Poeti immensi e politici nani.


Da parecchio tempo è invalsa la pratica di riempire i discorsi politici di metafore sportive o
calcistiche, accostando due mondi che dovrebbero, invece, rimanere ben distinti. Cominciò il
Cavaliere con la famosa “discesa in campo”, ricordate? Si tratta di usare un linguaggio diretto,
immediatamente comprensibile a tutti, dirà qualcuno. Oppure si tratta di pochezza di idee: siccome si fa fatica ad elaborare concetti complessi, si ricorre a slogan o simili. La limitatezza, insomma, risiederebbe in colui che parla non in colui che ascolta.
Poi accade che, in politica, c’è chi di calcio perisce.
Pare che un sottosegretario del governo attuale, l’On. Paola Frassinetti, guarda caso il 28 ottobre, per ricordare su uno dei soliti social un episodio accaduto in un derby Inter-Milan di quaranta anni fa, abbia inserito un cuore rosso ed uno nero. Poi facendosi trasportare dall’elevata discussione sollevata dai numerosi commenti suscitati dal suo post, ha affermato “Fascismo immenso e rosso diceva Brasillach”. Il nesso tra le due situazioni francamente appare inesistente.
Il risultato di queste bizzarri paragoni intrecciati con la data fatidica è stato quello di scatenare i poliziotti internettiani del pensiero. E giù esponenti piddini a chiedere scuse e dimissioni all’incauta deputata. Fin qui, sinceramente, poco male. Il punto è che questi soggetti del quale è del tutto inutile citare il nome, hanno definito Robert Brasillach “collaborazionista ed antisemita”. Può un autorevole esponente del partito di maggioranza relativa e dell’esecutivo avere a che fare con un tale individuo, si chiedevano questi galantuomini?
Immediata la retromarcia dell’On. Frassinetti che, a scanso di equivoci, ha parlato ”di battuta
probabilmente infelice”, si è scusata di aver urtato la sensibilità di qualcuno ed ha giurato di non aver politicamente festeggiato il 28 ottobre, ma che tutto il suo discorso andava inquadrato esclusivamente sotto il profilo della fede calcistica milanista. Ci mancherebbe altro! Chissà perché, allora, aveva tirato fuori Brasillach…
Nessuna parola, invece, sul grande scrittore che, suo malgrado, era stato coinvolto, in questa
volgare polemica. Del tutto marginale il fatto che Brasillach, arrestato con un bieco stratagemma, abbia pagato con la fucilazione, avallata da De Gaulle che rifiutò la domanda di grazia indirizzatagli da diversi intellettuali antifascisti, la sua multiforme attività di giornalista, scrittore, poeta, critico cinematografico. Quello da lui subito fu realmente “un processo alle idee”, non avendo lo scrittore nessuna responsabilità diretta negli avvenimenti di quegli anni. Lui, per davvero, rappresenta l’intellettuale martire per i propri convincimenti e per i propri scritti, non quelle oche starnazzanti di oggi che gridano alla censura solo per farsi pubblicità e vendere (o vendersi) di più. No, questi particolari non interessano i politici di oggi, quelli di sinistra che hanno offeso l’autore dei “Poemi di Fresnes” con espressioni a dir poco riduttive e quelli di destra, che lo citano a sproposito e poi si preoccupano solo di non venir confusi con quanto Brasillach ha rappresentato e rappresenta per la cultura europea.
Insomma, il fatto che il Fascismo sia stato, oltre che rosso, “immenso”, resta una questione da
rinviare alle opinioni personali ed ai cultori dello scrittore. L’evidente nanismo dei politici odierni è, invece, un dato di incontestabile evidenza.
Giunto ormai sul limitare della notte, di fronte alla necessità di liberarmi dal panorama sconfortante che suggerisce questa vicenda, non posso che pensare, ricorrendo alla potente immagine del poeta rinchiuso in carcere in attesa della morte, “a voi stasera, o morti di Febbraio”.
Enrico Desii.

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