Il rifiuto del lavoro

Si impone una riflessione sull’ evoluzione del lavoro oggi e del mutamento dei rapporti sociali, in particolar modo presso le fasce giovanili che sembrano aver adottato pienamente in Europa il nesso circuito reddito- bisogno- consumo accompagnato dal rifiuto del sacrificio per il lavoro che connotava le generazioni precedenti. Una sorta di rielaborazione della teoria del non- lavoro che paradossalmente sta conoscendo una sua rivincita postuma. L’etica del sacrificio per il lavoro è ormai al tramonto, non convince soprattutto se è giocata sul fattore competitivo dello sfruttamento salariale con la manodopera d’importazione. Questo aspetto riguarda principalmente i lavori specializzati per i quali mancano le risorse perché non c’è più la spinta a sacrificare la propria vita nel tradizionale percorso lavoro, famiglia , consumo. Sta cambiando un ‘intero assetto sociale ed il capitalismo delle imprese tradizionali nei settori della meccanica e dell’agricoltura devono rivolgersi all’immigrazione dove la flessibilità di salario e di orario è ancora largamente accettata per una questione legata al bisogno. Una questione da approfondire anche nell’ottica del Welfare e di come esso debba relazionarsi con il produttivismo ad ogni costo che sembra dominare l’economia globale.

Redazione Kulturaeuropa

Un commento

  1. A tali aspetti ne va aggiunto un altro fondamentale. Da analizzare accuratamente.
    Qualche mese fa sono stati presentati 200 esposti in Procura da parte di lavoratori “costretti” per anni a lavorare sui binari senza sospensione della circolazione dei treni. Esposti presentati una tantum dopo la clamorosa morte di alcuni colleghi investiti da un treno mentre lavoravano sui binari.
    Esempio che può essere generalizzato per capire la situazione generale del lavoro in Italia.
    E’ una questione di ‘responsabilità’ e spirito. Abbiamo decine di migliaia di lavoratori che accettano queste condizioni lavorative. C’è altro da aggiungere?
    Ci sarebbero leggi da approvare che potrebbero impedire queste cose? Ovviamente no. Le leggi ci sono già (e fra l’altro alcune norme vorrebbero anche responsabilizzare il lavoratore). Però non si vedono, ahinoi, i lavoratori.
    E non osiamo immaginare come una parte di questi lavora quando il padrone ordina di usare materiali scadenti e via dicendo.
    Altrimenti non resta che accontentarsi del solito circolo (o circo) vizioso del piangersi addosso per le morti ogni tot di anni. Come se il lavoratore fosse una specie rara da preservare dalla estinzione.
    Si segnala che questo aspetto che mai nessuno lo considera. Eppure questo aspetto è tutto.
    Si muore così spesso sul lavoro perché lo vogliamo.

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