Il nucleare come potente strumento per il raggiungimento di una sovranità energetica europea
Energia. Fin dall’alba dell’uomo le civiltà che sono riuscite a prosperare sulla terra sono state quelle che sono state in grado di usufruire di un maggior quantitativo di energia. Dal padroneggiare il fuoco per potersi scaldare, alla scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento per poter disporre di maggior quantità di cibo, all’utilizzo degli schiavi per adoperare maggior energia nello svolgere compiti più complessi, passando ai mulini che con l’utilizzo dei corsi fluviali permettevano di macinare agevolmente il grano arrivando finalmente alla prima rivoluzione industriale con la macchina a vapore e la scoperta dell’energia elettrica.
Ciò che ha sempre contraddistinto lo sviluppo della civiltà su questo pianeta è stato un crescente ed esponenziale consumo di energia.
Sarebbe superfluo citare il ruolo prometeico che i popoli europei hanno ricoperto fin dall’alba dei tempi per lo sviluppo, la comprensione dell’utilizzo dell’energia e il preziosissimo sfruttamento di essa per il raggiungimento di obiettivi grandiosi.
Arriviamo così ad una delle scoperte più dirompenti e rivoluzionarie della storia in ambito energetico.
Era il 1934 quando un certo Enrico Fermi aiutato dalla sua squadra, li chiamavano “i ragazzi di via Panisperna”, riesce ad ottenere la fissione nucleare bombardando l’uranio con neutroni rallentati. Nel 1938 arriva poi il contributo dalla Germania grazie ai chimici Otto Han e Fritz Strassmann che riuscirono ad affinare e comprendere al meglio il processo di fissione nucleare.
Nel 1942 infine, lo stesso Fermi dirige la realizzazione del primo reattore nucleare, il Chicago Pile-1.
Possiamo quindi affermare, senza alcun timore di essere smentiti, che l’energia nucleare nasce dalla mente geniale di scienziati europei.
È una tecnologia dirompente che permette di sfruttare l’enorme energia contenuta nella più piccola parte della materia, l’atomo.
Un enorme quantitativo di energia estratto da un qualcosa di piccolissimo e infinitesimale. Questa è la forza e la genialità che si cela dietro questa rivoluzionaria scoperta.
Come già detto, l’Italia e l’Europa sono la culla dello sviluppo di questa tecnologia ad uso civile, (al contrario di altre nazioni ad ovest e ad est del mondo dove tale tecnologia è stata/viene utilizzata anche con scopi bellici) e, nonostante ciò, questa viene utilizzata solo in minima parte per l’approvvigionamento energetico nel vecchio continente.
Eppure, in un continente relativamente povero di combustibili fossili, il nucleare si rivelerebbe essere la tecnologia perfetta per un sovranismo energetico europeo. Il principale combustibile dalla fissione nucleare è infatti l’uranio che, a differenza del petrolio, è una commodity meno soggetta alle speculazioni del “petrodollaro” o dei cartelli che si sono andati a formare intorno all’oro nero.
I principali giacimenti di uranio si trovano, per ordine di quantità, in: Australia, Canada, Kazakistan, Russia e Namibia. Solo le prime tre di questa lista totalizzano oltre la metà di tutte le riserve sinora conosciute.
In Europa sono presenti alcuni piccoli giacimenti in Polonia, Repubblica Ceca e Francia che, pur essendo minori, potrebbero rivelarsi cruciali per l’approvvigionamento del continente. Inoltre, va considerato che lo sviluppo della tecnologia nucleare potrebbe dare il giusto incentivo alla ricerca di nuovi giacimenti in suolo europeo.
Ad ogni modo, bisogna ragionare sul fatto che un’Europa Unita potrebbe presentarsi sul mercato in maniera molto competitiva, garantendosi importanti accordi per l’approvvigionamento della materia prima con Australia e Canada, nazioni con le quali l’Europa ha già consolidati e fiorenti rapporti commerciali. Inoltre, i reattori a fissione di quarta generazione permetterebbero di utilizzare l’uranio in maniera molto più efficiente e con produzione di minori scorie radioattive. Il quantitativo di Uranio necessario a produrre l’energia sarebbe quasi dimezzato e lo stesso si può dire delle scorie.
Anche riguardo ai recenti sviluppi sui reattori di quarta generazione, Italia e Europa sono all’avanguardia. Ansaldo Energia già da anni sta portando avanti sperimentazioni per nuovi reattori raffreddati a piombo, anziché ad acqua, che si rivelerebbero essere dirompenti e “game changer” per l’intero settore. Il progetto è noto come ALFRED.
Senza entrare in dettagli troppo tecnici, i principali vantaggi che porterebbero questo tipo di reattori ALFRED di quarta generazione sono:
- Maggior efficienza nell’utilizzo dell’uranio, come già detto in precedenza
- Minor produzione di scorie radioattive
- Maggiore sicurezza “by design” che permette di annullare il rischio di eventuali futuri incidenti come quello sismico e terroristico
- Minor proliferazione nucleare
- Costi e dimensioni inferiori, con la possibilità di realizzare una rete decentralizzata di tanti piccoli reattori in giro per l’Europa
Si prevede che tale tecnologia diverrà disponibile e realizzabile tra il 2029 e il 2030
Come ben sappiamo, in Italia la questione è stata sempre strumentalizzata, specialmente da una determinata parte politica. I due referendum che vi sono stati nel 1987 e nel 2011 hanno cavalcato l’onda emotiva e il mal di pancia generato dai due sfortunati incidenti di Chernobyl e Fukushima. La solita retorica ambientalista di terrore verso la tecnologia dell’atomo ha infine diretto il voto verso la scelta più semplice e rassicurante per il cittadino medio.
Anche nel resto d’Europa, o quasi, si è assistito nel corso degli anni ad una graduale riduzione dello sviluppo del nucleare per favorire unicamente eolico e fotovoltaico o preferendo, con scelte che si sono rivelate a dir poco miopi, di acquistare gas naturale in quantità smodate da un unico fornitore invece che perseguire una strada di diversificazione di fornitori e di fonti energetiche potenziando il comparto nucleare.
Fortunatamente in Europa abbiamo anche esempi virtuosi, che da decenni padroneggiano la tecnologia per produrre energia a basso prezzo per loro stessi e vendendo quella in eccesso ai paesi vicini, tra questi anche l’Italia.
Si parla della Francia, la cui produzione di energia deriva al 70% da centrali nucleari, e che gode dei prezzi dell’energia tra i più bassi d’Europa con conseguente vantaggio per i cittadini e per le industrie francesi. Lo sfruttamento dell’energia nucleare ha inoltre messo al riparo la Francia dell’impennata dei prezzi a cui abbiamo assistito durante la recente crisi energetica del 2022.
La principale obiezione che viene mossa verso lo sfruttamento dell’energia nucleare riguarda la gestione delle scorie radioattive. Queste, tuttavia, sono relativamente facili da trattare e, con le dovute misure di sicurezza, le radiazioni vengono schermate completamente. Inoltre, le scorie prodotte saranno ben presto pressoché dimezzate dai reattori di nuova generazione e potranno essere stoccate in spazi sempre più limitati e circoscritti. Inoltre, il rischio delle scorie radioattive è già da anni del tutto mitigato.
Invero, coloro che muovono questa critica sono spesso gli stessi che si riempiono la bocca con buzzword e slogan come “Green Deal“, “Climate Change” “ESG” etc. senza però capire che l’energia nucleare è una delle fonti energetiche con minor impatto sull’ambiente al mondo. Non che a chi sta scrivendo freghi gran ché, ma una centrale nucleare non emette CO2, non emette particolato, né tanto meno emette radiazioni nell’aria. Il fumo che esce dalle torri di raffreddamento è solamente vapore acqueo.
Ma procediamo a smontare ulteriormente le critiche dei “green” al nucleare. Riprendendo l’esempio virtuoso della Francia, si propone un grafico che mette a confronto nel tempo il PIL pro capite e l’emissione di CO2 pro capite dei cittadini francesi.

Indovinate cosa è avvenuto in Francia tra gli anni ’60 e ’70? Proprio così, abbiamo assistito agli effetti del piano nucleare francese.
Ecco che questo grafico spazza via qualsiasi retorica ambientalista, è infatti possibile produrre tanta energia, creare ricchezza, fare industria, e allo stesso tempo non inquinare. Tutto questo senza per forza rincorrere ad una delirante “decrescita felice” o rinunciando allo stile di vita europeo, ma anzi l’esatto contrario.
Il nucleare, quindi, sembrerebbe essere un “trait d’union” tra chi si auspica una sovranità energetica europea con un crescente consumo di energia per il prosperare della civiltà, e tra chi è particolarmente sensibile alle tematiche ambientali e all’emissione di CO2.
Qualcuno in Italia e in Europa sembra essersene accorto, e il nucleare sta timidamente tornando nei dibattiti riguardanti l’energia anche se ancora in secondo piano rispetto a fotovoltaico ed eolico, ma è pur sempre un segnale positivo. Il terrore e la cattiva fama di un tempo sembra che stia lentamente svanendo. Chissà che la crisi energetica non abbia aperto gli occhi ad un po’ di politici e burocrati, oltreché all’opinione pubblica.
Ricordiamo a chi legge che c’è chi da anni porta avanti battaglie a favore del nucleare, molti dei concetti di questo articolo erano già in parte presenti in un articolo de “L’Inferocito” dell’ormai lontanissimo 2008. Del resto, la lungimiranza è sempre stato un nostro punto di forza.
Ci auguriamo che venga intrapresa in maniera decisa la strada per implementare un ricco e serio piano nucleare in tutta Europa, cercando di accelerare il perfezionamento dei reattori di quarta generazione e avviandone la costruzione in tutte le regioni del continente.
Andrebbe perseguita una strategia comune per l’approvvigionamento della materia prime e per il trattamento delle scorie risultanti dal processo di fissione.
Sicuramente i tempi per vedere realizzato tutto questo non sono immediati, ma è giusto darsi ampi orizzonti temporali. Certo, se qualcuno avesse letto “L’Inferocito” nel 2008, probabilmente ora staremmo già raccogliendo i frutti di quanto seminato all’epoca.
Il primo miglior momento per investire e costruire centrali nucleari era 70 anni fa, il secondo miglior momento è oggi.
Marco Massarini

