RECUPERIAMO I PRINCIPI DI STIRPE E DI ORGANICITÀ

Una delle principali problematiche del mondo moderno, soprattutto in ambito politico, è l’assolutizzazione di un fattore, che, invece di occupare il posto che gli spetta nel rango di una complessa gerarchia, diventa esso stesso il metro di ogni cosa. A ben vedere questa deriva ha origini ben lontane. Le ideologie moderne si basano precisamente su tale modus operandi, da Marx, che all’economia collega ogni problematica della vita umana, a Freud, il quale pretendeva di spiegare tutto in chiave sessuale. È chiaro invece che sia il sesso, ad esempio, sia l’economia sono certamente fondamentali nella vita umana, ma ovviamente non sono totalizzanti e soprattutto la loro utilità va ricondotta alla realizzazione di qualcosa di più grande. Da ciò ne consegue che un autentico rivoluzionario recupera il concetto di organicità. È da queste basi infatti che si sviluppò l’idea fascista. Essa fu la sintesi tra sentimenti nazionalistici e corporativismo, dato che un nazionalismo fine a se stesso poteva significare tutto il contrario di tutto, tra valori tradizionali e sfide moderne, tra apollineo e dionisiaco, tra istanze reazionarie e moti futuristici. In un’epoca che si fondava su rigidi dualismi, vi furono uomini in grado di riscoprire il valore della sintesi, che nasce proprio dallo scontro di due opposti, che vanno inquadrati nella complementarietà. Il principio della coincidentia oppisitorum ritornava quindi predominante. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la vittoria delle ideologie disgregratrici, ha comportato un ulteriore accentuarsi delle degenerazioni prima esposte ed è in quel momento che nascono i presupposti che hanno comportato in tempi più recenti il sorgere di fenomeni quali il femminismo, l’ideologia di genere, etc. Tuttavia, molti che oggi si dicono alternativa come reagiscono? Con i medesimi strumenti imposti dal nemico, per cui prerogative quali la difesa della famiglia, ad esempio, perdono il loro reale significato e vengono assolutizzate. Tornare a mettere al mondo dei figli è certamente un traguardo da raggiungere, se non si vuole che l’Europa scompaia, ma non è un obiettivo esclusivo e fine a se stesso. In quanti si pongono la domanda, che tipo di figli vogliamo? Che tipo di padri e di madri vogliamo? E soprattutto, cos’è per noi la famiglia? Davvero qualcuno crede che la cultura gentilizia romana o il feudo medievale si basasse su prerogative piccolo-borghesi? Il motivo per cui nei periodi più alti della storia europea il legame tra terra e sangue fosse all’apice della vita di ciascuno, derivava proprio dall’idea di appartenere ad una stirpe ,ad un clan, non ad una piccola unità familiare che vive in un quartiere cittadino anonimo. I romani e i greci dividevano la città per unità territoriali nelle quali abitavano clan e tribù che si riconoscevano in antenati comuni e praticavano riti comuni. A Sparta i bambini venivano allontanati dalle proprie madri all’età di sette anni per essere addestrati a vivere all’insegna dell’etica guerriera e comunitaria. La differenza rispetto all’epoca moderna è abissale. Oggi un conservatore medio invece auspica un’educazione privatistica e una scuola apolitica e la contrapposizione più nota è tra quelli che vedono nella c.d “famiglia tradizionale” il male supremo e quelli che invece vedono come male la pretesa dello stato di educare i bambini. A pochi viene in mente che non è l’oggetto ad essere fonte di bene o di male, bensì come questo viene riempito e soprattutto a pochi sorge il dubbio che il problema risieda in queste fittizie contrapposizioni, che invece andrebbero superate, ovviamente dopo una coordinazione attuata da principi spirituali. La comunità nazionale, la famiglia e l’impero sono un tutt’uno organico e dinamico. Finché ciò non sarà ben inteso da chi deve essere avanguardia, qualsiasi autentica rivoluzione contro le degenerazioni contemporanee è inattuabile.

FERDINANDO VIOLA

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