LA DIFESA PALESTINESE: DOGMA SACRO E INTOCCABILE, NON NEGOZIABILE

Uno dei vizi peggiori dell’epoca contemporanea è la logica della contrapposizione sterile ed estremista che parte da un presupposto completamente illogico, ovvero il dar forma alla propria azione, non partendo da un principio superiore, non partendo dall’essere, bensì dal non essere.

È chiaro che ogni rivoluzione, ogni progetto realmente alternativo non può non incominciare col rifiuto di un certo sistema, ma se questo primo passaggio non viene convertito in azione costruttrice diventa semplicemente una gabbia, che alle volte sarà ostica, alle volte più confortevole, ma sempre gabbia rimarrà e la gabbia è un posto idoneo ad uno schiavo, non ad un uomo libero, intraprendente ed eroico, il quale si fa partecipe del destino, forgiandolo, non subendolo.

In quanti oggi tengono a mente questa lezione? Quasi nessuno.

Storicamente i propagandisti delle degeneri ideologie che lo scorso secolo sconfissero l’Europa, se pur sovversivi, basavano il proprio agire su un progetto, fallimentare sicuramente, ma comunque strutturato e con una sua logica interna, disordinato e sovversivo, ma organizzato. I loro eredi oggi, invece, hanno rinunciato persino alla definizione di compagno, preferendo quella di antifa, il che ci fa perfettamente evincere che a parte la caccia ai fantasmi, l’odio e la rappresentazione hollywoodiana e conveniente del male assoluto non abbiano alcun sistema coerente che li tenga uniti.

Tuttavia, non è solo il loro tale modus operandi, è bensì anche quello di chi dovrebbe avere la missione di essere la rivolta contro il mondo moderno.

Se nello scorso secolo vi fu un’idea che nacque in antitesi alle logiche borghesi, ma senza per questo andare ad assoggettarsi a ciò che si voleva far credere fosse l’unica alternativa, che invece altro non era che l’altra faccia della medaglia, ovvero il marxismo, oggi ci troviamo in presenza di tanti soggetti che sostengono una tesi o una “battaglia ” per pura antitesi a ciò che si pensa sostenga il nemico. Tale è stato e continua ad essere il comportamento circa la guerra in Ucraina e tale è l’atteggiamento riscontrabile in molteplici casi circa il conflitto israelo-palestinese.

Dallo scorso 7 ottobre, in seguito agli attacchi di Hamas e alla “reazione” di Israele che maschera il genocidio che commette ai danni del popolo palestinese come difesa dal terrorismo, si è assistito a numerose manifestazioni pro-Palestina indette dagli antifa. Alcuni ambienti di destra, non soltanto quelli governativi, purtroppo, invece che fare ciò che andava fatto, ovvero dire chiaramente che comunismo, progressismo e via dicendo sono quanto di più lontano possibile dalla lotta del popolo palestinese, che questa non merita di diventare strumento di becera opposizione politica e che essa si fonda su principi quali sangue e suolo contro il piombo dell’usura, non sulle demenzialità dell’ideologia woke, della lotta di classe o del buon selvaggio, si è preferito accontentarsi di un assioma decisamente squallido: se i centri sociali sono filopalestinesi, allora noi dobbiamo essere filosionisti.

La cosa ancora peggiore è che tale messaggio è passato anche quando non vi era la diretta intenzione, com’è accaduto in Sapienza in occasione dell’8 marzo. Ogni anno, in questa data, l’università organizza degli incontri in collaborazione con il Corriere della Sera sulla questione della parità di genere. A tale evento quest’anno per la prima volta sono stati invitati a parlare esponenti di Fratelli d’italia e di Azione Universitaria. Insieme a loro, però, il convegno ha visto la partecipazione del giornalista David Parenzo. Dato il clima che si respira in Sapienza, generato ovviamente da un’offensiva generale antifascista, la contestazione che ne è derivata, molto aspra, che ha richiesto l’intervento della digos, affinché il convegno potesse svolgersi, come tutti avranno avuto modo di constatare dai principali media, non poteva che ricorrere alla strumentalizzazione della causa palestinese, ovviamente, vista la presenza di David Parenzo.

Premesso ciò e premesso che ovviamente il tema del convegno non era certamente la questione israelo-palestinese, quindi nemmeno una difesa delle azioni di Israele, che, fra le altre cose, neanche il più delirante filosionista potrebbe appoggiare, se non ha perso completamente il buon senso, (persino Biden, a tratti, è sembrato, se pur solo su un piano formale, prenderne le distanze) non si può relegare il tutto a “sono i soliti collettivi”.

Come molti sapranno, il sottoscritto proviene dagli ambienti di Azione Universitaria e ne fa parte, ma siccome non ha mai mancato, come avrà avuto modo di constatare chi segue le attività di kulturaeuropa, di esprimere le proprie posizioni, le proprie idee e la propria visione del mondo, non può certo esimersi dal dire chiaramente che è un errore difendere Parenzo, come in molti stanno facendo, dimenticandosi che è stato uno dei giornalisti che più ha espresso le posizioni peggiori nei confronti del nostro mondo, ricorrendo, soprattutto negli anni passati alla tecnica del gettar fango, e che personalmente non può essere gradita la scelta di condividere un palco con lui, in un momento come questo, fornendo un enorme assist alla propaganda dei nostri nemici e non dando peso al fatto che Parenzo, senza batter ciglio, difende le peggiori nefandezze di Israele.

Per quanto mi riguarda la Palestina non è in vendita, la difesa di un popolo che sta combattendo a mani nude contro individui che neanche si fanno remora a bombardare civili in attesa di ricevere viveri è sacra e il sostegno a tale difesa è un dogma intoccabile.

Pertanto, svolgendo con orgoglio da vari anni la militanza politica e contribuendo al progetto di kulturaeuropa di cui sono fiero di far parte, l’invito da rivolgere a tutti i militanti del mondo giovanile, in ispecie quelli universitari evidentemente, è quello di non farsi minimamente trascinare nel vortice della retorica antagonista, anche partendo da buone intenzioni.

Nessuno si faccia tarpare le ali dal nemico, ma sempre sia coltivata una mentalità controcorrente, che non teme barriere, anche perché, se già da giovani si ha timore, si è destinati ad averlo per sempre, a divenir vecchi prima del tempo e a morire spiritualmente.

Ferdinando Viola

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