IL GIOCATORE DI SCACCHI

La “realtà” è sempre da distinguersi dalle rappresentazioni volute da chi detiene, al servizio delle oligarchie dominanti, il monopolio del mezzo informativo. A ben guardare, la contrapposizione destra/sinistra è un fenomeno di facciata, avulso dalla natura profonda di ciò che avviene e delle sue dinamiche. Domina lo spettacolo, l’apparenza, lo schema binario. Domina, ed è perfettamente organico al mantenimento dello status quo, la divisione in schieramenti, in tifoserie. E tutto all’interno di una medesima, cinica, logica. Si crede di agire, invece, per dirla col filosofo Henri Bergson, si “è agiti”; si crede di vivere, invece si “è vissuti”. Necessario, dunque, superare tutto questo, assumendo la mentalità del giocatore di scacchi, in grado di prevedere le azioni dell’avversario, prima di muovere qualsiasi pezzo, e di avere lo sguardo non limitato alla mossa particolare, ma rivolto a tutta la scacchiera.

È compito di ogni avanguardia, culturale o metapolitica, agire andando oltre le “regole” imposte da quello che un tempo si definiva “il sistema”. È compito ineludibile lo squarciare il velo che impedisce la contemplazione della Verità.

Tornano alla memoria le parole del generale cinese Sun Tsu (VI-V sec. a.C.) nella sua Arte della Guerra:

Quando il nemico ti ha portato a combatterlo con le armi da lui scelte, a usare il linguaggio che lui ha inventato, a farti cercare soluzioni con le regole che lui ha imposto, hai già perso tutte le battaglie, compresa quella che avrebbe potuto vincerlo.

GIUSEPPE SCALICI

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