SI VIS PACEM, PARA BELLUM

“Per avere la pace, dobbiamo avere il coraggio di dire che siamo pronti a prendere i mezzi per garantire che la Russia non vinca. Perché chi dice ‘non sosteniamo l’Ucraina’ non fa la scelta della pace, fa la scelta della sconfitta”. Sono le parole che tanto hanno fatto discutere e che il presidente Macron ha dichiarato in un’intervista alle emittenti francesi. Aggiungendo: “Se la Russia vince questa guerra, la credibilità dell’Europa sarà ridotta a zero”. 

E come non essere d’accordo con queste parole anche se pronunciate da un leader politico discutibile che, per certi aspetti, e molto distante dalle nostre posizioni?

Perché, contrariamente a quanto a volte stupidamente si sente dire, questa guerra ci riguarda più di quanto realmente avvertiamo. Perché è a pochi km da casa nostra. Perché l’Ucraina è Europa, ma soprattutto, a differenza della Russia, si sente Europa, vuole essere Europa. Perché in Ucraina centinaia di valorosi camerati stanno donando tutto per la loro Patria, per la nostra Patria. Perché sono in guerra contro chi fa dell’antifascismo il proprio dogma, contro i denazificatori, i nostalgici sovietici che sventolano le bandiere con la falce e martello nei territori occupati. Perché con l’invasione in Ucraina, i russi hanno contribuito a rivitalizzare una Nato che non aveva più senso di esistere, inducendo addirittura nazioni come Svezia e Finlandia ad aderire al patto atlantico. Perché siamo ancora fermi alla solita logica di Jalta, in cui l’obiettivo finale sarà spartirsi l’ennesima nazione europea. E in tutto questo manca ancora quello che dovrebbe essere l’attore principale di questo “sequel”, e cioè l’Europa. Che in mancanza di un esercito comune, di una politica estera unificata, si è dovuta accodare, ancora una volta, alle decisioni prese a Washington. Che subito, come da copione, ha approfittato della situazione ucraina per trarne beneficio insieme al compare russo.

E allora ben vengano questi lampi di speranza, anche se provenienti da politici a noi lontani come Macron. Perché a differenza della solita retorica bottegaia che echeggia in Italia, diversi sussulti arrivano proprio “dall’odiata” Europa. 

Come quelli che sono arrivati dal recente Consiglio europeo che si è svolto il 21 e il 22 Marzo in cui è stato raggiunto l’accordo per utilizzare i profitti provenienti dagli asset russi congelati, che consentirà di avere a disposizione per quest’anno altri tre miliardi di euro da spendere per l’acquisto di equipaggiamenti militari da fornire a Kiev.

Mentre, riguardo il conflitto in medio-oriente, invece, il Consiglio europeo attacca duramente Israele, chiedendo di non intraprendere l’annunciata operazione militare di terra a Rafah, di permettere l’apertura di altri valichi per consentire gli aiuti umanitari, di “rispettare e attuare l’ordinanza della Corte internazionale di giustizia del 26 gennaio 2024”, che intima di impedire atti che determinano la distruzione fisica completa o parziale di una popolazione. E “condanna fermamente” la violenza estremista dei coloni israeliani, che devono essere “chiamati a rispondere” dei loro atti, e condanna anche “le decisioni del governo israeliano di espandere ulteriormente gli insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata”. E conclude: “Le violazioni del diritto umanitario internazionale devono essere indagate in modo approfondito e indipendente e deve essere assicurato che i responsabili siano chiamati a risponderne”.

Insomma, forse non tutto è perduto, e se l’indirizzo politico è quello di una maggiore sovranità strategica europea in una visione più ampia di potenza, non può che trovare il nostro sostegno.

Pierpaolo Cicciarella

Un commento

  1. Le ragioni ormai sono evidenti, alla guerra non possiamo rinunciare per dare un cenno di esistenza, ma ricordiamoci che siamo stati sospinti a questo, da chi? da i falsi duellanti, noi ci siamo infilati in un vicolo cieco, ora come ora non possiamo fare altro che prepararci alla guerra

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