480 a. C. 300 Spartiati, pur sapendo che avrebbero incontrato la morte decisero imperterriti di
combattere fino all’ultimo uomo per la salvezza della propria civiltà, questi uomini non erano solo vincolati dall’appartenza allo stesso esercito, ma da qualcosa di ben più profondo, valori di cui ormai non rimane neanche l’ombra dei ruderi, ci riferiamo al senso dell’onore, del coraggio, alla philia, philia intesa come legame di sangue che legava gli uomini fino e forse anche dopo la morte, ad un senso di appartenenza, ad una comunità e ad una Tradizione millenaria che li rendeva onorari di combattere e immolarsi per essa, e di tutto questo, non è rimasto niente nella maniera più assoluta, viviamo in un mondo in cui non conta la qualità ed i valori di un Individuo ma bensì la sua quantità.
Tuttavia ad una qualità viene ancora dato peso. Quella di omologarsi. Di rinunciare alla propia individualità, ad i propri valori, per diventare il prototipo moderno del ragazzo o dell’uomo degenerato: nessun pensiero, nessuna originalità, nessuna attività o interesse che non sia condiviso dai suoi contemporanei ed un lessico formato quasi esclusivamente da una moltitudine di insulsi neologismi e quant’altro, ed infine omologarsi e aggiustare la propia “personalità” qualora cambi la moda. Il nostro senso di comunità, le nostre relazioni, sono morte, la gente si lega ad altre persone solamente per beceri opportunismi o peggio, per non essere escluso dalla società collettivista. L’Amore non si è salvato da quest’ondata di degenerazione, ormai in una donna o in un uomo non si cerca più una personalità che abbia in sé valori savi, dato che si cercano le più sproporzione misure, si celebrano i poveri
o le povere deficienti, che si lasciano trasportare dal sentimento moralistico.
Stando a quanto detto non è sorprendente che le nostre strade ed edifici, rispecchino esattamente il nostro stato: luride costruzioni rozzamente tirate su per stiparci la più ampia quantità di persone possibili, quartieri dormitorio che ricordano le periferie sovietiche. Ormai cos’è diventata la bellezza? Blocchi di cemento incastrati l’uno sopra l’altro? Degenerati che si vestono come demoni esorcizzati per tentare di colmare un qualche vuoto?
Purtroppo con la perdita del Cosmos, s’è invertito il senso di bellezza, quello ch’è aberrante è
diventanta la nuova Nike, quello ch’era bello è dimenticato e troppo spesso imbrattato.
Dov’è finita la bellezza di morire per ciò in cui si crede? Un tempo, sacrificarsi per il sentimento europeo era un onore, combattere una guerra un mezzo di riscatto spirituale, l’opportunità per procurare Gloria a sé e alla propia gens…ma adesso di guerrieri non ne rimane nessuno, anonimi soldati trattati come pedine e mandati al macello in guerre meccanizzate e nazionaliste, combattute non per un ideale od un bene superiore, per il nuovo Dio:
la quantità.
Tutto questo ci porta, apparte ad una profonda riflessione economico-sociale, ad una riflessione politica: dov’è chi ci governa? A tentare di capire come si governa. Ma non è sorprendente, il nostro sistema democratico si sposa perfettamente con la snaturalità quantitativa, chi ottiene più quantità di voti ascende al trono. Ed in che modo, solo perchè la maggioranza è maggioranza, ha diritto a imporre la sua volontà sul resto dei cittadini? Non è forse un concetto irruente questo?
Concludendo, con la morte della politica è morta anche l’idea (per non parlare della morale!) non si sceglie più una persona per le idee che porta avanti ma per il nome e la carica moralista, anche lo stesso concetto di idea è sprofondato, non si discute più di come risolvere un problema oggettivo ma si perde tempo in inutili dibattiti unicamente teorici su quale “idea” sia più romantica o più attraente dell’altra o nel discorrere di “problemi” che in realtà sono solo nella testa dei propri fautori o delle villane distrazioni.
Ci focalizziamo sugli ideali, senza tener conto della Verità, perché è eretica ormai.
Ecco il nostro mondo, ecco dove ci ha portato il progresso.
La suddetta situazione (di cui è stato toccato solamente l’apice) potrebbe indurre allo sconforto o peggio, al fatalismo e francamente non biasimo chi arrivi a questa conclusione, tuttavia, questo testo è riferito ad una maggioranza e non ad un totalità, pertanto finché resteranno dei sopravvissuti resterà accesa la Fiamma, la fiamma della Tradizione, dei nostri savi valori, di persone che non cedono a pressioni esterne o a soverchie moraliste, e quando finalmente quest’epoca di decadenza finirà ed inizierà la nuova età dell’Oro, allora questi sopravvissuti dovranno ergersi dalle rovine, riaccendere la Fiamma dei superstiti e ricostruire una Civiltà degna di quel nome.
Osservatore radicale

