LA METAFISICA DEI VIZI E DELLO SVAGO

I romani distinguevano le loro attività in otium e negotium.
Il negotium comprendeva le attività che venivano riservate e indirizzate a servire Roma attraverso l’impegno politico attivo, l’otium, invece comprendeva le attività volte allo svago e al riposo, mentale e fisico. È l’otium, l’argomento che qui verrà affrontato. Lo svago nelle società tradizionali non può essere minimamente messo in comparazione con le attività praticate nel mondo moderno.
In un popolo spiritualmente elevato, i piaceri sono strettamente legati allo spirito e al sacro, la materia si rendeva perciò solamente un mezzo per raggiungere un’occupazione che portasse poi ad un vero e proprio riposo spirituale.
Leggere in tal senso il De Otio di Seneca, è essenziale per comprendere la questione, dato che egli riteneva l’ozio ancor più fondamentale dell’attività negoziativa.
La ricreazione non era fine a se stessa, non nasceva per soddisfare gli istinti corporei, ma bensì per elevare attraverso distinte occupazioni, la componente verticale dell’uomo.
Attraverso dei banali esempi, porremo la questione in dettaglio:
certamente tutte le attività concernenti la carnalità e la sfera sessuale a Roma erano ampiamente diffuse. Queste venivano però praticate con moderazione e trovavano una propria manifestazione metafisica, tecnica e valoriale. Per collegare ciò ai nostri giorni, basta pensare che ad oggi l’uomo virile per la società è colui che intrattiene rapporti sessuali costantemente, senza tener conto di un’estetica dimostrante la componente spirituale o della necessità di trovare equilibrio e moderazione per non sfociare nella dipendenza e nella svalutazione di questioni più importanti.
Un altro esempio che si può prendere è il gioco d’azzardo, un tempo, svolto nella quasi totalità nei circoli delle caste mercantili. Finché la dipendenza dalla materia è manifestata in chi si occupa di materia, la questione non si rende preoccupante, lo si rende nel momento in cui certi bisogni trovano piede in tutti i ranghi della società, cominciando poi col tempo ad essere un distinto segno di riconoscimento di chi pratica certe attività. Non è difficile pensare, oggi, ad un ludopatico come una persona corrotta e depravata. Un ulteriore esempio riguarda l’alcol, precendentemente assunto perché rappresentava una perfetta combinazione tra tecnica e natura, un elaborato figlio di un lavoro con un dietro una sua metafisica, ed assunto tra goliardia e piacere, non per avere effetti psicotropi e alienanti come avviene spesso oggi. Il più diffuso tra i vizi è certamente il tabacco, il quale non rappresenta più uno status per gli aristocratici europei ma bensì un prodotto confezionato ed elargito in massa, anteponendo il guadagno economico.
Tali nevrosi trovano spazio grazie alla mancanza di ordine, del principio del Cosmos greco, per svolgere queste attività, sia sul piano umano, che su quello materiale; un uomo abusante risulterà caotico, deformandosi, invece, la materia che compone le nostre gioie minori, tenderà ad essere anch’essa deforme, scialba o ripugnante, come nel caso dei bordelli, un tempo adornati e decorati, oggi luoghi bui e malsani.
La quantità così vince sulla qualità.
Di ozi divenuti morbose scappatoie dalla realtà ne conosciamo a dismisura, dato che sono arrivate a toccare tutto ciò che è materiale, fino ad intersecarsi all’interno dell’animo umano. Le grandi richieste e le pubblicità, hanno reso tali pratiche ed usanze essenziali per condurre una vita materialmente al passo col mondo moderno.
Qui si pone la nostra sfida, controllare il vizio o lasciarsi controllare?

GABRIELE SCIARRATTA

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