Steve J Drakos ha abituato i suoi amici ed estimatori a uno stile sfrontato e anticonformista da vero guastatore dell’arte e della cultura. Non c’è dunque da meravigliarsi se il suo nuovo libro di foto e poesie Demon tears – Lacrime di demonio fa la sua comparsa un po’ in sordina come una piccola gemma oscura dedicata a pochi palati fini. Certamente non si tratta di un libro per tutti, ma d’altra parte già con i suoi progetti musicali techno e metal punk Steve ha messo in chiaro che la sua prima preoccupazione non è piacere al pubblico, ma semmai provocarlo e smuoverlo.
Steve insomma vuole dare un pugno al perbenismo e un calcio al politicamente corretto, due attitudini che ammorbano la vita di questa Europa alla deriva. Le armi che utilizza Drakos fanno spesso affidamento sulle sue abilità professionali in fatto di fotografia, e in questo volume le immagini hanno un ruolo chiave. Basta una rapida occhiata per capire che l’autore non si perde in sottigliezze e non concede alcuno spazio a censure di sorta. Si tratta infatti di fotografie per adulti, decisamente esplicite, ma che si inseriscono in modo coerente nel contesto dell’opera.
I chiaroscuri sono netti, vividi, devono valorizzare i corpi forti e flessuosi, impegnati in amplessi feroci e in atti volizionisti di pura lussuria. Sembra che Drakos voglia trasmettere al lettore la convinzione che la potenza ribelle che lui identifica in Prometeo – il primo vero ribelle, il primo diavolo – sia espressione di quelle potenze profonde che muovono i corpi e plasmano muscoli scattanti e pronti. C’è una gerarchia sessuale, dettata dalla potenza, dalla fermezza, ma che sempre si integra con lo stile, con la bellezza.
In bilico tra Beaudelaire e De Sade, le poesie contenute nel volume sono inni gotici e sanguinanti al sesso senza limiti, alla potenza selvaggia degli impulsi che attraversano uomo e donna, in un’orgia di violenza blasfema che travolge ogni morale. L’autore sembra invocare la più totale libertà, vivida, pericolosa e bellissima.
Si capisce allora perché Steve sta dalla parte del Diavolo, perché solo collocandosi agli antipodi di tutto ciò che è considerato buono oggi, lui può trovare la sua dimensione del bello, del forte e del sano. Forse Nietzsche sottoscriverebbe. Di certo Drakos propone qui una sintesi tra gotico e futurista, tra i toni cupi e ombrosi di una sessualità quasi ritualizzata e la potenza delle immagini cesellate dalla mano dell’artista esperto.
Un gotico archeofuturista insomma, che solo un ristretto numero di lettori e osservatori saprà apprezzare a pieno, ma che non di meno merita di essere letto e goduto da tutti gli spiriti liberi e vitali.
FRANCESCO BOCO

