PREMIERATO, PERCHÉ SOSTENERE TALE RIFORMA E PERCHÉ ALLA SINISTRA FA PAURA

Uno degli impegni principali che il governo, in particolar modo Fratelli d’italia, si è dato per il 2024 è la riforma costituzionale del premierato. Se dovesse andare in porto, alle prossime elezioni politiche il presidente del consiglio verrà scelto direttamente dal voto dei cittadini e non più nominato dal Presidente della Repubblica.

Un’altra importante novità che la riforma dovrebbe comportare riguarda la stabilità dei governi, che saranno retti, in caso di approvazione, con la formula del simul stabunt, simul cadent. Nel momento in cui l’esecutivo dovesse perdere la maggioranza, si tornerebbe alle urne, senza la possibilità di nuove maggioranze.

Visti tali dati, si può affermare che, fermo restando che il sistema democratico parlamentare non è certamente quello in cui noi ci identifichiamo e che comunque un punto di svolta maggiore si sarebbe avuto con il presidenzialismo, ovvero l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, questa riforma è comunque un vero punto di svolta e, nel caso fosse necessario un referendum confermativo, votare a favore è un imperativo categorico, dato che il mondo della sinistra sta facendo di tutto per boicottarla.

È certamente vero che non bisogna determinare la propria azione politica come semplice reazione alle tesi degli avversari, tuttavia il fatto che optare per il premierato sia una scelta obbligata è facilmente comprensibile in base a due constatazioni: la prima è che le future elezioni saranno decisamente difficili da vincere per il PD e tutti i partiti al suo seguito, considerata la loro atavica incapacità di esprimere leader autorevoli e popolari che mettano tutti d’accordo; la seconda è che, se anche la sinistra dovesse vincere le elezioni, non potendo più contare su ribaltoni, alleanze dell’ultimo minuto e sull’aiuto del capo dello stato, dovrebbe assumersi pienamente le responsabilità di ogni singolo provvedimento irragionevole e deleterio.

A ciò si aggiunga, e forse questo è il perno centrale, che una riforma comunque sostanziale della costituzione sancirebbe per la prima volta un principio per nulla scontato: la costituzione nata dalla resistenza non è un dogma intoccabile, se un partito proveniente da un mondo politico che fu escluso e ghetizzato dal potere antifascista a pieno titolo può contribuire alla creazione di una nuova costituzione, che, se pur non ottimale, certamente è migliore di quella scritta dai partigiani.

Tuttavia, esattamente come chi si rispecchia nel centrodestra e tutta l’area identitaria non devono comportarsi con ignavia in caso di referendum, per nessun motivo i parlamentari devono cercare ulteriori compromessi che evitino il referendum, in quanto qualsiasi mediazione che dovesse andare bene a Conte o alla Schlein non sarebbe altro che qualcosa che sanno di poter dominare e trasformare in un vantaggio, come, ad esempio, l’elezione a doppio turno alla francese, tramite cui da sempre Marine Le Pen perde sistematicamente le elezioni, pur arrivando in testa al primo turno.

Se vi sarà il premierato, serve una riforma elettorale maggioritaria a turno unico.

Se veramente si vuole incominciare a scardinare il sistema di potere dell’antifascismo, al netto di un’altra serie di prerogative, non cedere è il primo passo.

Ferdinando Viola

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