Quello che spesso colpisce scorrendo molte pubblicazioni culturali e ‘la curiosa sensazione di ragionare sempre su elementi ” dati ” per acquisiti. Si ragiona sia sul presente che sul futuro ,sul presupposto che lo stato di cose presenti sia immutabile. Una caratteristica assai bizzarra questa, visto che mai come oggi si parla e si scrive spesso di un mondo in continuo e rapido mutamento, così veloce da sconvolgere il presente. Per il pensiero di costruzione alternativo invece, pare sia tutto fermo e immobile. Si c’è la critica allo stato di cose presenti , c’è l’analisi d’accordo, ma sono pochi quelli che si sforzano di costruire il pensiero futuro, la Città Futura, per usare un’ espressione gramsciana. Ed è invece questa sfida che va recuperata, perché anche in apparente assenza di dinamiche e contraddizioni degne di suscitare le condizioni di cambiamento, è proprio in momenti come questi che si può e si deve costruire le idee del futuro e le loro possibili applicazioni concrete e reali. Senza questo ulteriore sforzo, la pars costruens, la sola critica non basta e rischia di rimanere uno sterile lamentela di chi comunque accetta il quadro di riferimento che gli è stato imposto.
Redazione Kulturaeuropa

