Le riforme di Valditara

Valditara, al rientro a scuola di almeno sei milioni di studenti, ci ha tenuto ad elencare i miracolosi vantaggi dovuti alle sue scellerate riforme.

  1. Riforma degli istituti tecnici-professionali

Invece dei 5 anni canonici si passa alla formula 4+2: l’intento è avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro e accorciare i tempi. Il risultato però è creare da un lato nuovi precari, sfruttando i ragazzi delle scuole superiori con l’alternanza scuola-lavoro nella speranza di sopperire ai problemi del sistema industriale (che intanto “importa” dall’estero la sua manodopera); dall’altro lato crea un percorso biennale semi-privato che depotenzia, di fatto, il “semplice” diploma. Come con la riforma delle Università (3+2) si otterranno solo diplomifici senza qualità e valore.

  1. Emergenza cellulari

Come ogni “boomer” che si rispetti, anche questo governo crede che i cellulari siano il “male assoluto”. Meglio demonizzarli imponendo divieti coatti piuttosto che educare bambini e ragazzi alla tecnologia, e soprattutto dimenticando di sfruttarli per ciò che potrebbero offrirci come strumenti: supporto per chi ha difficoltà nell’apprendimento o addirittura per la sostituzione di libri di testo sempre più cari.

  1. Voto in condotta

Direttamente dal 1800 viene riesumato il voto in condotta, attribuendogli un’immeritata “funzione educativa” (perché in Italia educazione fa sempre rima con divieto?), rimasta legata alla concezione malata per cui la formazione sia solo un mansueto ricevimento di nozioni. Sarebbe utile dare veramente vigore all’educazione fisica (questa sì, sarebbe una cosa nuova), che come è noto rappresenta un antidoto migliore alla dipendenza tecnologica, alle fragilità e anche alla bassa autostima che opprime sempre più ragazzi. Inoltre, con l’educazione sportiva si crea una popolazione più forte nel fisico, nella mente e nella volontà.

Invece di demolire e ricostruire completamente un sistema scolastico rimasto invariato da decenni, si continua a fomentare tutto ciò che ha portato al suo fallimento. Non ci rassegnamo alla scomparsa dall’orizzonte educativo di idee forti come quella di Nazione, Comunità e Solidarietà. Idee che sono invece decisive per la nostra generazione, al bivio storico imposto da questa feroce globalizzazione.

Redazione Kulturaeuropa

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *