La nuova sfida dell’Europa in un mondo in subbuglio

FONTE: https://tiremminnanz1.wordpress.com/2024/04/23/la-nuova-sfida-delleuropa-in-un-mondo-in-subbuglio/

Sulla base di quanto apprendiamo ogni giorno dalle notizie riguardanti la situazione geopolitica mondiale è sicuramente possibile affermare, data l’escalation poco rassicurante dei fatti inerenti al conflitto russo-ucraino e a quello israelo-palestinese, che questo preciso momento storico potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase di scarsa stabilità politica a livello mondiale (certamente non propedeutica per il mantenimento di una pace perpetua). Nuovamente viene riproposta quella suddivisione del mondo le cui parti, sebbene questa volta non proprio così definite, non sembrano dare segni di cedimento intesi al fine di fare concessioni utili alla risoluzione di una situazione che, come già affermato inizialmente, potrebbe innescare la miccia di una bomba la cui potenza sarebbe in grado di distruggere tutti (a prescindere dallo schieramento).

Da un lato abbiamo tutto il blocco occidentalecon a capo la direzione U.S.A., e dall’altro non più il conglomerato sovietico, o meglio, persiste sì la presenza della Russia, ma a questo giro accompagnata da nuovi partner strategici quali Iran, Corea del Nord e Cina (nonostante la posizione politica di quest’ultima rimanga comunque ambigua). Tuttavia, a differenza di come si possa credere, la coesione di quest’ultimo fronte non è per nulla compatta a causa di profonde divergenze da parte dei diversi leader nazionali sul come porsi in questa nascente polveriera che ricopre tutto il globo. Se, sotto un determinato punto di vista abbiamo la comunanza di un condiviso sentimento anti-occidentale, dall’altro abbiamo una serie di discrepanze che rendono la divisione della nuova scena politica non così netta come quella riscontrata durante la guerra fredda. Nel mondo arabo vediamo come l’Iran non sia percepito di buon occhio dai suoi vicini (a causa delle sue mire imperialiste), mentre la Cina sembra non voglia esporsi più di tanto sulle questioni inerenti ai conflitti in corso proprio per raggiungere il suo scopo ultimo: sostituirsi agli Stati Uniti come principale potenza economica internazionale. Insomma, nessuno vuole cedere terreno nella gara per l’egemonia. Una delle più grandi peculiarità che sta contraddistinguendo il nuovo scenario di guerra è che, a differenza dei passati conflitti verificatisi nel corso degli ultimi vent’anni, la paura di un ritorno di uno scontro in Europa è più viva che mai. 

L’abitudine al mito della pace ha fatto sì che i popoli del ‘’vecchio continente’’ si trovino ora in uno stato di totale confusione in vista della minaccia russa, ciò ovviamente anche a causa del fatto che la subordinazione alla matrice americana abbia conseguito nei decenni post 45’ delle conseguenze di annichilimento degli asset politico-economici di tutti i paesi dell’Eurozona. La percezione che si ha da parte nostra è quella di essere in balia di decisioni la cui origine non scaturisce di certo dall’intenzione di garantire il bene degli europei o, utilizzando dei criteri strettamente politici, quantomeno gli interessi dell’Europa. La cosa che rende ancora più preoccupante questa condizione che già di per sè risulta essere abbastanza tragica (soprattutto se considerata l’incredibile tensione internazionale), è che il partner più forte di cui tali paesi dispongono, gli Stati Uniti, si ritrova oggi a dover fare i conti con quello che potrebbe essere l’inizio dello sgretolamento del suo impero. A tal proposito, le elezioni presidenziali che si terranno a novembre potranno segnare una svolta decisiva per quanto riguarda le decisioni che gli States potrebbero prendere in merito ai conflitti sopra citati. Di fatti, al più rigido interventismo a stelle e strisce targato Biden si contrappone la politica più isolazionista di Trump che, come è già ben noto, in passato aveva benevolmente strizzato l’occhiolino a Putin e al leader coreano Kim Jong-un, oltre ad aver già ribadito la sua contrarietà alla presenza americana in medio-oriente. Tuttavia, nonostante una papabile vittoria di Trump possa sembrare la soluzione migliore per far sì che le acque si possano calmare (data la sua non propensione adimmischiarsi negli affari altrui) , un simile scenario porterebbe l’Europa a privarsi del suo strumento di difesa militare maggiore, ciò proprio a causa della limitata autosufficienza di cui parlavo pocanzi. Insomma, nonostante l’imperialismo d’oltre oceano ha costituito il fattore che più ha inciso nel rendere il nostro continente vittima di una dipendenza paternalistica, la protezione dello ‘’Zio Sam’’ risulta essere oggi uno dei principali deterrenti per consentire all’Eurozona di non ritrovarsi completamente da sola in un mondo che fà della tensione la sua prassi quotidiana.

A tal proposito, una delle discussioni che ricorrono maggiormente di questi tempi nei vari dibattiti pubblici è quella secondo cui si sia oramai costituita la necessità di creare un esercito unico europeo. Ebbene, questa proposta potrebbe significare il primo passo per la composizione di un progetto che a lungo termine garantisca al ‘’vecchio continente’’ piena indipendenza e voce in capitolo per quanto concerne la risoluzione di crisi internazionali (nell’ottica dei suoi interessi). Dunque è proprio questa la sfida dell’Europa, ovvero quella di ritornare ad essere perlomeno artefice delle sue decisioni, senza che il loro esito sia determinato da interessi studiati per giovare alla riuscita di strategie politiche straniere. Tale passaggio non è però immediato, chi pensa che così possa essere si occupa di fanta-politica. Il processo richiede di fatti del tempo, ma soprattutto una netta e radicale riprogrammazione della struttura organizzativa dell’Unione Europea, che ad oggi consiste nell’unico mezzo finora creato dopo la seconda guerra mondiale per consentire agli europei di potersi ritagliare una fetta nello scacchiere delle potenze internazionali. Tuttavia, sognando ancora più in grande, la speranza che da sempre rimane è quella che l’Europa possa diventare quel sogno da tanti agognato: nazione, partecipazione, rivoluzione!

Di Federico

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