Geopolitica: riflessioni sulla disciplina “pop” del momento

Non c’è dubbio che la geopolitica sia una delle discipline più discusse del momento. Con lo
scoppio della guerra in Ucraina — nonostante alcuni segnali premonitori fossero già presenti —la geopolitica è tornata al centro della scena. Chiunque, a torto o a ragione, tenta di interpretare la realtà in termini “geopolitici” o di analizzare l’attuale (e presunto) disordine globale attraverso questa lente.
Pur essendo formalmente giovane — nata alla fine dell’Ottocento in ambienti accademici
tedeschi, con il politologo svedese Rudolf Kjellen come uno dei suoi principali promotori —
la geopolitica si rifà a concetti millenari. Per alcuni versi, anche lo storico ateniese Tucidide
può essere considerato un precursore di questa disciplina.
Prima di addentrarci nell’essenza della geopolitica, è opportuno chiarire cosa essa non è.
Non è sinonimo di relazioni internazionali, che studiano una vasta gamma di temi — politica, economia, sicurezza, cultura — nelle interazioni tra Stati e organizzazioni internazionali.
Temi che toccano la geopolitica, ma non la esauriscono. Allo stesso modo, la geografia
politica, sebbene strettamente correlata, non è equivalente alla geopolitica. La geografia
politica studia la relazione tra Stati e territorio, determinandone il potenziale demografico ed economico. La geopolitica, invece, parte da queste basi, ma si spinge oltre, proiettando nel futuro storico i destini delle collettività e ampliando lo studio a fattori come la cultura, i miti fondanti e, soprattutto, il “fattore umano”.
Ma cos’è, dunque, la geopolitica? Pur mancando una definizione univoca, essa può essere
considerata lo studio delle dinamiche delle aggregazioni umane all’interno di uno spazio
geografico. Si occupa di gruppi che agiscono come unità politiche, in grado di muoversi
come soggetti all’interno di un determinato contesto spaziale e storico. Ogni collettività che
esiste come soggetto politico, indipendentemente dalla sua grandezza o dalla sua natura
legale, può essere considerata un soggetto geopolitico. Oggi, gli Stati sono i principali attori, in quanto detentori del potere reale e capaci di orientare le traiettorie storiche.
Chiariti i soggetti della disciplina, analizziamo il loro comportamento. Uno dei principi cardine della geopolitica è che, essendo composti da esseri umani, i soggetti geopolitici riflettono i comportamenti umani, con tutti i loro vizi e virtù. Non possiamo chiedere loro più di quanto ci aspettiamo da noi stessi. La geopolitica assume che la natura umana sia costante e che la lotta per la sopravvivenza sia il motore delle relazioni tra collettività. Per questo, è fondamentale comprendere la psicologia collettiva dei soggetti geopolitici per anticipare le loro azioni e aspirazioni.
Il focus della geopolitica è l’aggregato umano, collocato in un dato spazio geografico e in un determinato contesto storico. Partiti, ideologie e istituzioni sono elementi sovrastrutturali, subordinati alla struttura sociale. Ciò significa che i cambiamenti storici di una collettività derivano più dalla sua evoluzione interna che dalle decisioni dei suoi leader o dei governi. Le trasformazioni profonde della società influenzano i sistemi istituzionali, non il contrario.
Tuttavia, uno dei rischi principali della geopolitica è il determinismo, ossia la tendenza a
ridurre tutto a fattori materiali o geografici, trascurando il fattore umano, che nella storia ha
spesso sfidato le condizioni geopolitiche apparenti. Vi è inoltre la tendenza, da parte di
alcuni studiosi, a sostenere la predestinazione di certi aggregati geopolitici verso una
“vittoria inevitabile”, ignorando la complessità e l’imprevedibilità della storia.
Non possiamo trascurare, infine, il fatto che l’analista geopolitico non è immune dai propri
condizionamenti culturali. Ogni studioso, consapevolmente o meno, interpreta il mondo
attraverso la lente della propria appartenenza sociale e culturale, con il rischio di vedere la
realtà non per ciò che è, ma per ciò che si vorrebbe che fosse. Questo pericolo si manifesta
sia nell’apologia della propria collettività, sia nell’idealizzazione di poli geopolitici rivali.
In conclusione, la geopolitica è solo uno degli strumenti utili per interpretare la realtà, ma
non un mezzo per reinventarla a piacimento. Non è un’arma ideologica per condannare
nessuna collettività a un destino prestabilito, né può essere usata per tracciare percorsi
escatologici definitivi. È un metodo di analisi che aiuta a comprendere il mondo, ma non è
una scienza esatta né infallibile. La storia rimane aperta e imprevedibile, e la geopolitica non
dovrebbe mai essere elevata a chiave unica o finale di lettura della realtà
.

Pietro Ciapponi

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