ad assumere decisioni importanti in
materia economica , commerciale e militare , se, come sembra gli obiettivi dichiarati di Trump
sono quelli di disimpegnare gli USA dalle ingenti spese militari NATO e di potenziare i dazi
commerciali verso i prodotti europei.
Mentre la strategia democratica verso l’Europa è stata sempre quella di tenere in scacco le
cancellerie europee sia attraverso conflitti ( vedi da ultimo Ucraina) sia attraverso il controllo
della sua maggiore coesione politica, Trump ha maggiore propensione verso lo scenario
dell’IndoPacifico e potrebbe inasprire il conflitto interimperialista con l’Europa , aprendo
nuove opportunita’ di integrazione politica ed economica proprio al vecchio Continente (
come tra l’altro suggerito dal memorandum Draghi di quest’anno).Sapranno gli europei
approfittarne stavolta, al contrario del 2016?
Centro Studi KulturaEuropa
Trump e l’Europa


Credo che su Trump ci sia un equivoco di fondo. Diverse analisi che ho letto (non dico che anche la vostra sostenga la stessa cosa) sostengono che Trump abbia come fine quello di “abbandonare” la NATO. In realtà, se uno ascolta bene i suoi discorsi non parla mai di abbandonare la NATO, ma di intimare gli stati membri ad aumentarne i contributi per la difesa, cosa che in larga parte aveva già ottenuto l’amministrazione uscente grazie alla guerra Russo-Ucraina. Paradossalmente l’unico leader occidentale che ha posto il tema di superare la NATO in un’ottica di difesa comune europea è stato Macron che arrivò a parlare addirittura di “morte cerebrale” dell’alleanza atlantica. E la reazione di Trump fu questa: https://www.france24.com/en/20181109-macrons-proposal-eu-army-very-insulting-trump. Quindi temo che in realtà Trump, esattamente come le altre amministrazioni, non mollerà l’osso come molti sperano.
Roberto, assolutamente d’accordo, infatti nell’articolo non sosteniamo affatto questo.
Il terzo elemento credo sia il più interessante.
Il problema è certamente il freno a mano tirato dell’Europa su AI&co.. Basta vedere che anche se non abbiamo AI, abbiamo però pubblicato in Gazzetta le regole per prevenirne i possibili danni. Come se non ce ne fossero già abbastanza di regole.
Tempo fa ho ascoltato un’ottima riflessione di un economista che sottolineava come all’epoca di internet per lo più solo compagnie americane si sono affermate sfruttando a pieno il fenomeno. (Complimenti bella analisi. – da approfondire su AI-) Ora sta succedendo la stessa cosa?
Qui va a finire che non avremo per nulla investitori privati e quello che riusciamo ad inventare nel settore pubblico (università e centri di ricerca) sarà sfruttato da altri.
Sull’Europa mi è piaciuta la riflessione sulla presenza in loco (Europa) di tantissime basi americane. (ascoltata sulla vostra radio). Si è vero dovremmo in qualche modo togliercele di dosso. In realtà avverrà, per forza…
Certo, come ricorda anche Roberto, l’America ci è contro. Ovviamente non mollerà l’osso. Il discorso però deve vertere sullo spirito europeo. Ovvio che bisognerà fare qualche passo in avanti in ottica di obiettivi comuni.
Su qualunque punto dipende da quanta forza (e, soprattutto, volontà) hai per reggere il confronto.
Faccio un esempio. Se prendi la destra radicale in tutti questi ultimi decenni. Possiamo, sinceramente, dire che ha contato nulla per i ‘poteri forti’ (che pure esistono)?Oppure possiamo dire che perfino culturalmente ha fatto schifo, basta vedere certi riallineamenti pro-Putin (abbandonando ogni volontà di reggere il confronto) o la costante sensazione di inferiorità nei confronti negli altri, solo perché antifascisti. Quando, banalmente, l’impostazione doveva essere esattamente il contrario.
Comunque se stai fermo sulle tue posizioni e le tue posizioni sono giuste alla fine vinci, sempre, se vuoi.
Una penultima riflessione riguarda la dinamicità. L’opera dell’uomo è un divenire. Puoi avere perfino persone di destra che hanno sempre fatto provvedimenti di sostanza di destra, che nel loro agire si ritrovano a fare, per costrizione, per caso, per risveglio, per altri motivi, provvedimenti concreti che cambiano le cose e che sono sociali e, chissà, rivoluzionari.
Qualsiasi cosa fai non sai prima quello che può essere, ma per una teoria sembra ci sia un destino di specie umana nelle azioni e che quindi la predeterminazione del nostro agire non sarebbe da limitarsi ai soli movimenti semplici (premo il pulsante prima che abbia pensato di premere il pulsante). E questo destino sarebbe allora biologicamente dettato per ogni popolo, compreso quello europeo.
Il consiglio comunque che vi lascio, proprio perché non facciate le cavolate fatte degli ultimi 30-40 anni, fatte da altri ovviamente, è qualità massima sempre. La quantità non conta nulla, ricordatevelo. E poi la qualità è e sarà quantità.
Quindi confrontatevi e comunque miglioratevi, sempre, anche a costo di tagliare rubriche.
E poi anche professionalità. Studiate meglio il vostro ambiente ed in profondità.
Buon lavoro. Forza Europa