SPETTRI

Il clima d’odio, le continue e sistematiche mistificazioni del presente e della Storia portate avanti oggi dai nostalgici dell’antifascismo, fra l’altro mantenuti con fondi pubblici da tutti i cittadini; un’informazione triste e di parte; una continua provocazione contro chiunque non si allinei alla squallida e rancida “egemonia culturale e morale” sembrano far rivivere gli anni Settanta dello scorso secolo. I meno giovani ricorderanno la cosiddetta “strategia della tensione” con tutte le tragiche conseguenze che ne derivarono. I vari cortei “spontanei” dell’attuale antifascismo ripetono gli orribili slogan di quel passato senza l’intervento di nessuna istituzione, di nessun partito politico. Anzi, l’attuale coalizione di governo tende a presentarsi come destra antifascista, allineandosi e umiliandosi sistematicamente, per una sorta di bizzarra sindrome di Stoccolma, ai desiderata di quel che resta della sinistra, istituzionale o militante o antagonista. 

Lungi, in ogni caso, da noi vittimismi o piagnistei: non ci appartengono né ci sono mai appartenuti. Siamo ancora, da troppi decenni, in attesa che Giustizia venga fatta per i nostri Caduti. Così come saremmo per una ricostruzione imparziale del passato storico. Ma, visto il meschino spirito del tempo nostro, non ci facciamo illusioni di sorta.

È di recente uscito un pregevole studio su Giorgio Pisanò, a firma di Luca Bonanno, testo presentato ai microfoni di Radio Kulturaeuropa. Ne proponiamo un passo, relativo proprio agli atteggiamenti del mondo dell’informazione ufficiale ai tempi degli “anni di piombo”. Sono riflessioni e considerazioni riferite al 1978, ma, purtroppo, per non pochi aspetti, valide formalmente ancora oggi…

«Il 12 gennaio, nel corso di una seduta della Commissione parlamentare per il controllo e la vigilanza della Rai – Tv [Pisanò] attacca fortemente il comportamento della radiotelevisione di Stato, contestando il fatto che sussistono infiltrazioni comuniste che violano il pluralismo dell’informazione. A sostegno della sua tesi Pisanò ricorda la tragedia di Acca Larentia dove i notiziari radiotelevisivi hanno diffuso la versione della faida interna, distorcendo fatti ed avvenimenti. Mentre nel caso di un’aggressione subita, a Roma, nei primi giorni del dicembre 1977, da un giovane militante comunista venne dato ampio risalto alla pista fascista, nonostante sin dal primo momento si sapesse che l’aggressione […] era opera di un gruppo di teppisti di borgata per questione di donne […] Pisanò denuncia anche alle Camere l’autonomia dei giornalisti radio-televisivi (circa ottocento) che “agiscono ormai fuori da ogni legge, incorrendo ogni giorno, si può dire ogni ora, quali dipendenti di un ente pubblico, in reati che vanno dalla diffamazione alla omissione di atti d’ufficio, dal plagio alla istigazione a delinquere”. Un sistema pubblico, finanziato attraverso il canone di abbonamento e della pubblicità, divenuto lo strumento politico di alcuni gruppi marxisti-leninisti che “lo sfruttano a proprio uso e consumo, imbrogliando e truffando i cittadini stessi con una produzione quasi sempre scadente, spesso offensiva per il turpiloquio imperante, sistematicamente bugiarda, deformata, faziosa, fomentatrice di odio e di violenza per quanto riguarda il settore cosiddetto culturale e quello dell’informazione”.» 1

Giuseppe Scalici

  1. Bonanno L., Giorgio Pisanò. Soldato, giornalista, politico, Massa, Eclettica Edizioni, 2023, pp. 404-406.

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