SULLA NECESSITA’ DI UN NAZIONALISMO IMPERIALE EUROPEO

Adriano Romualdi scrisse più di sessant’anni fa che i nazionalismi di tipo ottocentesco andavano superati perché si giungesse alla consapevolezza che italiani, francesi, tedeschi, polacchi, ungheresi e tutti i popoli d’Europa si percepissero come figli di una Patria più grande, quella europea, che, ben lungi dall’essere un semplice insieme di nazioni, è bensì essa stessa il principio unitario che si è declinato nelle varie differenze nazionali. Quanto da lui scritto allora era di assoluta avanguardia, ma lo è ancor di più oggi. All’epoca perché il nazionalismo di tipo ottocentesco era una delle tendenze più diffuse; oggi perché il fascino per il sovranismo un po’ borghesotto, se pur in declino, continua a riscuotere un certo consenso. Ciò che a molti non è chiaro è che certe ideologie tutto sono fuorché l’antitesi del mondo moderno, anzi ne rappresentano la quintessenza. Il nazionalismo nasce con l’illuminismo e la rivoluzione francese. Che poi esso sia stato anche il motore per un tipo di uomo nuovo, romantico ed eroico, sulle cui basi nascerà l’idea f**cista è vero, come però è vero, non casualmente, che questa stessa Idea sarà declinata in una visione imperiale europea e mediterranea, che animò i combattenti della guerra, ben consapevoli che a essere in gioco era il futuro dell’Europa, non quello delle singole nazioni in sé. Eppure, proprio dopo la seconda guerra mondiale, un po’ per una realtà vissuta con rassegnazione, un po’ per distaccarsi dalla Germania, il nazionalismo precedente agli anni ’20 tornò preponderante. Ciononostante, grazie all’opera di Adriano Romualdi, nel mondo giovanile della destra il mito dell’Europa continuò ad essere presente e fu il principio ispiratore di un nuovo filone culturale, ben legato al passato, ma senza nostalgismo, e ben proiettato nel futuro.

FERDINANDO VIOLA

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